Allontanamento casa coniugale prima della separazione

[vc_row][vc_column][vc_column_text] Allontanamento casa coniugale prima della separazione L’abbandono del tetto coniugale con figli o senza può essere causa di addebito della separazione. Infatti, il matrimonio comporta una serie di doveri, quali l’obbligo di fedeltà, di assistenza morale e materiale, di collaborazione e appunto di coabitazione. Tuttavia, esistono cause giustificative dell’allontanamento dall’abitazione familiare, come ad esempio: Un valido motivo di allontanamento dalla casa familiare è dovuto alla presentazione della domanda di separazione. Le ragioni sono ovvie: se i coniugi hanno proposto la domanda di separazione è perché non intendono più vivere insieme, per cui abbandonare la casa coniugale è solo una conseguenza della separazione. Lo stesso vale nel caso non sia stata proposta domanda di separazione ma quella di annullamento del matrimonio. Addirittura una sentenza della Cassazione ha ritenuto giusta causa di allontanamento la presenza di una suocera eccessivamente invadente. Se invece entrambi i coniugi hanno scelto di avere due residenze separate per motivi professionali, questo non può essere causa d’addebito. In definitiva, per rispondere alle domande “Quando posso lasciare l’abitazione coniugale?” o “lasciare il tetto familiare è reato?”, si può concludere che: lasciare l’abitazione familiare prima della separazione è lecito solo se  vi è una consistente crisi coniugale in essere. Non basta ad esempio addurre i litigi col consorte. Abbandono del tetto coniugale. Quando è possibile? L’allontanamento dalla casa coniugale che avvenga prima della separazione è lecito se è in atto una grave crisi. La legge non impone di continuare la convivenza con il coniuge se la situazione matrimoniale è degenerata e non esistono possibilità di recupero. In presenza di valide motivazioni l’allontanamento dalla casa coniugale è legittimo. Vuoi sapere di più su come si svolge il lavoro di investigatore privato milano ? Visita la pagina. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Sclerosi multipla e separazione

[vc_row][vc_column][vc_column_text] Sclerosi multipla e Separazione   La legge dice che ci si può separare quando la convivenza è divenuta “intollerabile”. Non è quindi necessario che vi sia una colpa da parte di uno dei due coniugi. La situazione di incompatibilità può essere dettata anche da semplici divergenze di opinioni e di carattere, dal venir meno dell’amore, dalla lontananza fisica, ecc. Anche se in teoria bisognerebbe motivare le ragioni dell’intollerabilità, nei fatti non è condizione per ottenere la separazione e il successivo divorzio: il giudice si limita a prendere atto di ciò che viene dichiarato davanti a sé, ritenendo già questo una prova sufficiente dell’intollerabilità della convivenza. Per dirsi addio è sufficiente recarsi in tribunale, per il tramite di un avvocato, e chiedere la separazione. Se l’altro coniuge accetta le condizioni del distacco, si procede a una separazione consensuale, altrimenti si instaura una causa (separazione giudiziale). Se però la richiesta di separazione è stata causata da una colpa dell’altro coniuge (comportamento violento e aggressivo, tradimento, abbandono della casa, disinteresse e mancata assistenza in un momento di necessità) c’è l’addebito. L’addebito è una sorta di “sanzione” (anche se, propriamente, non può essere definito tale); in pratica chi viene dichiarato responsabile della rottura del matrimonio (e quindi subisce l’addebito) non può: Abbandonare il coniuge malato comporta l’addebito La Cassazione ha ricordato che tra i doveri del matrimonio vi è quello della reciproca assistenza morale e materiale, il che significa aiutarsi l’un l’altro sia economicamente che fisicamente. In questo rientra ad esempio il dovere dei rapporti sessuali e il supporto nei momenti di difficoltà psicologica (ad esempio per un licenziamento o per la perdita di un genitore). Ma l’assistenza è anche economica (così il coniuge che non lavora deve provvedere alla casa o cercare un’occupazione) e materiale. Nell’assistenza materiale rientra quella del coniuge eventualmente malato. Se ti fratturi una gamba e non puoi guidare l’auto per recarti dal medico, è obbligo di tua moglie accompagnarti laddove possibile; se soffri di depressione e tuo marito ti lascia sempre sola, magari umiliandoti, è certamente responsabile. Chi abbandona il coniuge malato quindi subirebbe di certo l’addebito se quest’ultimo dovesse chiedere la separazione. Nel caso deciso dalla sentenza in commento della Cassazione, è stato ritenuto ingiustificato il comportamento dell’uomo che «si era allontanato dalla casa familiare, aveva una relazione extraconiugale e non aveva prestato alla moglie la necessaria assistenza materiale e morale», nonostante «le accertate condizioni di salute» della donna. Affinché però la separazione possa essere addebitata al coniuge che abbandona l’altro è necessario dimostrare che proprio questo comportamento sia stato la causa della rottura. Se invece dovesse risultare che la coppia era già in crisi per cause diverse allora non si avrebbe più addebito. Eccezionalmente abbandonare il coniuge malato può essere reato; succede quando questi è completamente incapace di provvedere ai propri bisogni primari. Si pensi a un malato di Alzheimer o a chi è disabile al 100% o è in chemioterapia e non può badare a sé stesso. In tal caso scatta il reato di «abbandono di persone incapaci». Questo è quanto ha stabilito la Cassazione. La sentenza ha condannato una moglie per il reato suddetto perché, pur avendo sposato il marito già malato di una patologia genetica degenerativa, si era allontanata da casa per un breve periodo. In linea generale, chi abbandona il coniuge invalido o disabile non solo contravviene all’obbligo di assistenza, ma soprattutto mette in pericolo l’incolumità fisica dell’altro, che in quel momento è un “soggetto bisognoso” considerata l’età, le condizioni fisiche e mentali. Nei momenti di vulnerabilità del consorte si ha un dovere di custodia. In assenza di essa si crea una situazione di pericolo anche solo potenziale; ne deriva che il coniuge è responsabile anche quando l’abbandono sia parziale. Ci si può separare a causa della malattia? Il divieto di abbandonare il coniuge, tanto più se malato, non implica però che non ci si possa separare da lui. Come detto, la separazione scatta anche quando ci si è stancati del matrimonio, il che può derivare da diversi fattori. Poiché è moralmente riprovevole chiedere una separazione a causa dell’altrui malattia, basterà dire al tribunale che la causa di scioglimento è l’intollerabilità della convivenza. Per non subire l’addebito però è necessario non allontanarsi da casa prima che intervenga la sentenza del giudice. Difatti, come abbiamo detto, la responsabilità (penale e/o civile) scatta solo se c’è l’abbandono. In sintesi, se il coniuge si ammala si può chiedere la separazione ma non si può abbandonarlo prima che sia il tribunale ad autorizzare la cessazione della convivenza. Vuoi sapere di più su come si svolge il lavoro di investigatore privato milano ? Visita la pagina. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Separazione per disturbo bipolare

[vc_row][vc_column][vc_column_text] Separazione per disturbo bipolare Sono molte le storie di coppie e si lasciano a causa di alcuni disturbi psichici come il disturbo bipolare. Spesso però la domanda che pongono maggiormente le persone è: ho il diritto di lasciare il mio partner in un momento di difficoltà o a causa di u disturbo di questo tipo? o semplicemente verrà scambiato come abbandono di una persona in difficoltà?[/vc_column_text][vc_column_text] Separazione per disturbo bipolare Coniuge con disturbi psichiatrici: si può chiedere la separazione o si rischia l’addebito? Come spesso accade la risposta non può essere sempre univoca per tutti, perchè prima di ogni cosa ci sono i contesti e le situazioni differenti che caratterizzano quelle che poi sono gli individui e le loro azioni all’interno di una storia. Non si può generalizzare il disturbo bipolare in una serie di atteggiamenti e comportamenti univoci per chiunque, infatti in primo luogo bisognerebbe capire cosa realmente in concreto sta vivendo la persona che ha come partner un soggetto afflitto di bipolarismo. Chiaramente ogni persona ed ogni giudice potrebbe ritenere diverse situazioni più o meno sopportabili ed altre più o meno pericolose al fine di propendere a volte in un modo altre volte in un altro a fronte anche della stessa patologia.[/vc_column_text][vc_column_text] Coniuge con disturbo bipolare: si può chiedere la separazione? La questione è stata più volte affrontata dalla giurisprudenza con alterne vicende, influenzate in gran parte dai fatti concreti. Vediamo quali sono stati i precedenti più interessanti sul caso e quali sono le conseguenze in caso di separazione per disturbo bipolare non solo in merito al cosiddetto «addebito» ma anche per quanto attiene all’affidamento dei figli. Come chiarito da altra giurisprudenza, la condotta di un coniuge infermo di mente, qualora si manifesti in atteggiamenti pesanti e difficili da sopportare, giustifica la reazione dell’altro coniuge che, sebbene non esemplare né lodevole, va considerato con «umana comprensione» e non può giustificare una pronuncia di separazione con addebito. Insomma, chiedere la separazione da un coniuge con un disturbo bipolare non ha alcuna ricaduta di tipo legale. Ricordiamo, ad ogni modo, che l’addebito ha come unica conseguenza la perdita del diritto al mantenimento e dei diritti successori. Questo significa che la moglie che si separa dal marito malato di mente non perde l’assegno mensile, né lo perde l’uomo nell’ipotesi in cui sia lui il coniuge col reddito più basso. [/vc_column_text][vc_column_text] La malattia psichica del genitore può incidere sull’affidamento dei figli? Esattamente come per la separazione il disturbo bipolare non è considerato a priori una malattia tale da escludere la crescita dei propri figli, ma anche in questo caso bisogna andare a vedere concretamente caso per caso. Vuoi sapere di più su come si svolge il lavoro di investigatore privato milano ? Visita la pagina.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Verbale e guida in stato di ebbrezza senza tasso alcolemico

[vc_row][vc_column][vc_column_text] Verbale e guida in stato di ebbrezza senza tasso alcolemico Può la polizia contestarti la guida in stato alcolemico senza un effettivo riscontro da parte dei nuovi sistemi tecnologici? La risposta è si! Come ha sempre fatto la polizia nel momento un cui decide di fermare un possibile sospetto può decidere di basarsi sulle proprie impressioni e sensazioni. Del resto pensandoci questo è quello che è sempre avvenuto prima che la polizia potesse predisporre dei meccanismi tecnologi per poter stabilire un effettivo stato di ebbrezza come l’etilometro o il “palloncino”[/vc_column_text][vc_column_text] Se manca l’etilometro, come può la polizia stabilire se il conducente è ubriaco? La risposta è delle più banali: la polizia può ricorrere alle sensazioni che noi tutti usiamo per stabilire se una persona che ci è difronte è ubriaco oppure no: Scarso senso dell’equilibrio Occhi Rossi Discorso senza un filo logico Alito alcolico Guida spericolata Distorsione degli spazi e delle distanze Difficoltà nel linguaggio [/vc_column_text][vc_column_text] Cosa succede se si riceve un verbale per guida in stato di ebbrezza senza tasso alcolemico ? Come detto la Polizia può notificarti senza nessun dubbio tale verbale. ma il quesito più grande rimane quello rispetto alla gravità della sensazioni in riferimento alle nuove normative? Come fa la Polizia a sapere a quale soglia attribuire una persona che ha superato il limite? Come sappiamo a seconda delle varie fasce si possono ricevere sanzioni molto differenti: dalla semplice multa al ritiro della macchina e l’apertura di un reato penale. quindi? La legge differenzia la sanzione per tasso alcolemico in 3 scaglioni: Se il tasso alcolemico oscilla tra 0,5 e 0,8g/l, si configura solo un illecito amministrativo: il trasgressore è punito con una sanzione pecuniaria che va da 532 a 2.127 euro; a ciò si aggiunge la sospensione della patente di guida da tre a sei mesi. Se il tasso alcolemico supera gli 0,8 g/l scatta il penale. Infatti, se il tasso rilevato si assesta tra 0,8 g/l e 1,5 g/l le sanzioni sono: ammenda da 800 a 3.200 euro (l’ammenda è aumentata da un terzo alla metà quando il reato è commesso dopo le ore ventidue e prima delle sette del mattino); arresto fino a sei mesi; sospensione della patente di guida da sei mesi a un anno.   – Qualora il tasso alcolemico risulti addirittura superiore a 1,5 g/l, scatta: ammenda da 1.500 a 6.000 euro (anche in questo caso, aumentata da un terzo alla metà se il reato è commesso tra le ventidue e le sette del mattino); arresto da sei mesi a un anno; sospensione della patente di guida da uno a due anni (il periodo di sospensione va da due a quattro anni se il veicolo appartiene a persona estranea al reato). [/vc_column_text][vc_column_text] Dunque come opera la Polizia in questi casi? Un principio del nostro diritto impone che, in assenza di prova certa, non si può contestare un reato a nessuno. Così, per prudenza, alcuni giudici ritengono che, in presenza di elementi sintomatici che evidenzino lo stato di alterazione alcolica, gli agenti possono contestare solo la prima delle tre violazioni: quella cioè con un volume di alcol non superiore a 08 g/l. Siamo, quindi, nell’ambito della semplice sanzione amministrativa e non nel penale. Invece, nella sentenza in commento, la Cassazione ritiene che, se ben motivata, la contestazione può anche arrivare a contestare la soglia del reato, non importa se ciò avviene sulla base solo dei sintomi evidenziati dal conducente. «Nell’ambito dell’accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza» si legge nella pronuncia in commento, la polizia e quindi anche il «giudice, può ritenere sussistente lo stato di ebbrezza in assenza di accertamento tecnico sulla base di altri elementi sintomatici, previa congrua ed adeguata motivazione in tal senso». «Non vi è motivo di ritenere che il nuovo sistema sanzionatorio precluda in modo assoluto oggi al giudice di poter dimostrare l’esistenza dello stato di ebbrezza sulla base di circostanze diverse dall’esito degli accertamenti strumentali». L’esame strumentale non costituisce, infatti, una prova legale; per cui il giudice può accertare le varie ipotesi di reato della guida in stato di ebbrezza sulla base di altri elementi sintomatici, ovviamente fornendo adeguata motivazione. Tale situazione era pacificamente riscontrabile nel caso di specie dove il personale medico dell’ospedale ha segnalato l’alterazione del senso di orientamento del ricorrente inducendo a ritenere che il grado di ebbrezza alcolica dell’uomo fosse superiore a quello consentito. Vuoi sapere di più su come si svolge il lavoro di investigatore privato milano ? Visita la pagina. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Posso installare una telecamera sul balcone?

[vc_row][vc_column][vc_column_text] Posso installare una telecamera sul balcone? [/vc_column_text][vc_column_text] Secondo la Cassazione non commette reato il proprietario di casa che installa sul balcone una telecamera puntata sulla strada, che dunque riprende e registra i vicini mentre rincasano, parcheggiano o compiono altre attività. E ciò perché bisogna bilanciare le libertà individuali con le esigenze di sicurezza sociale: la videosorveglianza sull’area aperta al pubblico, allora, può essere ritenuta legittima quando serve al titolare dell’immobile a tutelare un bene fondamentale come la salute, la vita propria o della sua famiglia, la proprietà privata. In tali casi il trattamento dei dati personali può essere effettuato senza il consenso dell’interessato se è strettamente necessario alla realizzazione di un interesse costituzionale del responsabile del trattamento. La Corte ha affermato che «l’installazione di sistemi di videosorveglianza con riprese del pubblico transito non costituisce in sé un’attività illecita, né lo sono le concrete modalità di attuazione di tale condotta neanche se ciò può comportare un cambiamento delle abitudini da parte di alcuni vicini di casa» (magari costretti a fare “il giro largo” o percorsi alternativi per non finire nel mirino nell’impianto). Si tratta infatti di condizionamenti minimi se rapportati all’interesse del titolare dell’impianto, quello alla sicurezza personale e della sua abitazione. [/vc_column_text][vc_column_text]Quando il soggetto incaricato della notifica di un atto giudiziario o di una cartella di pagamento non ti trova in casa, l’atto viene notificato ugualmente mediante il deposito di una copia in Comune, adempimento di cui tu devi essere prontamente avvisato. Vediamo qual è la procedura. Vuoi sapere di più su come si svolge il lavoro di investigatore privato milano ? Visita la pagina.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Cos’è un esposto della Polizia? Qual’e la differenza con una denuncia?

[vc_row][vc_column][vc_column_text] COS’È UN ESPOSTO? [/vc_column_text][vc_column_text] L’esposto è una segnalazione da presentare alle autorità ogni volta che si ha il sospetto che sia stato commesso un reato. Serve ad allertare le forze dell’ordine su una controversia sorta tra due o più soggetti e che, se non fermata in tempo, può trasformarsi in reato. Con l’esposto le autorità sono chiamate a esercitare una duplice azione: accertare la natura dei fatti segnalati e tentare una mediazione tra le parti. L’esposto, inoltre, si differenzia dalla denuncia e dalla querela perché deve essere fatto per iscritto. Con questo strumento quindi il cittadino può segnalare alla Polizia Giudiziaria la violazione di un diritto, o un caso in cui sia necessario, richiederne l’intervento. [/vc_column_text][vc_column_text]Quando il soggetto incaricato della notifica di un atto giudiziario o di una cartella di pagamento non ti trova in casa, l’atto viene notificato ugualmente mediante il deposito di una copia in Comune, adempimento di cui tu devi essere prontamente avvisato. Vediamo qual è la procedura.[/vc_column_text][vc_column_text] Qual’è la differenza tra un esposto e una denuncia? La peculiarità dell’esposto è che esso riguarda un dissidio tra due o più parti, contrasto che, a causa della sua particolare natura, potrebbe costituire un fatto penalmente perseguibile. La segnalazione serve a far intervenire le autorità per un duplice scopo: accertare la natura della vicenda segnalata con l’esposto; tentare la composizione bonaria della lite, nel caso in cui il fatto non costituisca reato oppure, se è un illecito penale, sia perseguibile solamente a querela di parte. A differenza della denuncia e della querela (di cui ti parlerò nei prossimi paragrafi), l’esposto non è previsto espressamente dalla legge; in altre parole, non c’è alcuna disposizione normativa che indichi cos’è e come va fatto un esposto ai carabinieri. Tuttavia, la prassi ha consolidato il modello di esposto che ti ho appena descritto e che approfondirò a breve.[/vc_column_text][vc_column_text] Cosa succede dopo aver presentato un esposto? Veniamo al punto cruciale: cosa succede dopo un esposto? Se fai un esposto, le autorità dovranno intervenire con i loro ufficiali per accertare la natura giuridica della vicenda segnalata: se dai fatti emerge la commissione di un reato, allora l’ufficiale, se il crimine è perseguibile d’ufficio, deve prontamente farne denuncia all’autorità giudiziaria; invece, se trattasi di delitti perseguibili a querela può, a richiesta, tentare di comporre la lite in modo bonario, senza che sia pregiudicato il diritto delle parti di sporgere successiva querela. In ogni caso, viene redatto verbale delle operazioni eseguite. Al contrario, se la lite viene risolta, oppure se la vicenda non presenta connotati delittuosi, allora l’ufficiale si limita a redigere verbale narrando i fatti accaduti; tale documento può essere prodotto in giudizio con valore di scrittura privata riconosciuta. In pratica, l’esposto serve a far intervenire le forze dell’ordine in qualità di mediatori, sempreché non vengano immediatamente ravvisate ipotesi di reato: in questa evenienza, come detto, l’ufficiale intervenuto deve darne immediata notizia all’autorità giudiziaria, a meno che non si tratti di reato procedibile a querela. In quest’ultima ipotesi, spetta alla persona offesa la scelta di sporgere querela.[/vc_column_text][vc_column_text] Conseguenze dell’esposto alle forze dell’ordine Una volta inoltrato un esposto alle forze dell’ordine, questa interverrà per verificare se la tua segnalazione riguardava un’ipotesi di reato oppure no. Nel primo caso, la guardia di finanza sarà obbligata a denunciare il fatto all’autorità giudiziaria e a procedere nei confronti dei responsabili. In caso contrario, si prenderà atto, verbalizzando, della regolarità della situazione: in altre parole, ci si limiterà ad un controllo. Vuoi sapere di più su come si svolge il lavoro di investigatore privato milano ? Visita la pagina.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Conviene divorziare o restare separati ?

[vc_row][vc_column][vc_column_text] Conviene divorziare o restare separati ? [/vc_column_text][vc_column_text]Ottenere una risposta univoca alla domanda se è meglio divorziare o restare separati è molto difficile, dipende dalle diverse situazioni di coppia, dal legame e dal rapporto che rimane instaurato col proprio ex partner e ai beni che si sono costruiti insieme nel tempo. Da un punto di vista legale chiaramente tutto dipende da che posizione si assume nella vicenda. Per fare un pò di chiarezza ecco i principali temi da prendere in considerazione per fare un’analisi corretta:[/vc_column_text][vc_column_text]Quando il soggetto incaricato della notifica di un atto giudiziario o di una cartella di pagamento non ti trova in casa, l’atto viene notificato ugualmente mediante il deposito di una copia in Comune, adempimento di cui tu devi essere prontamente avvisato. Vediamo qual è la procedura.[/vc_column_text][vc_column_text] E obbligatorio divorziare dopo una separazione?  Risposta secca senza giri di parole:NO! due persone possono rimanere separate anche per tutta la vita.[/vc_column_text][vc_column_text] E se uno dei due partner non vuole concedere il divorzio? Partiamo dal principio, stai pensando di separarti? in termini legali anche la separazione deve essere consensuale, in caso contrario può avvenire davanti ad un giudice per vie legale. La separazione giudiziaria si può ottenere attraverso un percorso più difficile ed articolato, ma come per il divorzio può avvenire anche senza il consenso del partner.[/vc_column_text][vc_column_text] Ma cosa è più conveniente in termini economici tra divorziare o restare separati ? I principali aspetti da prendere in considerazione devono essere: Mantenimento: conviene la separazione o il divorzio? Esiste una differenza tra l’assegno di mantenimento e l’assegno di separazione e  tra i due, se stai versando l’assegno di mantenimento è molto probabile che ti convenga divorziare al più presto; infatti, se la tua ex moglie è già di per sé autonoma, col divorzio potresti evitare di versarle qualsiasi somma. Resta il fatto che, se avete figli, per questi invece le cose restano come prima e sarai comunque costretto a pagare il mantenimento (in base al tenore di vita da questi goduto quando ancora vivevano con entrambi i genitori) fino alla loro totale indipendenza economica. Diritti ereditari: conviene di più la separazione o il divorzio? Se uno dei due coniugi dovesse morire quando ancora la coppia è separata – e quindi prima che intervenga il divorzio – l’altro coniuge (quello cioè superstite) è suo erede naturale, proprio come sarebbe avvenuto se i due non si fossero mai lasciati. Chiaramente, chi è interessato all’eredità dell’altro farà bene a non divorziare e a restare separato. Pensione di reversibilità: conviene la separazione o il divorzio? Sostanzialmente cambia poco, ma anche in questo caso meglio rimanere separati. perchèsi può rivendicare la pensione in entrambi i casi, infatti è proprio di recente la Cassazione ha detto che la pensione di reversibilità spetta anche al coniuge separato con addebito, ma questo avviene solo per una quota. Vuoi sapere di più su come si svolge il lavoro di investigatore privato milano ? Visita la pagina. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Pignoramento mobiliare: Se l’ufficiale giudiziario trova nessuno in casa

[vc_row][vc_column][vc_column_text] Pignoramento mobiliare: Se l’ufficiale giudiziario trova nessuno in casa [/vc_column_text][vc_column_text]Leggi Se l’ufficiale giudiziario non trova nessuno a casa. La seconda ragione per cui l’ufficiale giudiziario potrebbe presentarsi alla tua porta è la necessità di eseguire un pignoramento mobiliare perché gli è stato chiesto dal creditore.[/vc_column_text][vc_column_text]Quando il soggetto incaricato della notifica di un atto giudiziario o di una cartella di pagamento non ti trova in casa, l’atto viene notificato ugualmente mediante il deposito di una copia in Comune, adempimento di cui tu devi essere prontamente avvisato. Vediamo qual è la procedura.[/vc_column_text][vc_column_text] Irreperibilità relativa Si ha irreperibilità relativa se il destinatario non viene trovato nei luoghi sopra indicati e l’atto non può essere consegnato alle persone di famiglia, conviventi, portiere o vicini di casa. Per perfezionare la notifica di un atto ad un soggetto relativamente irreperibile occorre: Depositare copia dell’atto nella casa del Comune dove la notifica deve eseguirsi; Affiggere l’avviso di deposito, in busta chiusa alla porta dell’abitazione o dell’ufficio o dell’azienda del destinatario; Comunicare, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevuta, l’avvenuto deposito nella casa comunale dell’atto fiscale; Ricevere la lettera raccomandata informativa Irreperibilità assoluta Si ha irreperibilità assoluta del destinatario quando non sono conosciuti la residenza, la dimora e il domicilio del soggetto. In tal caso, al fine di perfezionare la notifica occorre: Depositare copia dell’atto nella casa Comunale dove la notificazione deve eseguirsi; Affiggere l’avviso di deposito in busta chiusa, nell’albo dell’ultimo dei Comuni di residenza o nel Comune di nascita. La notificazione si ha per eseguita trascorsi 20 giorni da quello successo a quello in cui sono compiute le prescritte formalità. Vuoi sapere di più su come si svolge il lavoro di investigatore privato milano ? Visita la pagina.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Assenteismo dipendenti: quando i servizi di un’Agenzia investigativa si rivelano indispensabili

[vc_row][vc_column][vc_column_text] Assenteismo dipendenti: quando i servizi di un’Agenzia investigativa si rivelano indispensabili Oggigiorno si sente parlare spesso di assenteismo dipendenti, ovvero quella particolare situazione che induce il lavoratore, per un periodo di tempo più o meno lungo, ad assentarsi dal proprio posto di lavoro, senza una vera giustificazione. In Italia, purtroppo, questo scenario accade più spesso di quanto si possa credere. Di fronte ad un fenomeno di questo tipo, il dipendente si trova di fronte ad una violazione di doveri di fedeltà, buona fede e correttezza verso il proprio rapporto di lavoro subordinato, e se non è motivata, può portare al licenziamento per giusta causa. Il datore di lavoro però, senza avere delle prove concrete si trova impossibilitato a licenziare il dipendente assenteista e quindi ha difficoltà a far valere i propri diritti. Inoltre, l’invio di visite fiscali al domicilio del dipendente assente non rappresenta alcuna garanzia per il suo licenziamento poiché, qualora non si facesse trovare in casa, gli verrebbero decurtati soltanto dei giorni dalla busta paga. In casi come questi, si rivela utile oltre che fondamentale ricorrere a servizi investigativi di un’Agenzia come IDFOX, volti ad indagare i veri motivi che portano i dipendenti a non essere presenti sul proprio posto di lavoro. Gli investigatori privati avranno il compito di sorvegliare i dipendenti assenti, scoprendo di conseguenza quali siano i motivi. Effettuando un monitoraggio continuo nei confronti di quei soggetti, i detective documenteranno tutte le circostanze che saranno incompatibili con lo stato di malattia o qualsiasi altra assenza.  Alla conclusione dell’investigazione privata per assenteismo verranno rilasciate all’azienda richiedente, tutte le prove raccolte (foto e/o filmati) insieme ad una dettagliata relazione tecnica investigativa con valenza probatoria in sede di giudizio. Grazie alle prove ottenute, sarà possibile documentare in maniera inequivocabile qualsiasi lavoratore assenteista che abusa di continuo di permessi lavorativi per curare,ad esempio, interessi di natura personale, o per svolgere un secondo lavoro a nero, oppure addirittura per lavorare per la controparte. Soltanto impugnando delle prove certe sarà dunque possibile smascherare i dipendenti assenteisti e giungere al licenziamento per giusta causa. Vuoi sapere di più su come si svolge il lavoro di investigatore privato milano ? Visita la pagina. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Violenza Sessuale: Come capire se una ragazza è stata violentata

[vc_row][vc_column][vc_column_text] Violenza Sessuale: Come capire se una ragazza è stata violentata Le donne che subiscono abusi sessuali, spesso tendono a chiudersi in se stesse non denunciando o raccontando l’accaduto a nessuna persona, ne la polizia ne ai propri affetti più cari. Questo avviene perchè spesso le persone che subiscono questi abusi si sentono anch’esse in qualche modo colpevoli, o semplicemente perchè si vergognano troppo. Le persone, anche le più forti davanti ad un accadimento tanto brutale possono innescare un meccanismo automatico di auto difesa che le porta a non voler più affrontare l’argomento, in modo tale da poterlo dimenticare per sempre, quasi non fosse mai avvenuto. Proprio per questo se si ha il sospetto che un proprio affetto abbia subito un’ esperienza traumatica di questo tipo, si ha il dovete di aiutarla ad affrontare le proprie paure incentivandola a raccontare e denunciare l’accaduto. Ecco alcuni elementi che possono far capire se una ragazza è stata violentata “Strani” segni di lesioni o lividi sulla pelle o in zone del corpo non abitualmente soggette a “urti”. Tra cui ustioni, contusioni, ferite aperte e fratture inspiegabili. Difficoltà nel muoversi: a camminare o sedersi. Ripercussioni Psicologiche: sintomi di spossatezza, tristezza o depressione, isolamento e panico. Gravidanze inspiegabili, malattie a trasmissione sessuale o dolori di stomaco e addominali. Giustificazioni insensate. Cos’e realmente una violenza sessuale? “Nonostante le definizioni legali e cliniche siano variabili, la violenza carnale è tipicamente definita come la penetrazione orale, anale o vaginale che implica minacce o costrizione nei confronti di una persona che è riluttante (ossia, non consenziente) o incapace (a causa di disabilità o intossicazione cognitiva o fisica). Tale penetrazione, voluta o no, è considerata stupro se le vittime sono più giovani dell’età del consenso (maggiore età). Tipicamente, la violenza sessuale è espressione di aggressività, di collera o di bisogno di potere; psicologicamente, è più violenta che sessuale. Traumi non di origine genitale si verificano in circa il 50% delle violenze sulle donne. La violenza sessuale è lo stupro o qualsiasi altro contatto sessuale che deriva dalla coercizione, compresa la seduzione di un bambino con offerte di affetto o di doni; comprende anche l’essere toccato, afferrato, baciato, oppure il subire la vista dei genitali. La violenza sessuale e lo stupro, compresi gli abusi sui bambini, non sono rari; la prevalenza è stimata in entrambi i casi tra il 2 e il 30% ma tende a essere circa il 15-20%. Tuttavia, la prevalenza effettiva può essere maggiore perché lo stupro e la violenza sessuale tendono a essere sottovalutati. Le donne vengono violentate e aggredite sessualmente più frequentemente degli uomini. La violenza sugli uomini è spesso praticata da un altro uomo, di frequente in prigione. Gli uomini vittime di violenza in genere subiscono danni fisici maggiori rispetto alle donne, sono meno disposti a denunciare il crimine, e spesso sono coinvolti più aggressori. Cosa fare per scoprire se una ragazza è stata violentata ? L’argomento è molto delicato, proprio per questo motivo prima di creare falsi allarmismi o procedere in modo inadeguato verso una situazione che potrebbe rivelarsi quanto meno pericolosa e meglio contattare personale altamente qualificato. Vuoi sapere di più su come si svolge il lavoro di investigatore privato milano ? Visita la pagina. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]