Truffa on line-Cyber Criminale. Indagini Agenzia Idfox Milano dal 1991.

Conti correnti a rischio: truffe online e furti d’identità svuotano le tasche degli italiani Ogni giorno 37 milioni di italiani navigano sul web, in media per due ore e mezza. Su Internet lavoriamo, acquistiamo prodotti, organizziamo le vacanze. Tra siti e social condividiamo dati personali che possono diventare merce preziosa per le organizzazioni criminali specializzate in reati informatici. Alla base delle truffe online c’è quasi sempre un furto d’identità digitale, cioè dati anagrafici e sanitari, utenze telefoniche, account bancari. I cybercriminali dragano la rete proprio alla ricerca di queste informazioni. I dati più richiesti Cosa serve per rubare un’identità e sostituirsi ad un’altra persona? 1) Tutti i dati che permettono al criminale di prendere il posto della vittima (nome, cognome, numero di telefono, numero carta d’identità digitale, patente etc.); 2) credenziali d’accesso (nome utente e password di email, social network, carta d’identità elettronica, Spid); 3) codici bancari (le coordinate che consentono l’accesso a conti correnti o a carte di credito).   Le tecniche di smishing e vishing Le statistiche della Polizia Postale sul 2022 mostrano come la maggioranza dei furti d’identità nell’ambito delle frodi informatiche avvenga attraverso le tecniche dello smishing (l’uso di sms nel 64% dei casi) e del vishing (con una telefonata, nel 19% dei casi): il criminale finge di essere un operatore di aziende fornitrici di beni e servizi o un membro delle forze dell’ordine, e con l’inganno estorce informazioni personali all’interlocutore. Spesso sul display del telefono può comparire il numero reale dell’istituzione alla quale i criminali fingono di sostituirsi. Un classico è l’sms che arriva dalla banca: all’utente è chiesto di accedere al proprio conto online tramite un link, molto simile al dominio dell’istituto di credito, e che rimanda a un sito graficamente quasi identico. Per rendere più plausibile la richiesta, la vittima è contattata da un finto operatore bancario. Una volta inseriti i codici, per i truffatori è facile prelevare somme dal conto corrente. La truffa via e-mail e WhatsApp Il 12% dei furti d’identità avviene invece via phishing, cioè attraverso l’uso di un’e-mail fraudolenta. Se in passato questa tecnica era facile da individuare (di solito i testi erano pieni di strafalcioni grammaticali e il sito clone a cui si era rimandati aveva molti difetti) oggi è complicato perché i raggiri sono diventati più sofisticati.   Per esempio ai clienti di Trenitalia a inizio novembre è inviata una email in cui si chiede di rispondere a un sondaggio con la possibilità di ottenere biglietti a prezzi stracciati. Chi accetta di partecipare clicca sul link segnalato ed è reindirizzato su un sito falso che ha un dominio (tren-italia].]com) e una grafica molto simili all’originale. L’azienda di cybersicurezza d3Lab ha per prima denunciato la campagna di phishing, svelando la truffa: agli utenti sono chiesti i dati anagrafici e le coordinate della carta di credito che poi sono utilizzati in modo illecito. Le frodi possono avvenire anche via WhatsApp: il Responsabile Amministrativo di una nota società italiana ha recentemente denunciato alla Polizia Postale di essere stato raggirato da un soggetto che si era presentato come il suo Amministratore Delegato. Il falso Ceo lo ha avvertito che a breve sarebbe stato chiamato da un avvocato, incaricato di una trattativa di acquisto riservata. Il presunto legale lo ha poi esortato ad emettere un bonifico con un’alta somma di denaro e gli ha inviato documenti riservati da compilare e restituire con i documenti di identità allegati. I furti d’identità tramite malware Un nuovo trend, altrettanto pericoloso, è quello dei furti d’identità tramite malware, una volta chiamati virus, che si installano sul pc dopo che, per esempio, la vittima ha scaricato inconsapevolmente un software infetto sul proprio dispositivo. Tra i più sofisticati e diffusi troviamo gli Infostealer, letteralmente «ruba informazioni»: «La loro particolarità è che riescono ad aggirare i più comuni antivirus e restano silenziosamente attivi nel computer colpito – spiega Pierguido Iezzi, CEO di Swascan, società di sicurezza informatica –. Ogni volta che inseriamo informazioni personali e sensibili sul nostro computer, l’Infostealer è in grado di registrarli e girarli ai criminali online. Il caso più classico è quello delle combinazioni e-mail e password necessarie per accedere all’online banking. Da lì il cybercriminale può sfruttarli in svariati modi. Può telefonare alla vittima spacciandosi per un operatore della banca e dichiarare che c’è stato un movimento sospetto sul suo conto online. Poi il criminale si fa consegnare i codici univoci di accesso al conto corrente, sottraendolo completamente al controllo della vittima». Sostituzione di persona o vendita dei dati sul dark web A volte il criminale ruba l’identità digitale semplicemente per sostituirsi alla vittima o per vendere le informazioni personali sul dark web. Spesso i truffatori combinano dati autentici e fittizi creando falsi profili da utilizzare sui social network. Durante il periodo del Covid questa strategia è stata usata per diffondere fake news sulla pandemia o per creare falsi account di medici e screditare l’uso dei vaccini. Nel 2022 i casi di sostituzione di persona trattati dalla Polizia Postale sono stati 4.159, mentre nei primi 9 mesi del 2023 ne sono stati identificati 2.429. E questa è solo la punta dell’iceberg perché spesso le vittime non sanno di essere state derubate delle proprie generalità, oppure non sporgono denuncia. Quanto rubano e cosa comprano Secondo le statistiche dell’Osservatorio sulle Frodi Creditizie e i furti d’identità nel primo semestre del 2023 i casi di utilizzo illecito di dati personali e finanziari altrui per rubare denaro e acquistare beni sono stati 17.100 (+10,8% rispetto al 2022) con un danno stimato di oltre 83 milioni (+14,2%). I singoli importi sottratti vanno dai 1.500 euro fino a superare i 10 mila. E cosa acquistano? Elettrodomestici (34,6%), auto e moto (16,5%), abbigliamento (9,4%) e dispositivi elettronici (8%).   Le vittime più colpite L’identikit della vittima privilegiata dai cybercriminali ha meno di 30 anni (23,8%) e vive in Lombardia (14,6%), Campania (11,3%), Sicilia (11,2%). Oltre il 50% delle truffe è scoperto almeno 6 mesi dopo essere stato portato a termine, mentre un caso su 5 è svelato addirittura dopo 5

Visita fiscale: fasce orarie reperibilità 2024- Investigazioni aziendali Agenzia investigativa IDFOX Milano

Visita fiscale: fasce orarie reperibilità 2024 In quali orari può passare il medico dell’Inps per accertare lo stato di malattia del lavoratore: dipendenti pubblici e privati. Sei assente dal lavoro per malattia? Sicuramente, sai già che, durante l’assenza, hai l’obbligo di restare in casa, entro determinate fasce orarie, a disposizione del medico dell’Inps per l’effettuazione della visita fiscale. La visita fiscale, nello specifico, è un accertamento sanitario, effettuato dal personale medico per conto dell’Inps, volto a verificare lo stato di malattia e l’incapacità temporanea all’attività lavorativa del dipendente assente dal lavoro. La legge fissa delle fasce orarie di reperibilità che, dal 2024, sono uguali sia per i dipendenti pubblici che privati.     L’accertamento del medico dell’Inps deve essere svolto entro il periodo di inabilità documentata, o di prognosi, in altre parole entro la data di presunta guarigione. Con la cosiddetta riforma della visita fiscale [1], negli ultimi anni sono numerose le regole che sono state modificate riguardo agli accertamenti sanitari dell’Inps: tra le varie novità, con l’istituzione presso l’Inps del Polo unico delle visite fiscali, è stata prevista la possibilità di inviare più volte il medico fiscale per un controllo, durante l’arco della stessa malattia. La recente riforma prevede, inoltre, l’unificazione delle fasce orarie di reperibilità per la visita fiscale, relativamente al settore pubblico e privato. Vediamo allora quali sono, in materia di visita fiscale, fasce orarie reperibilità dal 2024 in poi per dipendenti pubblici e privati: in quali casi gli orari della visita fiscale possono non essere rispettati, quando e quante volte può passare il medico dell’Inps. Indice * Fasce di reperibilità visita fiscale dipendenti * Polo unico visite fiscali: per quali lavoratori? * Esonero visita fiscale * Giustificazione assenza visita fiscale * Sanzioni assenza visita fiscale Fasce di reperibilità visita fiscale dipendenti Quali sono le fasce di reperibilità per i dipendenti delle aziende del settore privato assenti per malattia dal 2024 in poi? Le fasce orarie, attualmente, per i lavoratori vanno dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19. Questi orari valgono sia per i dipendenti privati che pubblici. In precedenza i dipendenti pubblici assenti per malattia avevano altre fasce di reperibilità (dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18). Oggi questi sono stati modificati e assimilati a quelli del lavoratore privato. In sostanza, il dipendente deve restare a disposizione del medico dell’Inps per 2 ore la mattina e per altre 2 ore nel pomeriggio. Il medico dell’Inps può passare sempre, 7 giorni su 7, comprese le domeniche, le giornate festive e quelle libere. Può essere inviato sin dal primo giorno, sia dal datore di lavoro che dall’Inps, nel caso la visita non sia richiesta dall’azienda, in quanto l’Istituto è libero di effettuare dei controlli a campione. il medico dell’Inps può passare più di una volta nell’arco di una stessa malattia, e addirittura più volte nell’arco della stessa giornata, nel caso in cui l’assenza sia considerata sospetta perché a ridosso di festivi o giorni liberi. Polo unico visite fiscali: per quali lavoratori? Vediamo, più nel dettaglio, chi sono i dipendenti  ai quali si applica la disciplina del Polo unico per le visite fiscali [2]; si tratta: * dei dipendenti da tutte le amministrazioni dello Stato, compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l’Aran e le Agenzie; * del personale della carriera prefettizia e della carriera diplomatica, dei magistrati di tutte le magistrature, ordinarie e speciali, degli avvocati e procuratori dello Stato, dei docenti e dei ricercatori universitari, del personale della carriera dirigenziale penitenziaria, del personale dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato; * dei dipendenti delle Autorità indipendenti, comprese la Consob e la Banca d’Italia, nonché del personale delle Università non statali legalmente riconosciute; * del personale delle Forze armate (Esercito, Marina militare, Aeronautica militare), dei Corpi armati dello Stato (Guardia di Finanza e Carabinieri, Polizia dello Stato, Polizia Penitenziaria) e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco [3], inizialmente esclusi. Restano, invece, esclusi dall’applicazione della normativa sul Polo unico visite fiscali: * i dipendenti degli organi costituzionali, degli enti pubblici economici, degli enti morali, delle aziende speciali; * i dipendenti della Provincia autonoma di Trento e i relativi altri enti ad ordinamento provinciale, in quanto oggetto di specifiche norme locali. Esonero visita fiscale Restano esonerati dall’obbligo di reperibilità per la visita fiscale, le seguenti categorie di lavoratori: * dipendenti con patologie gravi che richiedono terapie salvavita; * lavoratori con patologie per le quali sia stata riconosciuta la causa di servizio (questo riconoscimento può aver luogo solo per alcune categorie di dipendenti pubblici); * lavoratori con malattie collegate alla situazione di invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67%. Giustificazione assenza visita fiscale Vi sono delle ipotesi in cui l’assenza alla visita fiscale può essere giustificata, anche se non si rientra tra i lavoratori esonerati. Ciò può avvenire, ad esempio, se la presenza del dipendente è richiesta urgentemente e indifferibilmente altrove. Per approfondire e sapere come giustificarsi, quali comunicazioni inviare al datore di lavoro e che cosa comunicare eventualmente all’Inps, puoi consultare la Guida alla giustificazione assenza visita fiscale e Contestazione assenza visita fiscale. Sanzioni assenza visita fiscale Veniamo ora alla nota dolente: quali sono le conseguenze dell’assenza alla visita fiscale. Se il medico dell’Inps si reca presso il tuo domicilio (da te indicato nel certificato di malattia) senza trovarti, rilascia un’apposita convocazione con l’invito a presentarti presso il gabinetto diagnostica dell’Inps nella giornata successiva non festiva. Se hai difficoltà a raggiungere la sede Inps, puoi presentarti presso il presidio sanitario pubblico indicato nella stessa convocazione. Se non ti presenti neppure alla seconda visita, l’Inps ne dà comunicazione al tuo datore di lavoro: ricorda che hai

Infedelta’ e tradimento consente la revoca della donazione? Agenzia Indfox Milano

Un tradimento consente la revoca della donazione? Infedeltà e restituzione della casa donata per ingratitudine: i chiarimenti della Cassazione. Immagina che una coppia sposata viva felicemente fino a quando, purtroppo, uno dei due, in questo caso la moglie, inizia a vedere qualcun altro, tradendo il marito. Ora, immagina anche che il marito, in tempi più felici, abbia deciso di fare un bel regalo alla moglie, magari la casa dove vivono. Poi, scoperto il tradimento, il marito si chiede: «Posso riprendere la casa che ho regalato a mia moglie ora che ho scoperto la sua infedeltà? Un tradimento consente la revoca della donazione?».     Cerchiamo di vedere e analizzare cosa prevede la legge in caso di adulterio e quali sono le conseguenze sui regali fatti durante il matrimonio. Indice * Quando si può revocare una donazione? * La vicenda * I precedenti della Cassazione o Cassazione civile sez. II, 24/06/2008, n.17188 o Cassazione civile sez. II, 31/10/2016, n.22013 Quando si può revocare una donazione? In Italia, la legge prevede che in certi casi, se chi riceve un regalo si comporta molto male (ossia si macchia di “ingratitudine”) verso chi lo ha fatto, il dono può essere ripreso indietro. L’ingratitudine è una delle cause di revoca della donazione. Ma non è così semplice. La Corte di cassazione ha detto che non basta essere infedeli per essere considerati “ingrati” e quindi cancellare gli effetti della donazione. Deve esserci qualcosa di più, qualcosa di veramente offensivo, che la legge chiama “infedeltà ingiuriosa“, cioè un tradimento che non solo ferisce, ma che è anche fatto con disprezzo, quasi a voler umiliare l’altra persona.     Inoltre tale infedeltà deve essere manifesta, ossia consumata dinanzi agli occhi di altri soggetti – amici, parenti, ecc. – in modo che sia lesa la reputazione e l’onore del coniuge tradito. La vicenda Nel caso specifico che ci riguarda, il marito tradito ha cercato di riprendersi la casa regalata alla moglie sostenendo che il tradimento di lei fosse sufficiente per dimostrare l’ingratitudine. Tuttavia, la Corte di cassazione non è stata d’accordo. I giudici hanno spiegato che, per poter riprendere il regalo, il comportamento della moglie avrebbe dovuto essere molto più grave, qualcosa che mostrasse una vera e propria mancanza di rispetto per il marito, non solo il fatto di averlo tradito. Hanno detto che le azioni della moglie, seppur sbagliate, non erano così offensive da giustificare la revoca del regalo della casa. In pratica, ciò significa che anche se tutti sapevano del tradimento, anche al lavoro, e anche se questo ha sicuramente ferito il marito, non è stato considerato abbastanza “grave” per dire che la moglie aveva agito con totale disprezzo verso di lui. Quindi, secondo i giudici, la casa regalata alla moglie rimane di sua proprietà. I precedenti della Cassazione Ci sono due precedenti della Cassazione che confermano questa interpretazione. Cassazione civile sez. II, 24/06/2008, n.17188 Per annullare un regalo fatto in passato a causa di un comportamento ingrato, secondo l’articolo 801 del codice civile, è necessario che ci sia stata un’offesa grave all’onore o alla dignità di chi ha fatto il regalo. Questo tipo di offesa non si basa solo su azioni isolate che possono essere criticate, ma su un atteggiamento costante di mancanza di rispetto e disprezzo verso la persona che ha fatto il regalo, che va contro la gratitudine che normalmente ci si aspetterebbe. In altre parole, per poter ritirare un regalo fatto, ci deve essere una prova di un’ostilità profonda e continua, non solo di semplici litigi o incomprensioni occasionali. Nel caso specifico, la Corte Suprema ha mantenuto la decisione dei giudici inferiori, che avevano stabilito che non c’erano prove sufficienti di un tale comportamento ingrato, come l’isolamento forzato o violenze fisiche subite, ma piuttosto che le tensioni sorte erano dovute a incompatibilità di carattere emergenti dalla convivenza. Cassazione civile sez. II, 31/10/2016, n.22013 L’ingiuria grave richiesta, ex art. 801 c.c., quale presupposto necessario per la revocabilità di una donazione per ingratitudine, pur mutuando dal diritto penale la sua natura di offesa all’onore ed al decoro della persona, si caratterizza per la manifestazione esteriorizzata, ossia resa palese ai terzi, mediante il comportamento del donatario, di un durevole sentimento di disistima delle qualità morali e di irrispettosità della dignità del donante, contrastanti con il senso di riconoscenza che, secondo la coscienza comune, dovrebbero invece improntarne l’atteggiamento, e costituisce, peraltro, formula aperta ai mutamenti dei costumi sociali. Nel caso di specie, la Corte ha confermato la decisione impugnata che aveva ravvisato la ragione dell’ingratitudine non nella relazione extraconiugale in sé intrattenuta dal coniuge donatario, bensì nella circostanza che tale relazione era stata ostentata, anche fra le mura della casa coniugale, in presenza di una pluralità di estranei e, talvolta, anche del marito.  

Assentesimo del dipendente in malattia. Agenzia IDFOX Milano

Obblighi del dipendente in malattia Diritti e doveri del lavoratore assente in malattia: dalla reperibilità per la visita fiscale al doppio lavoro. Quando un dipendente prende dei giorni di assenza dal lavoro per malattia deve rispettare una serie di obblighi sanciti dalla legge e dal suo contratto collettivo. È bene conoscerli con attenzione perché non poche volte il mancato rispetto degli stessi ha portato a provvedimenti disciplinari e, nei casi più gravi, al licenziamento. In questo breve e schematico articolo vogliamo fare un elenco degli obblighi del dipendente in malattia per specificare cosa è bene che faccia e soprattutto cosa non deve fare. Ma procediamo con ordine.     Indice * Comunicare l’assenza al datore di lavoro * Inviare il certificato medico * Essere reperibile * Astensione dal lavoro *  Diritto all’indennità di malattia * Obblighi in caso di infortunio sul lavoro o malattia professionale * Rispetto del comporto Comunicare l’assenza al datore di lavoro Il primo obbligo del dipendente che si assenta per malattia è comunicare al datore che non potrà recarsi al lavoro. Deve farlo tempestivamente (ossia entro l’inizio dell’orario di lavoro). Solo se impossibilitato può farlo il giorno successivo (si pensi a una persona che sia in condizioni tali da non riuscire a comunicare. La comunicazione deve avvenire tramite telefono, email o altro mezzo idoneo. È il contratto collettivo, il più delle volte, a spiegare come deve essere comunicata l’assenza. Chiaramente il datore di lavoro ha il diritto a conoscere la ragione per la quale il dipendente non può lavorare ma non può divulgarla agli altri dipendenti. Se dovesse farlo commetterebbe reato perché si tratterebbe della divulgazione di reati ritenuti sensibilissimi in quanto relativi allo stato di salute del dipendente. Inviare il certificato medico Il dipendente deve poi sottoporsi a visita medica. La legge e il codice deontologico dei medici vietano di rilasciare diagnosi o referti a distanza. Pertanto il dipendente dovrebbe recarsi presso lo studio del medico di famiglia, sottoporsi a visita e chiedere a quest’ultimo di inviare in via telematica il certificato medico all’Inps e al datore di lavoro. Tale invio deve essere curato Entro due giorni dal rilascio (o dal primo giorno di riposo se festivo o prefestivo). In caso di ricovero ospedaliero, il certificato è trasmesso direttamente dall’ospedale. Il certificato medico deve indicare anche il luogo di reperibilità del lavoratore affinché questi possa essere raggiunto dal medico dell’Inps per la visita di controllo. Essere reperibile Il dipendente deve farsi trovare a casa, presso l’indirizzo di reperibilità comunicato al datore di lavoro, ai fini della visita di controllo da parte del medico dell’Inps (visita che può essere richiesta dal datore o effettuata d’ufficio dall’Inps stesso). La visita può avvenire 7 giorni su 7, festivi e domeniche compresi: dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19. Sono possibili pure due visite nell’arco della stessa giornata. In caso di visita fiscale, il dipendente è tenuto ad aprire la porta o, se impossibilitato, a fare in modo che qualcuno lo faccia per lui. Non può quindi trincerarsi dietro ragioni di indisponibilità e impossibilità. Non poche volte i dipendenti sono stati licenziati perché trovati a lavorare durante la malattia (pur fuori dagli orari delle reperibilità) svolgendo mansioni astrattamente incompatibili con la malattia stessa dichiarata. Tanto costituiva giustamente una valida presunzione di falsità del certificato medico. Astensione dal lavoro Durante la malattia il dipendente deve evitare attività lavorative che possano aggravare la sua patologia o rallentare la convalescenza. Se invece l’attività lavorativa è compatibile con lo stato morboso egli deve pur sempre rispettare: * gli orari di reperibilità (pertanto, se l’attività si svolge fuori casa, può uscire solo fuori da dette fasce orarie); * l’obbligo di fedeltà al datore di lavoro non potendo svolgere attività che potrebbero essere in concorrenza con il primo. In caso di gravi violazioni, il datore di lavoro può contestare l’assenza e applicare sanzioni disciplinari. In caso di reiterata assenza alla visita fiscale, il datore di lavoro può anche intimare il licenziamento per giusta causa. Diritto all’indennità di malattia L’indennità è erogata dall’INPS dopo il periodo di carenza (solitamente 3 giorni), salvo diversa previsione del CCNL. L’importo dell’indennità varia a seconda della retribuzione del dipendente e della durata della malattia. Obblighi in caso di infortunio sul lavoro o malattia professionale In caso di infortunio sul lavoro o malattia professionale, il dipendente deve farne denuncia al datore di lavoro entro 48 ore. Deve poi inviare il certificato medico rilasciato dal medico INAIL. Infine deve seguire le istruzioni del medico INAIL per la cura e la riabilitazione. Rispetto del comporto Il dipendente può restare in malattia per tutto il tempo previsto dal contratto collettivo nazionale (il cosiddetto periodo di comporto). Scaduto però questo termine il datore di lavoro lo può licenziare senza bisogno di motivazioni. Il comporto segna infatti il numero di giorni di malattia che il CCNL assegna ai lavoratori nell’arco di un anno. Prima che scada il comporto il dipendente deve rientrare al lavoro se non vuol perdere il posto. In alternativa, se non è ancora guarito, può richiedere le ferie o (se il datore non gliele dà per una valida ragione) l’aspettativa eventualmente prevista dal contratto di lavoro. Il dipendente non è tenuto a rispettare il comporto se la malattia deriva da infortunio sul lavoro a causa dell’assenza di misure di sicurezza e protezione adottate dal datore di lavoro.  

Infortunio sul lavoro: come comportarsi. Agenzia investigativa IDFOX Milano

Infortunio sul lavoro: come comportarsi Cosa deve fare il lavoratore in caso di infortunio, anche in itinere e a prescindere dalla prognosi Come comportarsi in caso di infortunio sul lavoro In caso di infortunio, anche in itinere e a prescindere dalla prognosi, il lavoratore deve immediatamente avvisare o far avvisare, nel caso in cui non potesse, il proprio datore di lavoro. La segnalazione dell’infortunio deve essere inoltrata anche nel caso di lesioni di lieve entità. In base alla gravità dell’infortunio, il lavoratore cosa può fare: * rivolgersi al medico dell’azienda, se è presente nel luogo di lavoro, * recarsi o farsi accompagnare al Pronto soccorso, * rivolgersi al suo medico curante Occorre spiegare al medico come e dove è avvenuto l’infortunio con dovizia di particolari. Qualunque medico presti la prima assistenza a un lavoratore infortunato sul lavoro è obbligato a rilasciare il certificato medico nel quale sono indicati la diagnosi e il numero dei giorni di inabilità temporanea assoluta al lavoro e a trasmetterlo esclusivamente per via telematica all’Istituto assicuratore. La trasmissione per via telematica del certificato di infortunio è effettuata utilizzando i servizi telematici messi a disposizione dall’Istituto assicuratore. I dati delle certificazioni sono resi disponibili telematicamente dall’istituto assicuratore ai soggetti obbligati a effettuare la denuncia in modalità telematica. Il lavoratore è obbligato a dare immediata notizia al datore di lavoro di qualsiasi infortunio gli accada, anche se di lieve entità (art. 52, d.p.r. n.1124/1965 e s.m.i.); non ottemperando a tale obbligo e nel caso in cui il datore di lavoro non abbia comunque provveduto all’inoltro della denuncia/comunicazione nei termini di legge, l’infortunato perde il diritto all’indennità di temporanea per i giorni ad esso antecedenti. Per assolvere a tale obbligo il lavoratore deve fornire al datore di lavoro il numero identificativo del certificato medico, la data di rilascio e i giorni di prognosi indicati nel certificato stesso. Cosa succede se il certificato medico non viene presentato all’ente competente Quando il certificato medico di infortunio viene inviato all’Inps piuttosto che all’Inail e, viceversa, il certificato di malattia comune perviene all’Inail piuttosto che all’Inps, al fine di chiarire la competenza nei casi dubbi, Inail e Inps hanno stipulato una convenzione che consente al lavoratore, a seguito di verifiche effettuate dai due enti, di non perdere la tutela che viene comunque anticipata, in presenza dei necessari presupposti, per i periodi di assenza dal lavoro, dal primo ente a cui il lavoratore si è rivolto per denunciare il proprio caso. Cosa fare se il datore di lavoro non denuncia l’infortunio Il datore di lavoro ha l’obbligo di inoltrare la denuncia/comunicazione di infortunio entro due giorni dalla ricezione dei riferimenti del certificato medico (numero identificativo del certificato, data di rilascio e periodo di prognosi) già trasmesso per via telematica all’Istituto direttamente dal medico o dalla struttura sanitaria competente al rilascio. Se il datore di lavoro non dovesse denunciare all’Inail l’infortunio, può farlo direttamente il lavoratore recandosi presso la sede Inail competente con la copia del certificato rilasciato dal medico o dalla struttura sanitaria competente al rilascio. Come comportarsi in caso di ricaduta Se dopo la ripresa dell’attività lavorativa il lavoratore accusa ancora postumi derivanti dall’infortunio e torna al nosocomio o si reca nuovamente dal proprio medico, nel certificato rilasciato deve essere specificato che si tratta di postumi derivanti dall’infortunio, ricaduta, già preventivamente comunicato (Riammissione in temporanea). Come deve comunicare l’infortunio il lavoratore autonomo Gli artigiani e i soci titolari, nella loro duplice veste di assicuranti e assicurati, devono denunciare all’Inail l’infortunio da essi stessi subito entro 2 giorni dalla data del certificato medico che prognostica l’infortunio non guaribile entro 3 giorni. In considerazione della particolare difficoltà in cui può venirsi a trovare il titolare di azienda artigiana al momento dell’infortunio lavorativo, si può ritenere assolto l’obbligo di denuncia nei termini di legge con l’invio telematico del certificato da parte del medico o della struttura sanitaria che presta la prima assistenza. L’interessato dovrà tuttavia provvedere, appena possibile, a compilare e a trasmettere il modulo di denuncia. In tali casi, non perderà il diritto all’indennità per inabilità temporanea assoluta per i giorni antecedenti l’inoltro del modulo. Nell’ipotesi di infortunio occorso al lavoratore agricolo autonomo, l’obbligo di denuncia ricade sul titolare del nucleo di appartenenza dell’infortunato. Marco Crescentini – Patronato Inpal – AIC network@studiocataldi.it Il patronato INPAL è l’organismo, istituito nel 1972, dall’Associazione Italiana Coltivatori, per tutelare gli interessi dei lavoratori e di tutti i cittadini nei complessi settori della previdenza e dell’assistenza sociale  

INDAGINI INVESTIGATORE PRIVATO – Agenzia investigativa IDFOX Milano

L’INVESTIGATORE PRIVATO E L’USO DI ALTRI INVESTIGATORI La sentenza n. 28378/2023 della Corte di Cassazione sottolinea che spetta all’investigatore privato eseguire personalmente l’incarico ricevuto potendosi servire di altri investigatori solo se indicati nominativamente al momento del conferimento dell’incarico stesso. In tal senso viene accolto il ricorso di un dipendente licenziato dopo che l’azienda aveva scoperto lo svolgimento di un lavoro secondario durante i suoi servizi esterni. Tuttavia, le prove erano state ottenute grazie al pedinamento di un’agenzia diversa da quella incarica. Si pone in questo caso un problema di privacy per cui è obbligatorio tenere sempre traccia di chi abbia effettivamente svolto l’investigazione. Corte Suprema di Cassazione – Sez. Lavoro – Sentenza del 14.09.2023 n. 28378  

AFFIDO CONDIVISO: Agenzia Investigazione IDFOX Milano

MANTENIMENTO DEI FIGLI CON COLLOCAMENTO INFERIORE PRESSO IL PADRE ANCHE IN AFFIDO CONDIVISO La Corte di Cassazione conferma che il genitore con collocamento inferiore deve contribuire al mantenimento dei figli anche in caso di affidamento condiviso. Il Tribunale di Pisa aveva enunciato la separazione giudiziale dei coniugi e ordinato l’affidamento condiviso dei due figli minori a carico prevalente della madre, alla quale veniva attribuita la casa coniugale mentre il padre doveva versare mensilmente un contributo all’ex moglie per il loro mantenimento. La Corte distrettuale conferma quanto annunciato dal tribunale in quanto, pur avendo condizioni economico-reddituali sostanzialmente simili, la collocazione prevalente dei figli presso la madre implicava costi ed oneri aggiuntivi a cui il padre era tenuto a collaborare. La Corte di Cassazione, pronunciatasi con ordinanza n. 31720/2023, dichiara il ricorso presentato dall’ex marito inammissibile. Corte Suprema di Cassazione – Prima Sez. Civile – Sentenza del 27.10.2023 n. 31720  

BASTA MANTENIMENTO- DELL’EX MOGLIE CON VITA LUSSUOSA SULL’ASSEGNO DI DIVORZIO. AGENZIA IDFOX MILANO

RICORSO DELL’EX MOGLIE CON VITA LUSSUOSA SULL’ASSEGNO DI DIVORZIO La Corte di Appello di Bologna, con sentenza emessa il 13.04.2022 su istanza dell’ex marito, dichiara che gli ex coniugi erano tenuti a rispettare i rapporti economici e familiari in seguito all’ avvenuto divorzio. Il Giudice di prime cure quantificò che la somma da versare per l’assegno divorzile da parte dell’ex marito era di euro 600, importo ritenuto congruo dalla Corte di Appello in quanto la donna, come sottolineato dalla Corte, non possedeva nessuna fonte reddituale o patrimoniale (profilo assistenziale dell’assegno) e, in accordo con il marito, aveva interrotto la propria attività lavorativa per dedicarsi alla famiglia e al figlio (profilo compensativo dell’assegno). L’ex marito ha presentato ricorso in Cassazione per la mancata analisi di alcuni fatti decisivi da parte del Giudice di merito nonché la violazione dell’art. 2729 e dell’art. 5 legge 898/1970 ma la Suprema Corte, con sentenza n. 30712/2023, ha respinto le sue rimostranze condannandolo all’indennizzo delle spese legali in favore dell’ex moglie. Corte Suprema di Cassazione – Prima Sez. Civile – Sentenza del 03.10.2023 n. 30712

WHATSAPP ED EMAIL SONO CORRISPONDENZA.Agenzia investigazione privata IDFOX Milano

WHATSAPP ED EMAIL SONO CORRISPONDENZA I messaggi whatsapp ed e-mail, conservati nel cellulare o nel pc, devono essere protetti come la normale corrispondenza. L’art. 15 della Costituzione afferma che «la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili e la loro limitazione può avvenire solo per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge», principio affermato dalla recente sentenza della Corte costituzionale n. 170/2023. I messaggi dei contribuenti non possono essere adoperati dalla Guardia di Finanza o dall’Agenzia delle Entrate se non autorizzati da specifici e motivato provvedimento del Procuratore della Repubblica. Tale sentenza riguardava la vicenda penale del Senatore della Repubblica Matteo Renzi, il quale, da parte del P.M della competente Procura della Repubblica, aveva subito un’intercettazione dei messaggi e perciò la segreteria del Senato della Repubblica sollevò alla Consulta la violazione degli art. 15 e 68 della Costituzione, stabilendo quest’ultima l’impossibilità di intercettare tali messaggi in quanto assimilabili a documenti materiali come le lettere e perciò considerati come corrispondenza. Corte Costituzionale – Sentenza del 07.06.2023 n. 170      

IN CASO DI VIOLENZA DOMESTICA DECADE LA RESPONSABILITA’ GENITORIALE . AGENZIA INVESTIGAZIONE IDFOX MILANO

  IN CASO DI VIOLENZA DOMESTICA DECADE LA RESPONSABILITA’ GENITORIALE Secondo La Corte di Cassazione civile, l’ascolto del minore non è sempre necessario per disporre la decadenza della responsabilità genitoriale del padre violento, come sancito dall’ordinanza n. 24626 del 14 agosto 2023.   Il caso riguarda un padre assolto dal reato di maltrattamenti in famiglia, ma che è stato comunque dichiarato decaduto dalla responsabilità genitoriale a causa del “grave contesto domestico”. La decisione è stata presa anche se la figlia minore, di 9 anni, non era stata ascoltata durante il processo. Scopo della sentenza è quello di dimostrare il delicato equilibrio esistente tra i diritti dei genitori e la protezione dei minori, evidenziando come, in certi casi, per preservare il loro benessere psicologico, l’ascosto possa essere evitato. Corte Suprema di Cassazione – Sez. I Civile – Ordinanza del 01.06.2023 n. 24626