Bonifiche ambientali Milano
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Boom di furti d’auto in Italia, superata quota 123 mila: la classifica dei modelli più rubati.Antifroe Asssicurativa-Agenzia Investigativa IDFOX Srl
Boom di furti d’auto in Italia, superata quota 123 mila: la classifica dei modelli più rubati Il fenomeno nel 2023 ha registrato una nuova crescita: +5%. rispetto all’anno precedente. Nel mirino dei ladri ci sono sempre di più i Suv. In Campania, Lazio, Puglia e Lombardia avvengono il 90% degli episodi criminali Boom di furti d’auto in Italia, superata quota 123 mila: la classifica dei modelli più rubati Si rischia di apparire scontati e ripetitivi nel segnalare che il fenomeno dei furti d’auto in Italia sembra inarrestabile. E nonostante le difese tecnologiche e l’impegno delle Forze dell’Ordine, l’escalation continua anno dopo anno. Nel 2023, i furti sono stati il 5% in più rispetto al 2022 e sono avvenuti, soprattutto, nelle regioni del Centro e del Sud Italia, con i Suv che hanno superato il 50% del totale. I dati, come ogni anno, sono stati elaborati dai leader degli antifurti satellitari e del recupero auto rubate. Quali sono le auto più rubate in Italia? E dove? La Campania sotto tiro La notizia vera è rappresentata dal boom delle sottrazioni di Suv che rappresentano oltre la metà del totale rubato (53%) mentre la quota era del 33% solo quattro anni fa. Una volta rubati, questi mezzi seguono diversi mercati di sbocco: su tutti, la rivendita sul territorio nazionale o il trasporto in altri Paesi dell’Est Europa per un nuovo proprietario. Complessivamente, 9 episodi su 10 avvengono in quattro regioni a bollino rosso, in cui questa piaga assume dimensioni uniche a livello europeo: -Campania (quasi 1 furto su 3 avviene qui), -Lazio (24%), -Puglia (20%), -Lombardia (14%). Una polarizzazione del fenomeno che negli anni è diventata sempre più evidente e che in questi territori lascia poco tranquilli soprattutto i proprietari delle vetture più «attenzionate» dai ladri, con un conseguente boom dei costi assicurativi. Fiat Panda, la più rubata Tra le vetture, la top five dei modelli più «attenzionati» vede nell’ordine Fiat Panda, Fiat 500, Citroen C3, Lancia Ypsilon, Smart Fortwo. A parte l’ultima si tratta di vetture che sono stabili anche ai vertici delle vendite del nuovo. Per i Suv, il primato negativo è detenuto da Toyota RAV4. Ecco la classifica: Toyota RAV4 Toyota C-HR Fiat 500X Jeep Renegade Peugeot 3008. In questo caso, è una sorpresa perché i due modelli giapponesi sono fuori dalla top 30 del nuovo. Gli analisti attendono, purtroppo, una recrudescenza del fenomeno nel 2024: le difficoltà di trasporto nell’area del Mar Rosso sta già portando una carenza di componenti e ricambi sul mercato. Da qui la possibilità di un ulteriore aumento dei furti di vetture nelle città che potrebbero riguardare anche solo singoli pezzi delle macchine. Un fenomeno in parte osservato nel 2022, a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina e della conseguente crisi nell’automotive. Fonte Internet
Eredità Agnelli, la GdF trova mezzo miliardo nei conti all’estero-Investigazioni Bancarie Estero-Agenzia Idfox Since 1991 .
Eredità Agnelli, la GdF trova mezzo miliardo nei conti all’estero Sarebbe un tesoretto riconducibili a Gianni Agnelli. Proprio quello che indicava Margherita nell’esposto La Guardia di Finanza ha individuato mezzo miliardo di euro nei conti esteri nell’indagine sul presidente di Stellantis John Elkann, il commercialista di famiglia Gianluca Ferrero e il notaio svizzero Urs von Grünigen. L’inchiesta è quella per violazioni fiscali che la procura di Torino ha aperto dopo un esposto di Margherita Agnelli, la madre di Elkann. Si tratta di un tesoretto riconducibile a un patrimonio estero del padre poi passato a Marella Caracciolo. Le fiamme gialle erano a caccia del tesoro nei paradisi fiscali e proprio quella era la cifra indicata da Margherita che si trovava nelle 16 società offshore delle Isole Vergini britanniche. Anche queste riconducibili a Gianni Agnelli e alla moglie. Secondo la tesi di Margherita quel patrimonio le è stato occultato: trasferito prima a sua madre e poi ai suoi figli John, Lapo e Ginevra. La caccia ai soldi A parlare del mezzo miliardo di euro ritrovato nei conti esteri degli Agnelli è oggi Il Fatto Quotidiano. E la vicenda va a sommarsi alle accuse dei pubblici ministeri sulle firme apocrife di Marella nei documenti. Secondo il quotidiano sarebbe stata la perquisizione in Corso Vittorio Emanuele II, in una villa con facciata neoclassica e dipinta con il “giallo Torino” nel quartiere di Crocetta a far ritrovare tracce dei conti esteri. Nella villetta ha sede la filiale italiana della Pictet Cie Europe S.A. Ovvero una banca privata svizzera con domicilio in Lussemburgo. Poi c’è la P. Fiduciaria, che nel CdA ha Carlo Re, legale di Elkann, e come presidente del collegio sindacale proprio l’indagato Ferrero. La fiduciaria, spiega Il Fatto, dichiara 108 clienti e investimenti per un miliardo e 268 milioni. In più secondo gli investigatori ci sono «ulteriori beni, produttivi di redditi, riconducibili a Gianni Agnelli». I conti offshore Questi beni sono detenuti da società terze in paradisi fiscali riconducibili a Marella Caracciolo. E si cita la Bundeena Consulting Inc. B.V.I., costituita il 15 luglio 2004 a Tortola nelle Isole Vergini. Dopo il patto con la figlia. La società avrebbe un capitale di 900 milioni. Tutte le società hanno conti di riferimento nella banca Morgan Stanley A.G. di Zurigo. Il colpo di scena va a sommarsi a quello di ieri, in cui si parlava di firme apocrife di Marella Caracciolo. La sentenza è frutto di una consulenza grafica. I documenti falsificati sarebbero «le aggiunte testamentarie» e i «contratti di locazione» degli immobili italiani. Si tratterebbe di atti in cui si evidenzia l’assenza totale degli originali. Per questo adesso la procura parla di ragionevole possibilità e non di certezza. Dichiarazione infedele La vicenda nasce dall’esposto di Margherita Agnelli. Dove si spiega che la madre Marella viveva in una villa in collina a Torino. Per due motivi: sotto il profilo ereditario, per sottrarne la successione dall’ordinamento italiano; sotto il profilo fiscale, per evitare «l’assoggettamento a tassazione in Italia di ingenti cespiti patrimoniali e di redditi». L’idea sarebbe venuta al commercialista Ferrero, anche presidente della Juventus. Mentre John Elkann avrebbe fatto figurare come assunte alla Fca Security e a Stellantis Europa delle persone che in realtà prestavano servizio per Marella, e avrebbe firmato contratti di affitto per immobili di cui la nonna deteneva l’usufrutto. L’ipotesi di reato è di «dichiarazione infedele dei redditi». Margherita Agnelli ha versato per anni un vitalizio alla madre pari a 8 milioni di euro. Il conto a Vaduz Nel 2018 questi soldi vengono accreditate in un conto bancario a Vaduz intestato a una società off-shore con sede nelle Isole Vergini Britanniche. L’Irpef evasa, secondo le stime dei pm, è di circa 3,5 milioni. Ci sono anche «evidenti anomalie» che sfiorano la holding Dicembre, la storica cassaforte della famiglia Agnelli. Nel decreto firmato dai pm si afferma che l’aggiornamento della compagine sociale è avvenuto «in maniera irregolare» e a distanza di anni mediante una declaratoria del 2021 contenente una «scrittura privata non autenticata del 2004» con cui Marella cedeva la nuda proprietà delle quote a John, Ginevra e Lapo Elkann. Leggi anche: * Eredità Agnelli, l’accusa dei pm: «Le firme di Marella Caracciolo sul testamento non sono autentiche» * La caccia al tesoro degli Agnelli nei paradisi fiscali * Inchiesta Elkann: cosa cerca la Guardia di Finanza nel patrimonio della famiglia Agnelli. Marella e l’anello debole della residenza elvetica Fonte internet
Le foto dell’investigatore sono prova in tribunale?-Agenzia Inmvestigazioni Private Idfox Milano
Le foto dell’investigatore sono prova in tribunale? Le fotografie fatte dell’investigatore privato possono essere usate come prova in tribunale? Si fa sempre più ricorso alle agenzie investigative per raccogliere le prove dell’infedeltà coniugale o per quella del lavoratore dipendente (che magari, falsamente in malattia, esce per svolgere un secondo lavoro). In questi casi, però, che valore potrebbero avere gli scatti fatti dal detective ingaggiato privatamente? Le foto dell’investigatore sono prova in tribunale? La questione è stata affrontata dalla Cassazione con una pronuncia estremamente interessante, l’ordinanza n. 4038, della Prima sezione civile del 14 febbraio 2024. Per comprendere che valore hanno le fotografie dell’agenzia investigativa dobbiamo fare un passo indietro e verificare cosa dice a riguardo la legge. Indice * Il valore delle fotografie come prova * Che valore hanno le foto scattate dal detective? * Basta opporsi per far perdere alle foto dell’investigare il valore di prova? Il valore delle fotografie come prova Le fotografie sono trattate alla stregua di una fotocopia o di qualsiasi altra riproduzione meccanica. In particolare l’articolo 2712 del codice civile stabilisce che tali documentazioni hanno lo stesso valore probatorio di qualsiasi altro documento (come ad esempio un contratto) se, nel corso del processo, non vengono contestate dalla parte contro cui sono prodotte. Quindi, ad esempio, se nel corso della causa di separazione la moglie deposita le foto scattate dal detective che immortalano il marito mentre bacia l’amante e questi, in giudizio, non le contesta in modo espresso, tali foto diventano automaticamente una prova: prova che inchioda l’uomo e fonda a una pronuncia di addebito per infedeltà. La non contestazione può essere anche tacita: il semplice fatto di non opporsi alla produzione delle foto si considera come un tacito riconoscimento di attendibilità delle stesse. Non è tutto. La contestazione, per essere accolta dal giudice, deve motivare le ragioni per cui dette immagini potrebbero non essere genuine. Bisogna cioè insinuare nel giudice il dubbio che gli scatti non siano attendibili in merito ai soggetti, al contesto, all’azione in corso o anche solo alla data in cui le stesse sono state scattate. Si pensi al caso in cui una foto non faccia vedere bene le persone o gli atteggiamenti; ed ancora si pensi all’ipotesi in cui la foto non possa essere inquadrata temporalmente per comprendere se la stessa è stata scattata prima o dopo il matrimonio. Che valore hanno le foto scattate dal detective? Quanto abbiamo appena detto vale anche per quanto riguarda la relazione del detective. Di certo, non assume alcun valore probatorio quanto da questi scritto, a meno che non diventa oggetto di apposita testimonianza. E questo perché le dichiarazioni dell’investigatore, per entrare nel processo, devono essere fornite sotto domanda specifica del giudice e quindi in forma orale così come ogni testimone viene sentito. Discorso diverso vale invece per le fotografie che accompagnano la relazione. Per queste ultime bisogna richiamare quanto detto nel paragrafo precedente: hanno valore di prova documentale solo: * se non contestate in modo esplicito; * se la contestazione, seppur esplicita, è generica. Qui viene la parte più interessante della pronuncia della Cassazione. Secondo i giudici, sia pure dinanzi alla contestazione della parte contro cui le foto vengono prodotte, il giudice non è tenuto a scartare completamente tale materiale probatorio (le foto, appunto) ma può ugualmente tenerne conto secondo il suo prudente apprezzamento. In pratica e volenti sintetizzare quanto sin qui detto, se qualcuno presenta delle foto in tribunale come prova, l’altra parte potrebbe non riconoscerle o accettarle. Tuttavia, la Cassazione afferma che il giudice può comunque valutare queste foto e decidere se sono veritiere o meno, usando anche altre prove a supporto e a conferma delle stesse. Basta opporsi per far perdere alle foto dell’investigare il valore di prova? L’opposizione alle foto non ha lo stesso effetto che potrebbe avere il disconoscimento della firma su un documento. Cerchiamo di spiegarci meglio. Se qualcuno produce un contratto ove sostiene che vi sia la tua firma e tu, dinanzi al giudice, disconosci tale firma, detto documento diventa automaticamente “carta straccia”: il giudice cioè non ne può tenere conto, a meno che la parte che ha esibito detto documento riesce a dimostrare che la firma è la tua (questa procedura va sotto il nome di “verificazione” e avviene tramite perizia calligrafica). Invece, se disconosci una foto, questa non perde automaticamente valore: il giudice la può ugualmente ritenere valida se ritiene che la genuinità della stessa sia confermata da altre prove o elementi riscontrati nel corso del processo. Quindi, se ti trovi in una situazione legale in cui delle fotografie scattate da un investigatore privato vengono presentate come prova, ricorda che il fatto di contestarle anche in modo esplicito non le rende automaticamente inutilizzabili. Il giudice esaminerà attentamente tutte le prove disponibili, incluse le fotografie, per decidere se rappresentano una prova affidabile degli eventi.
È reato costringere qualcuno a non presentare querela? Investigatore Privato Milano
È reato costringere qualcuno a non presentare querela? Il danno ad altri cagionato, che deve avere necessariamente una connotazione patrimoniale, può anche comprendere la desistenza dall’esercizio di una tempestiva azione giudiziaria per tutelare un diritto o un interesse Spesso, quando si sente parlare di estorsione, altrimenti detto pizzo, la nostra mente viene indirizzata alle ipotesi correnti nella cronaca giudiziaria, ossia la mazzetta pagata dal commerciante al fine di poter esercitare la propria attività, o la somma versata al posteggiatore abusivo in occasione di un normale parcheggio. Sono numerose, però, purtroppo, le ipotesi di estorsione ricomprese nell’ambito dell’articolo 629 del codice penale. Essa viene integrata anche tutte le volte in cui un soggetto, con violenza o minaccia, costringe taluno a fare o a omettere qualche cosa al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno. Una di queste, non meno grave di quelle sopra descritte, comprende anche la desistenza dal tempestivo esercizio di un’azione giudiziaria finalizzata a tutelare un diritto o un interesse, posto che il patrimonio va inteso come un insieme non di beni materiali, ma di rapporti giuridici attivi e passivi aventi contenuto economico, unificati dalla legge in ragione dell’appartenenza al medesimo soggetto. Per entrare più nello specifico, ipotizziamo il caso di un soggetto che rivolga minacce alla persona offesa per costringerla a non sporgere querela per la truffa subìta e quindi a rinunciare all’esercizio del diritto alla ripetizione di quanto indebitamente corrisposto per effetto degli artifici e raggiri posti in essere in suo danno. Anche in una ipotesi come questa è possibile configurare il reato in discussione e quindi anche rintracciare il danno nel delitto di estorsione. Di qui l’interrogativo se è reato costringere qualcuno a non presentare querela. Indice * In cosa consiste la minaccia nel reato di estorsione? * Costringere a non presentare querela costituisce anche il reato di violenza privata? * Per aversi estorsione è necessario incutere timore alla persona minacciata? In cosa consiste la minaccia nel reato di estorsione? La minaccia idonea a configurare il delitto di estorsione ben può assumere forme diverse. Il reato infatti si consuma anche quando essa ha come fine ultimo quello di paralizzare la legittima tutela di diritti e interessi altrui, onde trarre, dalla inazione o dalla rinunzia conseguenti alla coartazione, la consolidazione proprio di quel profitto che una tempestiva azione giudiziaria avrebbe potuto impedire. Nel caso di prima, per esempio, l’ingiusto profitto può essere rintracciato proprio nel vantaggio dell’impunità scaturente dalla minaccia strumentale alla coazione dell’altrui volontà e nell’acquisizione definitiva nella sfera giuridica dei soggetti agenti della somma ottenuta con l’inganno dalla persona offesa, individuando l’altrui danno nella rinuncia, da parte di questi, a un diritto matrimonialmente esistente, rappresentato dalla possibilità di sporgere querela Costringere a non presentare querela costituisce anche il reato di violenza privata? No, nel caso di specie, no, per un motivo abbastanza semplice. L’articolo 629 del codice penale, che disciplina il delitto di estorsione, ingloba completamente la fattispecie prevista dall’art. 610 del medesimo codice, riguardante il reato di violenza privata, in quanto alla medesima condotta di costringere taluno, mediante violenza o minaccia, a fare od omettere qualche cosa, si aggiunge l’evento ulteriore di “procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno”, dovendosi ricomprendere nel concetto di ingiusto profitto anche le conseguenze favorevoli che comporta per l’agente la desistenza dall’esercizio di una tempestiva azione giudiziaria da parte della persona offesa per la legittima tutela dei propri diritti e interessi, che consente di consolidare il profitto del reato precedentemente commesso ai danni della stessa persona offesa , nonché l’impunità. Ne consegue che qualsiasi situazione che possa incidere negativamente sull’assetto economico di un individuo è destinata a rientrare nel concetto di danno di cui all’articolo 629 del codice penale. Per aversi estorsione è necessario incutere timore alla persona minacciata? È da ritenere del tutto irrilevante la circostanza che la persona offesa non si sia sentita intimidita dalla minaccia. La mancanza di intimidazione, insomma, non rende meno grave la condotta tenuta dal responsabile della estorsione.
Separazione e divorzio: differenze -aggiornamenti-Investigatore Privato Milano
Separazione e divorzio: differenze -aggiornamenti Cosa cambia dopo la separazione e cosa dopo il divorzio: effetti legali, obblighi, assegno di mantenimento, rapporti coi figli. Com’è noto, per divorziare, bisogna prima procedere con la separazione. Attualmente, grazie alle modifiche apportate dalla Riforma Cartabia, è stata introdotta la possibilità di presentare congiuntamente la domanda di separazione e di divorzio, dovendo in ogni caso attendere le canoniche tempistiche ed il passaggio in giudicato della sentenza di separazione. Esistono delle differenze tra separazione e divorzio, le quali attengono non unicamente al procedimento, quanto piuttosto alla loro sostanza. Con la separazione, infatti, il legame matrimoniale non si recide completamente e permangono ancora alcuni vincoli. Invece, è solo col divorzio che cessa ogni rapporto, salvo alcune eccezioni (come, ad esempio, quello di mantenimento). In questo breve articolo parleremo delle differenze tra separazione e divorzio per togliere ogni dubbio oppure equivoco in merito. Indice * Separazione: cosa succede? * Divorzio: cosa succede? * Differenze tra separazione e divorzio * Riforma Cartabia: cosa cambia Separazione: cosa succede? Affinché la separazione possa avere effetti legali non deve essere una mera separazione di fatto, cioè caratterizzata dall’allontanamento di uno dei coniugi per volontà unilaterale, o congiunta, senza alcun intervento da parte del Giudice. Quindi, l’allontanamento dei coniugi deve trovare una formalizzazione in una sentenza del giudice, in un provvedimento dell’ufficiale di Stato civile o in un accordo di negoziazione assistita gestito dai rispettivi avvocati. Le forme di separazione previste nel nostro ordinamento sono quella consensuale, che richiede l’omologazione del tribunale, e quella giudiziale. Con la separazione vengono meno gli obblighi di convivenza e di fedeltà. Pertanto, i coniugi possono vivere separatamente e iniziare nuove relazioni. Nel caso di separazione personale, la comunione dei beni tra coniugi si scioglie nel momento in cui il presidente del tribunale li autorizza a vivere separati, ovvero alla data di sottoscrizione del processo verbale di separazione consensuale dinanzi al presidente, purché omologato. Infatti, la divisione può essere “amichevole” sulla base dell’accordo delle parti, quindi con un contratto, oppure come esito di un procedimento giudiziale, ovverosia divisione giudiziale. La destinazione del fondo patrimoniale, invece, termina dopo l’annullamento o lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio. In presenza di figli minori il fondo dura fino al compimento della maggiore età dell’ultimo figlio. Inoltre, il giudice, considerate le condizioni economiche dei genitori e dei figli ed ogni altra circostanza, può attribuire ai figli, in godimento o in proprietà, una quota dei beni del fondo stesso. Con la separazione, se tra i due coniugi vi è una netta disparità, quello più benestante deve versare all’ex un assegno di mantenimento rivolto a garantire a quest’ultimo lo «stesso tenore di vita» che aveva durante il matrimonio. Il mantenimento, invece, non è dovuto se il coniuge beneficiario subisce l’addebito, ossia viene ritenuto responsabile per la fine del matrimonio (ad esempio, per violazione dell’obbligo di fedeltà, convivenza, rispetto, ecc.). Per quanto riguarda l’obbligo alimentare, questo presuppone, invece, per la sua corresponsione, la mancanza totale di mezzi di sostentamento, versando il coniuge beneficiario in uno stato di totale bisogno, tenendo conto dei mezzi economici a disposizione dello stesso. Con la separazione non vengono meno i diritti di successione, per cui, il coniuge superstite succede a quello deceduto. Tuttavia, se il coniuge superstite è colui al quale sia stata imputata la separazione, viene meno la qualità di erede, mantenendo solo un assegno vitalizio, se al momento dell’apertura della successione godeva della corresponsione degli alimenti. Per quanto riguarda la pensione di reversibilità, questa spetta al coniuge separato superstite; ma unicamente in quota, se con addebito e godimento degli alimenti. Divorzio: cosa succede? Con il divorzio viene meno l’obbligo di garantire all’ex coniuge lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio; per cui l’assegno di mantenimento viene sostituito dall’assegno divorzile, avente natura assistenziale, compensativa e perequativa di entità inferiore, in quanto volto a garantirne solo l’autosufficienza economica, riconoscendo il contributo fornito dall’exconiuge beneficiario alla formazione del patrimonio familiare. La corresponsione è a carico degli eredi nell’ipotesi di decesso dell’obbligato, anche se, in generale, non spetta alcun diritto successorio nei confronti dell’ex coniuge divorziato a causa della mancanza del vincolo matrimoniale. Differenze tra separazione e divorzio Si possono, perciò, evidenziare le principali differenze tra separazione e divorzio: * con la separazione si può iniziare una nuova relazione con un altro partner, ma non ci si può risposare. Invece, dopo il divorzio si può contrarre un nuovo matrimonio; * con la separazione si ottiene l’assegno di mantenimento che mira a garantire lo stesso tenore di vita che l’ex aveva durante il matrimonio. Con il divorzio invece è dovuto l’assegno divorzile che non deve più tendere a garantire lo stesso livello di benessere goduto durante il matrimonio, ma solo l’autosufficienza economica; * con la separazione, il coniuge superstite è erede dell’altro (ma non ha il diritto di abitazione nella casa coniugale, salvo vi siano figli minori o non ancora autosufficienti). Il diritto all’eredità invece cessa definitivamente dopo il divorzio; * con la separazione resta in piedi il fondo patrimoniale eventualmente stipulato dai coniugi. Invece, il fondo cessa definitivamente con il divorzio a meno che non vi siano ancora figli minorenni; * con la separazione, il coniuge superstite vanta il diritto alla pensione di reversibilità dell’ex in caso di decesso di quest’ultimo (gli è dovuta anche se rinuncia all’eredità). Parimenti con il divorzio si ha diritto alla pensione di reversibilità dell’ex coniuge, ma solo per una quota ed a condizione che questi sia beneficiario dell’assegno di divorzio e non si sia risposato; * con la separazione, il coniuge non ha diritto alla quota del Tfr dell’ex che, eventualmente, cessa il rapporto di lavoro in questo periodo. Invece, in caso di divorzio, una quota del Tfr (di solito, pari al 40%) deve sempre finire all’ex coniuge a condizione che questi sia titolare dell’assegno di divorzio, non si sia risposato e il Tfr sia stato liquidato anche dopo la sentenza di divorzio, ma sia il frutto del lavoro svolto in precedenza; * non ci sono differenze tra separazione e divorzio invece per quanto riguarda i rapporti con i figli che resteranno immutati sia per quanto attiene al diritto di visita
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Investigatore privato Milano costi tariffe e prezzi- Agenzia Investigativa Milano – Indagini per Privati e Aziende-indagini aziendali e privato-Agenzia Investigativa IDFOX dal 1991. Autorizzati dalla Prefettura di Milano dal 1991. Agenzia Investigativa Milano -Indagini per Privati Milano -Indagini Per Aziende Milano -Indagini Penali Milano -Recupero di SMS cancellati e di memorie cancellate da computer -Controllo dei minori e delle loro frequentazioni. -Ricerca di recapiti e di numeri telefonici, cellulari e fissi -Ricerche su Internet -Analisi biologiche su tessuti -Rilievo e confronto di impronte digitali. -Indagini su lettere anonime, email, chat e telefonate anonime -Identificazione di anonimi -Raccolta di informazioni e referenze su persone -Investigazioni private a carattere patrimoniale -Accertamento di proprietà immobiliari e mobiliari (fabbricati, terreni, automezzi, moto, barche -Visure ipotecarie e catastali -Accertamento di attività lavorativa e reddito -Raccolta di informazioni e referenze professionali, finanziarie e commerciali -Ricerche bancarie ed ereditarie – Ricerche per recupero crediti con rintraccio di debitori e di loro proprietà, redditi, conti correnti, depositi di risparmio e crediti presso terzi -Investigazioni private a carattere penale -Raccolta di prove e testimonianze per difesa o accusa su reati di qualsiasi tipo -Indagini stalking, diffamazione, mobbing, disturbi, danneggiamenti, furti, truffe, falsificazioni, concorrenza sleale ecc -Analisi grafologiche -Rintracci di persone e cose -Recupero di refurtiva Indagini per Privati Milano -Infedeltà Coniugale Milano -Indagine Per Revisione Assegno Di Mantenimento Milano -Controllo Minori Milano -Indagini Controllo Badanti Milano Indagini Per Aziende Milano -Indagini Finta Malattia Milano -Indagini Legge 104 Milano -Controllo Fedeltà Soci Milano -Concorrenza Sleale Milano -Indagini Patrimoniali Milano -Bonifiche Ambientali Milano -Bonifica Cellulare Milano -Bonifica Informatica Milano -Accertamenti d’infedeltà coniugale o del partner -Pedinamento elettronico
Conti correnti a rischio: truffe online e furti d’identità svuotano le tasche degli italiani. Agenzia investigativa Milano
Conti correnti a rischio: truffe online e furti d’identità svuotano le tasche degli italiani Ogni giorno 37 milioni di italiani navigano sul web, in media per due ore e mezza. Su Internet lavoriamo, acquistiamo prodotti, organizziamo le vacanze. Tra siti e social condividiamo dati personali che possono diventare merce preziosa per le organizzazioni criminali specializzate in reati informatici. Alla base delle truffe online c’è quasi sempre un furto d’identità digitale, cioè dati anagrafici e sanitari, utenze telefoniche, account bancari. I cybercriminali dragano la rete proprio alla ricerca di queste informazioni. I dati più richiesti Cosa serve per rubare un’identità e sostituirsi ad un’altra persona? 1) Tutti i dati che permettono al criminale di prendere il posto della vittima (nome, cognome, numero di telefono, numero carta d’identità digitale, patente etc.); 2) credenziali d’accesso (nome utente e password di email, social network, carta d’identità elettronica, Spid); 3) codici bancari (le coordinate che consentono l’accesso a conti correnti o a carte di credito). Le tecniche di smishing e vishing Le statistiche della Polizia Postale sul 2022 mostrano come la maggioranza dei furti d’identità nell’ambito delle frodi informatiche avvenga attraverso le tecniche dello smishing (l’uso di sms nel 64% dei casi) e del vishing (con una telefonata, nel 19% dei casi): il criminale finge di essere un operatore di aziende fornitrici di beni e servizi o un membro delle forze dell’ordine, e con l’inganno estorce informazioni personali all’interlocutore. Spesso sul display del telefono può comparire il numero reale dell’istituzione alla quale i criminali fingono di sostituirsi. Un classico è l’sms che arriva dalla banca: all’utente è chiesto di accedere al proprio conto online tramite un link, molto simile al dominio dell’istituto di credito, e che rimanda a un sito graficamente quasi identico. Per rendere più plausibile la richiesta, la vittima è contattata da un finto operatore bancario. Una volta inseriti i codici, per i truffatori è facile prelevare somme dal conto corrente. La truffa via e-mail e WhatsApp Il 12% dei furti d’identità avviene invece via phishing, cioè attraverso l’uso di un’e-mail fraudolenta. Se in passato questa tecnica era facile da individuare (di solito i testi erano pieni di strafalcioni grammaticali e il sito clone a cui si era rimandati aveva molti difetti) oggi è complicato perché i raggiri sono diventati più sofisticati. Per esempio ai clienti di Trenitalia a inizio novembre è inviata una email in cui si chiede di rispondere a un sondaggio con la possibilità di ottenere biglietti a prezzi stracciati. Chi accetta di partecipare clicca sul link segnalato ed è reindirizzato su un sito falso che ha un dominio (tren-italia].]com) e una grafica molto simili all’originale. L’azienda di cybersicurezza d3Lab ha per prima denunciato la campagna di phishing, svelando la truffa: agli utenti sono chiesti i dati anagrafici e le coordinate della carta di credito che poi sono utilizzati in modo illecito. Le frodi possono avvenire anche via WhatsApp: il Responsabile Amministrativo di una nota società italiana ha recentemente denunciato alla Polizia Postale di essere stato raggirato da un soggetto che si era presentato come il suo Amministratore Delegato. Il falso Ceo lo ha avvertito che a breve sarebbe stato chiamato da un avvocato, incaricato di una trattativa di acquisto riservata. Il presunto legale lo ha poi esortato ad emettere un bonifico con un’alta somma di denaro e gli ha inviato documenti riservati da compilare e restituire con i documenti di identità allegati. I furti d’identità tramite malware Un nuovo trend, altrettanto pericoloso, è quello dei furti d’identità tramite malware, una volta chiamati virus, che si installano sul pc dopo che, per esempio, la vittima ha scaricato inconsapevolmente un software infetto sul proprio dispositivo. Tra i più sofisticati e diffusi troviamo gli Infostealer, letteralmente «ruba informazioni»: «La loro particolarità è che riescono ad aggirare i più comuni antivirus e restano silenziosamente attivi nel computer colpito – spiega Pierguido Iezzi, CEO di Swascan, società di sicurezza informatica –. Ogni volta che inseriamo informazioni personali e sensibili sul nostro computer, l’Infostealer è in grado di registrarli e girarli ai criminali online. Il caso più classico è quello delle combinazioni e-mail e password necessarie per accedere all’online banking. Da lì il cybercriminale può sfruttarli in svariati modi. Può telefonare alla vittima spacciandosi per un operatore della banca e dichiarare che c’è stato un movimento sospetto sul suo conto online. Poi il criminale si fa consegnare i codici univoci di accesso al conto corrente, sottraendolo completamente al controllo della vittima». Sostituzione di persona o vendita dei dati sul dark web A volte il criminale ruba l’identità digitale semplicemente per sostituirsi alla vittima o per vendere le informazioni personali sul dark web. Spesso i truffatori combinano dati autentici e fittizi creando falsi profili da utilizzare sui social network. Durante il periodo del Covid questa strategia è stata usata per diffondere fake news sulla pandemia o per creare falsi account di medici e screditare l’uso dei vaccini. Nel 2022 i casi di sostituzione di persona trattati dalla Polizia Postale sono stati 4.159, mentre nei primi 9 mesi del 2023 ne sono stati identificati 2.429. E questa è solo la punta dell’iceberg perché spesso le vittime non sanno di essere state derubate delle proprie generalità, oppure non sporgono denuncia. Quanto rubano e cosa comprano Secondo le statistiche dell’Osservatorio sulle Frodi Creditizie e i furti d’identità nel primo semestre del 2023 i casi di utilizzo illecito di dati personali e finanziari altrui per rubare denaro e acquistare beni sono stati 17.100 (+10,8% rispetto al 2022) con un danno stimato di oltre 83 milioni (+14,2%). I singoli importi sottratti vanno dai 1.500 euro fino a superare i 10 mila. E cosa acquistano? Elettrodomestici (34,6%), auto e moto (16,5%), abbigliamento (9,4%) e dispositivi elettronici (8%). Le vittime più colpite L’identikit della vittima privilegiata dai cybercriminali ha meno di 30 anni (23,8%) e vive in Lombardia (14,6%), Campania (11,3%), Sicilia (11,2%). Oltre il 50% delle truffe è scoperto almeno 6 mesi dopo essere stato portato a termine, mentre un caso su 5 è svelato addirittura dopo 5