Antifrode Sinistri.-I nuovi strumenti tecnologici possono rivelarsi un abilitatore fondamentale per snellire la gestione sinistri,
I nuovi strumenti tecnologici possono rivelarsi un abilitatore fondamentale per snellire la gestione sinistri, ridurre i tempi di liquidazione e migliorare il servizio alla clientela. Il tema al centro di una tavola rotonda, moderata da Emanuele Costa, partner and director di Boston Consulting Group (BCG), a cui hanno partecipato Cristiano Andreoli, mass claims manager di Verti Assicurazioni , Giuliano Basile, chief claim officer di Generali Italia, Barbara Buralli, direttore sinistri e contenzioso di Intesa Sanpaolo Assicura, Massimiliano Caradonna, senior vice president di DEKRA Italia, michele grilli, direttore sinistri Rc auto di Sara Assicurazioni S.p.A., Ferdinando Scoa, chief claims officer di Gruppo Assimoco, e Massimo Toselli, direttore sinistri di Groupama Assicurazio
Antifrode Assicurativa. La truffa dei finti furti d’auto e la Ferrari ritrovata da un morto: 7 condanne e 2 assoluzioni
La truffa dei finti furti d’auto e la Ferrari ritrovata da un morto: 7 condanne e 2 assoluzioni Fingendo la scomparsa dei mezzi la banda riusciva a ottenere risarcimenti anche di 50 mila euro. Le macchine sparivano e poi venivano tutte ritrovate sempre nella zona di via Oreto. L’imbroglio scoperto attraverso una pagina Facebook intitolata “Il cornuto di Palermo” nel 2021. Altri 28 imputati, tra cui un carabiniere e un poliziotto, a processo Inizio modulo Una delle auto usate nella truffa Ascolta questo articolo ora… Le chiamavano “cavalli” le auto di cui avrebbero simulato i furti per poter incassare gli indennizzi dalle compagnie assicurative. Macchine che stranamente sparivano quasi tutte nella stessa zona della città (via Oreto e dintorni) e che – altrettanto stranamente – venivano ritrovate sempre dalle stesse parti, non prima di aver ottenuto il risarcimento. Tra i mezzi c’era persino una Ferrari Testarossa, intestata ad una donna nata nel 1932 e che alla data del ritrovamento della “sua” auto era morta da ben 3 anni, decesso che, peraltro, non le aveva impedito di presentare “regolarmente” la denuncia per il furto. Erano questi alcuni dei retroscena dell’inchiesta “Dirty Cars”, messa a segno a febbraio del 2021, e che adesso ha portato 7 condanne e 2 assoluzioni. La Ferrari, il morto e il carabiniere: i trucchi della banda Quello che si è concluso in questi giorni è il troncone in abbreviato del processo. Altre 28 persone – compresi un poliziotto ed un carabiniere – sono state infatti rinviate a giudizio davanti al tribunale. La sentenza è stata emessa dal gup Lorenzo Chiaramonte, mentre le indagini dei carabinieri erano state coordinate dal procuratore aggiunto Ennio Petrigni e dai sostituti Daniele Sansone e Giulia Beux. Nello specifico, il giudice ha deciso di scagionare Giovanni Cefalù e Salvatore Castagnetta (difesi rispettivamente dagli avvocati Gaetano Turrisi ed Alessandro Musso), mentre per gli altri imputati sono arrivate le condanne: 7 anni e 4 mesi ad Antonino Cangemi, 6 anni e 11 mesi a Marco Litrico, un anno e 8 mesi a Miriana Litrico, 3 anni e 2 mesi per Paolo Rovetto, 2 anni e 4 mesi ad Antonino Scalavino, 2 anni e 2 mesi a Francesca Milazzo e un anno e 8 mesi a Michelangelo Cardinale. La pagina Facebook che incastra la banda La truffa alle assicurazioni avrebbe consentito di incassare centinaia di migliaia di euro: con i finti furti d’auto (oltre alla Ferrari c’era anche una Porsche Cayenne) si potevano infatti ottenere risarcimenti tra gli 8 mila e i 50 mila euro. A differenza dell’imbroglio perpetrato ai danni delle compagnie dai così detti spaccaossa, in questo caso non c’era bisogno di sporcarsi le mani, rompendo braccia e gambe a vittime di finti incidenti. L’indagine era nata da una pagina Facebook (“Giulia Gaetano-Il cornuto di Palermo”), dietro alla quale, si sarebbe celata un’attività di riciclaggio di auto rubate, trasportate da Napoli a Palermo.
L’ex moglie che non intende lavorare ha diritto al mantenimento?
L’ex moglie che non intende lavorare ha diritto al mantenimento? Gli alimenti non durano per sempre: ecco tutti i casi in cui il mantenimento può essere revocato. Fino a quando dura l’assegno di mantenimento? È una domanda che si pone spesso all’indomani del divorzio. Tendenzialmente tale misura potrebbe durare fino al decesso del beneficiario, ma non sempre. I presupposti per il diritto all’assegno potrebbero venir meno in due casi. Il primo è a seguito di un mutamento consistente nelle condizioni economiche di uno dei due coniugi. Il secondo è quando il beneficiario resta inerte, non si dà cioè da fare – pur avendone le possibilità – per rendersi autonomo. Cerchiamo di comprendere allora se e quando l’ex moglie che non intende lavorare ha diritto al mantenimento. Lo faremo alla luce di una recente giurisprudenza che si sta via via affermando nelle aule dei nostri tribunali. Ma procediamo con ordine. Indice * Cause per chiedere la revoca del mantenimento: la nuova convivenza * Cause per chiedere la revoca del mantenimento: il mutamento delle condizioni economiche * Cause per chiedere la revoca del mantenimento: l’inattività Cause per chiedere la revoca del mantenimento: la nuova convivenza La prima ipotesi che determina il venir meno del mantenimento è l’inizio di una stabile convivenza, da parte del beneficiario, con un nuovo partner. Non è necessario che questa convivenza sia fondata sul matrimonio, potendo anche trattarsi di un’unione di fatto. La Cassazione ha precisato due aspetti molto importanti. Il primo: non qualsiasi convivenza fa cessare il diritto agli alimenti. Deve essere una unione duratura (quindi che si protrae già da diverso tempo), basata sugli stessi presupposti del matrimonio (reciproca assistenza e solidarietà). Il tutto si traduce in una serie di indici come, ad esempio, il mutamento della residenza, la partecipazione alle spese comuni, ecc. Il secondo aspetto è più recente: anche dinanzi a una stabile convivenza, la moglie che ha ancora problemi economici e che ha perso ogni potenzialità lavorativa a causa del precedente matrimonio, per essersi dedicata alla casa e aver sacrificato la carriera, continua ad avere diritto al mantenimento. Cause per chiedere la revoca del mantenimento: il mutamento delle condizioni economiche Il secondo caso tipico in cui l’assegno di divorzio viene meno è quando le condizioni di uno dei due ex coniugi mutino in modo concreto. Il che coincide: * con un impoverimento del soggetto obbligato; * con un arricchimento del soggetto beneficiario. Il primo caso potrebbe derivare da pensionamento, inabilità, licenziamento, ecc. Il secondo potrebbe invece conseguire da un’assunzione, una promozione, un aumento dell’orario lavorativo, ecc. In tutti questi casi, però, non basta il fatto in sé per cessare il versamento dell’assegno: bisogna sempre rivolgersi prima al giudice affinché modifichi la precedente sentenza con cui aveva disposto le condizioni di divorzio. Cause per chiedere la revoca del mantenimento: l’inattività Di norma, il giudice non riconosce l’assegno di divorzio all’ex coniuge (ad esempio la moglie) che, seppur disoccupato, ha una potenzialità reddituale ossia che può, alla luce dell’età, della formazione e delle pregresse esperienze, trovare un posto e rendersi autonomo. Ciò nonostante potrebbe anche sussistere ancora qualche giudice che, nonostante ciò, attribuisca il diritto all’assegno al richiedente che è ancora giovane, in salute e potenzialmente occupabile. Questo però non gli consente di restare “in panciolle” e godersi “un’assicurazione a vita”. In una recente sentenza emessa dal Tribunale di Campobasso il 29 gennaio 2024, si sottolinea un principio fondamentale nel contesto dei rapporti post-matrimoniali: ogni ex coniuge deve raggiungere, quando possibile, l’autonomia finanziaria. La decisione ha riguardato una donna che, dopo alcuni anni dalla pronuncia del divorzio, si è vista revocare il mantenimento per non aver dimostrato di essersi impegnata attivamente nella ricerca di un lavoro. Secondo infatti i giudici, chi riceve questo tipo di sostegno finanziario, ha la responsabilità – se ancora ha in sé una potenzialità reddituale – di cercare di migliorare la propria situazione economica. Ciò significa mettersi alla ricerca di un’occupazione che possa garantire una fonte di reddito indipendente e quindi l’autosufficienza dall’ex. La sentenza evidenzia l’importanza di non rimanere in una condizione di stallo e inerzia, soprattutto se non vi sono ragioni valide, come gravi malattie, età avanzata o altri impedimenti che giustifichino l’assenza da un contesto lavorativo. Ci si può attendere che la persona interessata si impegni, quanto meno, nella ricerca di un impiego part-time che possa assicurare entrate mensili. Insomma, l’assetto deciso dal giudice con la sentenza di divorzio non può essere considerato definitivo, soprattutto se il coniuge beneficiario dell’assegno ha ancora la possibilità di impiegarsi. Nella sentenza si spiega che «l’ex coniuge che percepisce già da tempo l’assegno di divorzio e, ancor prima, ha percepito l’assegno di mantenimento, ha il dovere di attivarsi fattivamente per migliorare la sua condizione economico-reddituale. Non si può ammettere una situazione di ingiustificata ed indefinita inerzia in tal senso, a maggior ragione se sono trascorsi ormai molti anni dalla pronuncia di divorzio e se la richiedente è in età da lavoro e priva di patologie o impedimenti a cercare una attività – quantomeno part-time – che le garantisca un’entrata mensile».
Regole sul posizionamento, distanza e tutor: come contestare le multe per eccesso di velocità.
Regole sul posizionamento, distanza e tutor: come contestare le multe per eccesso di velocità. Il Governo è attualmente impegnato nella discussione riguardante l’introduzione di nuove regole per l’utilizzo degli autovelox. Questa mossa arriva in risposta alle dichiarazioni del Ministro delle Infrastrutture, che ha sottolineato l’importanza di garantire la sicurezza stradale e regolare il traffico, evitando al contempo che i Comuni possano sfruttare impropriamente questi dispositivi a fini puramente economici. La bozza del testo attualmente in circolazione può essere già considerata una versione definitiva, salvo ulteriori limature dell’ultimo minuto. Ecco dunque quali saranno i nuovi limiti all’utilizzo degli autovelox e le regole che gli enti dovranno rispettare per poter elevare le multe per eccesso di velocità. Indice * Dove potranno essere installati gli autovelox * Le postazioni mobili di autovelox * Le postazioni fisse di autovelox * Autovelox in città * Tutor in città * Cosa succede agli autovelox vecchi e alle postazioni già esistenti? Dove potranno essere installati gli autovelox Cominciamo dagli autovelox collocati in: * strade extraurbane secondarie, * strade urbane di scorrimento, * strade urbane di quartiere, * strade urbane ciclabili, * strade locali urbane ed extraurbane, * itinerari ciclopedonali urbani ed extraurbani. Gli enti che gestiscono tali strade dovranno effettuare una valutazione dettagliata che porti alla creazione di un documento accessibile a tutti. Questo documento deve evidenziare se su una determinata strada ci sia un’alta frequenza di incidenti che giustifichi l’utilizzo dell’autovelox o se ci siano difficoltà significative nel fermare subito chi viola le regole del traffico (insomma, bisogna spiegare quali sono le ragioni che impediscono la cosiddetta «contestazione immediata» della contravvenzione). Se si parla di alta incidentalità, questa deve essere notevolmente superiore alla media degli incidenti nella zona considerata. Questa situazione deve essere confermata da un’analisi degli incidenti avvenuti negli ultimi cinque anni, considerando le loro cause e tipologie. È necessario inoltre realizzare uno studio statistico che identifichi con precisione i tratti stradali più a rischio. Nel caso in cui ci siano ostacoli significativi nell’immediato fermare i trasgressori, l’ente gestore della strada deve fornire prove concrete di queste difficoltà, basandosi su criteri ben definiti e tenendo conto di specifiche condizioni preesistenti: * presenza di più corsie o comunque caratteristiche della strada tali da non consentire di fermare i veicoli in condizioni di sicurezza; * sviluppo plano-altimetrico della strada tale da limitare la visibilità, incidendo in negativo sulla possibilità di far arrestare i veicoli in sicurezza; * condizioni ambientali tipiche dei luoghi (per esempio, nebbia); * condizioni specifiche del traffico, per intensità o composizione (per esempio, mezzi pesanti). La valutazione sarà influenzata principalmente dalle concrete caratteristiche della strada, soprattutto l’assenza di spazi di arresto. Tutti questi documenti dovranno essere messi a disposizione del cittadino e costituiranno chiaramente, in caso di lacune o mancanza di motivazione, un ulteriore e valido strumento per fare ricorso contro le multe autovelox per eccesso di velocità. Le postazioni mobili di autovelox La nuova bozza di Decreto Ministeriale introduce regolamenti specifici per l’installazione degli autovelox, differenziando le regole a seconda che le apparecchiature siano fisse o mobili. Gli autovelox mobili, che sono gestiti direttamente dagli agenti sul campo, rientrano nelle direttive del decreto solo quando il veicolo che ha commesso l’infrazione non viene fermato immediatamente. In tale situazione, la sanzione viene notificata al proprietario del veicolo, similmente a quanto avviene per i controlli effettuati a distanza. Sulle strade extraurbane l’autovelox si potrà collocare su tratti ove il limite di velocità non sia inferiore di oltre 20 km/h a quello generale per il tipo di strada previsto dal codice della strada, salvo criticità del tracciato che impongano limiti più bassi, purché su tratti che, a seconda delle strade, variano da 200 metri a 2 km. Anche per le postazioni mobili varranno le distanze minime fissate per quelle fisse. Le postazioni fisse di autovelox Per quanto riguarda le postazioni fisse, il decreto stabilisce delle distanze minime tra due autovelox sulla stessa strada, che variano in base al tipo di via: * su autostrade, la distanza minima tra due dispositivi deve essere di almeno 4 km; * sulle strade extraurbane principali, questa distanza si riduce a 3 km; * per le altre strade extraurbane, è sufficiente un intervallo di 1 km tra un autovelox e l’altro. Sono previste ulteriori limitazioni, ancora in fase di definizione, in relazione alla segnaletica, tuttavia senza portata innovativa di grande rilievo. Autovelox in città Per quanto riguarda le strade urbane, le nuove normative stabiliscono criteri più rigorosi per l’installazione degli autovelox. Prima di considerare l’installazione di un autovelox fisso, è necessario valutare l’opportunità di adottare altre soluzioni per la riduzione della velocità, come ad esempio l’installazione di dossi stradali. Solo nel caso in cui tali soluzioni non siano ritenute appropriate, si potrà procedere con l’installazione dell’autovelox, rispettando però delle condizioni ben precise: le postazioni fisse devono essere distanziate tra loro di almeno 500 metri e non possono essere installate in punti in cui il limite di velocità sia inferiore di oltre 20 km/h rispetto al limite generale previsto per quel tipo di strada, che solitamente è di 50 km/h. In particolare, per le strade urbane di scorrimento, di quartiere e locali, l’utilizzo di autovelox sarà consentito solo in presenza di un limite di velocità non inferiore a 50 km/h. Qualsiasi limite inferiore dovrà essere giustificato da specifiche caratteristiche oggettive della strada. Ad esempio, per le strade di scorrimento, un limite inferiore può essere considerato solo per tratti di strada lunghi almeno 400 metri. Per le strade urbane ciclabili e gli itinerari ciclopedonali, il limite di velocità che legittima l’installazione di una postazione autovelox scende a 30 km/h. Inoltre, per questi ultimi, è richiesto che il tratto di strada soggetto al limite di 30 km/h abbia una lunghezza minima di 250 metri. Tutor in città I sistemi di controllo velocità media (Tutor e simili), in ambito urbano, saranno ammessi solo sulle strade di categoria D (urbane di scorrimento), a condizione che i tratti controllati non abbiano svincoli o diramazioni, abbiano limiti di velocità uniformi e la distanza minima tra i
Informazioni Commerciali -Le analisi delle fonti aperte, definito OSINT (Open Source INTelligence),
Le analisi delle fonti aperte, definito OSINT (Open Source INTelligence), consente di accedere ad una serie di informazioni che, se raccolte ed elaborate con cura, possono diventare preziose, soprattutto per le aziende che sfruttano questa metodologia per analizzare mercati, fornitori, soci e clienti. La metodologia OSINT permette di monitorare anche la reputation del proprio brand e la propria immagine e può essere utile per attuare politiche di crisis management o disaster recovery nel più breve tempo possibile. Negli ultimi tempi accade spesso che aziende siano prese di mira da social network e giornali, e questo ci insegna che è fondamentale controllare la propria reputazione, per evitare incombere in problemi di immagine e di business. Negli ultimi anni, la digitalizzazione delle informazioni e la condivisione di queste in tempo reale, ha permesso a tutti di fotografare, scrivere, segnalare, su varie piattaforme, blog, social network, e questo si sta dimostrando un’arma sempre più potente, da non sottovalutare. La società contemporanea si presenta come un enorme bacino di OSINT, sia tecnologica (si pensi alla Dual-use technology di alcune aziende) che antropologica e sociopolitica. Il rapporto con le nuove potenze internazionali come dei 4 contenenti, non è meramente un rapporto economico o politico ma geostrategico. Per qualsiasi informazione chiama l’agenzia Investigativa Internazionale -ID FOX- International Detectives Fox – Srl.
Antofrode Assicurativa-Il caso limite fu quello di un morto che non solo era resuscitato ma avrebbe incassato, tramite il fratello, 200 mila euro di risarcimento dalla compagnia di assicurazione.
Il caso limite fu quello di un morto che non solo era resuscitato ma avrebbe incassato, tramite il fratello, 200 mila euro di risarcimento dalla compagnia di assicurazione. Il “finto morto” sarebbe Giuseppe Marsalona ed è stato condannato a 2 anni e due mesi di carcere. Il suo nome fa parte dell’elenco di imputati giudicati in abbreviato dal giudice per l’udienza preliminare Marco Gaeta. La documentazione allegata alla richiesta di liquidazione della polizza vita di Marsalone aveva tutti i crismi dell’ufficialità. C’era il certificato di morte redatto da un medico, la scheda di bordo dei sanitari intervenuti con l’ambulanza nella casa di via del Bersagliere, l’atto di notorietà del decesso. Tutto falsificato. I primi sospetti alle poste Una parte dei soldi sarebbe stata usata per comprare una Fiat Panda e una Mini Paceman. La restante per finanziare gli affari della droga come sarebbe emerso in un’altra indagine. Ad insospettirsi era stata la direttrice di un ufficio postale: il beneficiario dell’indennizzo disse di avere smarrito la carta d’identità con tanto di denuncia presentata in Friuli Venezia Giulia. La foto del documento mostrato però era diversa. Le condanne Questi gli imputati e le condanne: Andrea Ambrogio 2 anni, quattro mesi e 20 giorni, Carmelo Basile 1 anno e 8 mesi, Luigi Basile 1 anno e 8 mesi, Anna Bertolino 1 anno, 10 mesi e 20 giorni, Rosalia D’Aleo un anno, 10 mesi e 20 giorni, Danilo Di Mattei 2anni e quattro mesi, Nicolò Fiore 2 anni e dieci mesi, Francesco Greco 2 anni e 10 mesi, Rosalba La Rosa 2 anni e otto mesi, Alessandro Marsalone 1 anno, sei mesi e venti giorni, Giuseppe Marsalone due anni e due mesi, Giuseppe Martorana 3 anni e sei mesi, Lucia Messina 1 anno e otto mesi, Giovanni Nocera 2 anni e quattro mesi, Grazia Pace 1 anno otto mesi, Giuseppe Piscitello 2 anni e due mesi, Giuseppe Tantillo 6 mesi, Loredana Tuzzolino 1 anno e 10 mesi. Tags: assicurazione · truffa
Antifrode Assicurativa-L’Art. 642 del codice penale prevede espressamente che le truffe assicurative possano essere perseguite solo a querela della persona offesa. Spetta, pertanto, a
L’Art. 642 del codice penale prevede espressamente che le truffe assicurative possano essere perseguite solo a querela della persona offesa. Spetta, pertanto, a soggetti privati come le imprese di assicurazioni promuovere l’azione penale attraverso i rispettivi uffici antifrode. Per poter conoscere lo stato attuale e le prospettive future di un fenomeno sociale capace di intaccare il sistema economico nel suo complesso, non si può prescindere dall’impegno profuso dai responsabili antifrode delle compagnie assicurative, demandati, dalle attuali disposizioni di legge, a contrastare le frodi assicurative.
Eredita’ Contesa-Guida alla pubblicazione del testamento olografo: processi, partecipanti e documentazione necessaria.
come avviene la pubblicazione di un testamento olografo? Guida alla pubblicazione del testamento olografo: processi, partecipanti e documentazione necessaria. La pubblicazione del testamento rappresenta un passaggio cruciale nella gestione delle ultime volontà del defunto. Questo processo, regolato dal Codice Civile, assicura che le disposizioni testamentarie siano portate a conoscenza degli eredi e legalmente riconosciute. In questo articolo, esploreremo come avviene la pubblicazione di un testamento olografo, chi deve essere presente e quali documenti sono indispensabili. Indice * Cos’è e a cosa serve la pubblicazione del testamento? * Chi deve essere presente durante la pubblicazione? * Come avviene la pubblicazione del testamento? * È possibile utilizzare la fotocopia del testamento per la pubblicazione? * Quali documenti sono necessari per la pubblicazione? * È obbligatorio pubblicare il testamento olografo? * Entro quanto tempo deve avvenire la pubblicazione del testamento? * Che differenza c’è tra pubblicazione del testamento e dichiarazione di successione? * Quando non bisogna fare la dichiarazione di successione? Cos’è e a cosa serve la pubblicazione del testamento? La pubblicazione del testamento è un atto formale, compiuto da un notaio, rivolto a rendere pubblico il contenuto di un testamento olografo o segreto, dopo la morte del testatore. Ma perché si pubblica il testamento? Tale fase ha diverse funzioni: * garantire la certezza del contenuto del testamento dinanzi a un notaio che, essendo pubblico ufficiale, consente la verifica e l’accertamento del suo contenuto evitando contestazioni o manipolazioni; * evitare contestazioni: la pubblicazione del testamento può contribuire a prevenire contestazioni tra gli eredi sulla validità del testamento o sul suo contenuto; * tutelare i diritti degli eredi: la pubblicazione del testamento consente agli eredi di conoscere le disposizioni testamentarie del defunto e di far valere i propri diritti, evitando che il documento sia nascosto da chi lo detiene. E difatti il codice stabilisce che chiunque sia in possesso di un testamento olografo è obbligato a consegnarlo a un notaio di sua fiducia per la relativa pubblicazione. Solo un accordo unanime di tutti gli eredi potrebbe evitare la pubblicazione del testamento, con divisione bonaria dei beni tra gli stessi. Ma di tanto parleremo meglio più avanti. Chi deve essere presente durante la pubblicazione? Contrariamente a quanto si possa pensare, non è necessaria la presenza di tutti gli eredi durante la pubblicazione del testamento. Basta la presenza del solo richiedente (colui cioè che è in possesso del documento), il quale potrebbe anche essere una terza parte non erede. Tuttavia, nel caso di accettazione espressa dell’eredità, la presenza degli eredi diventa obbligatoria. Come avviene la pubblicazione del testamento? La pubblicazione del testamento olografo avviene su richiesta di un interessato (un erede, un legatario, un creditore del defunto) al notaio. La pubblicazione si verifica nel momento in cui il notaio redige un verbale in forma di atto pubblico, riportando fedelmente le volontà espresse dal testatore. È fondamentale che il documento originale del testamento e un estratto dell’atto di morte siano presentati al notaio per procedere con la pubblicazione. In particolare, il notaio provvede a: * aprire il testamento olografo in presenza di due testimoni; * redigere un verbale di pubblicazione che contiene la descrizione del testamento, la data e il luogo di apertura, i nomi dei testimoni e il contenuto del testamento; * trasmettere il verbale di pubblicazione all’ufficio di stato civile del Comune in cui è avvenuta la morte del testatore. È possibile utilizzare la fotocopia del testamento per la pubblicazione? La legge è chiara: solo l’originale del testamento ha valore legale per la pubblicazione. Le fotocopie non sono accettate in quanto non garantiscono l’autenticità delle volontà del defunto. Quali documenti sono necessari per la pubblicazione? Per procedere alla pubblicazione del testamento olografo, sono indispensabili il testamento originale e l’estratto per riassunto dell’atto di morte. Quest’ultimo documento si distingue dal certificato di morte e deve essere richiesto al Comune del luogo di decesso. È obbligatorio pubblicare il testamento olografo? Il Codice Civile stabilisce che chiunque sia in possesso di un testamento olografo debba presentarlo a un notaio per la pubblicazione. Tuttavia, esiste la possibilità che tutti i coeredi concordino per non procedere alla pubblicazione, purché tale accordo sia formalizzato per iscritto, altrimenti è nullo. La validità di questo “patto di non pubblicazione” deve essere valutata caso per caso. Entro quanto tempo deve avvenire la pubblicazione del testamento? La legge non fissa un termine di scadenza per la pubblicazione del testamento ma questo si può evincere indirettamente dalle norme del codice civile. La legge infatti assegna agli eredi un termine di 10 anni dal decesso per l’accettazione dell’eredità. Dunque è bene che la pubblicazione avvenga non oltre tale termine: diversamente essa non avrebbe più alcun senso, non potendo più i potenziali eredi accettare la successione. Che differenza c’è tra pubblicazione del testamento e dichiarazione di successione? A volte si fa confusione tra la pubblicazione del testamento e la dichiarazione di successione. Quest’ultima è una formalità con uno scopo completamente diverso che viene eseguita con dichiarazione telematica trasmessa all’Agenzia delle Entrate. La dichiarazione di successione è sempre obbligatoria e serve solo per mettere il fisco al corrente dell’apertura della successione onde calcolare e liquidare le imposte di successione. Tale adempimento inoltre deve essere effettuato entro 1 anno dal decesso, a pena di sanzioni tributarie. Quando non bisogna fare la dichiarazione di successione? In alcune circostanze specifiche, la trasmissione della dichiarazione di successione non è obbligatoria. Ma a tal fine devono ricorrere tutte le seguenti condizioni: * l’eredità deve essere devoluta solo al coniuge e/o ai parenti in linea retta (figli, genitori, nonni) del defunto; * il valore dell’attivo ereditario non deve superare 100.000 euro; * l’eredità non deve comprendere beni immobili o diritti reali immobiliari (come usufrutto, ipoteca, servitù),
Antifrode assicurativa-La truffa alle assicurazioni degli spaccaossa: definitive le condanne per otto imputati
La truffa alle assicurazioni degli spaccaossa: definitive le condanne per otto imputati La Cassazione ha respinto i ricorsi. Le vittime consenzienti avrebbero percepito poche centinaia di euro per farsi spezzare gli arti Confermate in Cassazione, tranne per una donna, le condanne per uno dei tronconi del processo agli spaccaossa. Per otto imputati coinvolti nella truffa sui falsi incidenti stradali sono stati respinti i ricorsi e confermate le condanne in appello. I giudici hanno accolto il ricorso di Patrizia Alaimo, difesa dall’avvocato Franca Gennuso e annullato la condanna a quattro anni e quatto mesi, con rinvio e processo da rifare davanti alla corte d’Appello. Il processo è quello nato dall’operazione «Contra Fides», messa a segno dalla guardia di finanza il 15 aprile del 2019. Come negli altri filoni d’inchiesta, le vittime consenzienti avrebbero percepito poche centinaia di euro per farsi spezzare gli arti, riportando a volte danni permanenti, mentre i capi delle varie bande avrebbero intascato migliaia di euro. Le vittime avrebbero avuto gambe e braccia rotte con pesi da palestra o mattoni di tufo per simulare le ferite d’incidenti stradali mai avvenuti e truffare così le assicurazioni. Confermate le condanne a Ermanno Campisi, 3 anni e 4 mesi, ad Emanuela Gallano 3 anni e 8 mesi, Gesuè Giglio a 3 anni e 10 mesi, Antonino Di Gregorio 9 anni e 8 mesi, Rita Mazzanares, 3 anni e 2 mesi, Giovanni Moncada, un anno un mese e 10 giorni, Fabio Riggio, 4 anni e mezzo, Francesco Paolo Sanzo, 5 mesi e 10 giorni. Gli imputati erano accusati a vario titolo di associazione per delinquere, lesioni e frode assicurativa.
Detective Privado en Sud America-Privados Detectives Investigacion Privada
Detective Privado en Sud America-Privados Detectives Investigacion Privada Agencia de investigación privada. Contáctanos para una consulta telefónica gratuita con un detective privado de nuestra agencia IDFOX Srl -International Detective Fox – Necesitas respuestas? Nuestros detectives privados en Sud America las proporcionan, asegurando tu tranquilidad y seguridad. En primer lugar: El cliente debería reunirse de forma virtual o presencial con el detective privado o la empresa de investigación privada para analizar la situación y conocer las expectativas de conseguir un buen resultado. Esta reunión también es una oportunidad para el contratante de discutir cuánto puede gastar en total, además de que permite a los investigadores determinar si el caso es ético y/o legal, así como también saber si es posible o no resolverlo. Después del primer contacto: El inspector privado puede sugerir el servicio más apropiado de acuerdo a la inquietud. Dependiendo del trabajo a realizar, es posible que el pago sea por partes o de contado. Asimismo, el hombre o la mujer debe tener claro cual va a ser su comportamiento para no levantar sospechas ni entorpecer el trabajo de los profesionales, por lo que necesita conversar este tema con los detectives. Cuando los profesionales empiecen a trabajar: Usarán la información que recibieron de la persona contratante para averiguar a fondo todo lo relacionado con la solicitud del cliente, además de utilizar sus habilidades para guardar correos electrónicos, fotos o cualquier otro material que resulte comprometedor. Desconfíe de aquellos detectives que se publicitan sin indicar su licencia expedida por el Ministerio del Interior y le citen en lugares públicos, poco discretos donde no pueda acudir a reclamar. En Indicios Detectives siempre nos hemos diferenciado por realizar nuestras reuniones y entrevistas en nuestras instalaciones a las que podrá acudir con la mayor discreción posible. PRECIO CONTRATAR DETECTIVE No podemos hablar por todos los detectives privados del mundo, pero sí por los nuestros, especialistas con una larga experiencia y con los conocimientos más avanzados. El seguimiento básico, operativo de lunes a viernes y con los gastos de informe y vídeo incluidos, tiene un precio de 60 euros la hora. El seguimiento estándar, que involucra dos detectives en lugar de uno para un mejor servicio, de 120 euros la hora. Y el seguimiento plus, con mejoras tecnológicas adicionales, de 100 euros la hora. No obstante, hay que tener en cuenta que todo depende asimismo del tipo de servicio. Después de todo, el trabajo detectivesco se aplica en muchos ámbitos diferentes. SERVICIO PARA PARTICULARES En Indicios nos gusta ponerte las cosas fáciles. Por eso contamos con paquetes de seguimiento y descubrimiento. El de investigación básica para particulares tiene un precio de 300 euros e incluye atención personal en nuestra agencia, hasta seis horas de investigación, informe y edición de vídeos incluido y kilometraje incluido hasta los 30 kilómetros. Ahora ya conoces las tarifas de detectives para este servicio y en la parte superior de esta página encontrarás el número de teléfono para contactarnos.Las dos informaciones que necesitas para cubrir tus necesidades de investigación y llegar a la verdad.Estamos aquí para ayudarte. Precios de detective privado en Sud America: Cuáles son los precios de detective privado en Sud America? Depende. No hay dos casos iguales de investigación privada. Cada supuesto conlleva sus propias particularidades y circunstancias, lo que obliga a que cada situación requiera de unas necesidades concretas. No importa ni siquiera si la temática objeto de investigación es la misma (infidelidad, desapariciones, delitos económicos…). Cualquier historia requiere de un estudio, unas observaciones, unas vigilancias y unos informes que varían en función de factores como su dificultad y la inversión en recursos y tiempos. La consideración de estos aspectos marca el equipamiento necesario y las tarifas de los detectives privados en cada caso específi Lo primero que hay que tener en cuenta es que los investigadores privados son profesionales con una amplia formación universitaria que acredita el conocimiento y la adquisición de sus competencias. Esta capacidad les permite establecer los recursos básicos con los que abordar un caso para cerrarlo con éxito: número de detectives, material técnico, ámbito de seguimiento, edición del material audiovisual… y, en última instancia, el informe correspondiente. En Detectib, con centros de atención de detectives en Sud America adaptamos cada trabajo a las exigencias reales del cliente con la intención de garantizarle: Si estás buscando un investigador privado en Sud Amarica , te ofrecemos una consulta gratuita y sin compromiso. En Investicat, como detectives privados, estamos especializados en casos de investigación privada para particulares, empresas y abogados. Ofrecemos una amplia gama de servicios que se adaptarán a tus necesidades. Nuestros detectives son profesionales altamente experimentados y calificados que utilizarán su experiencia para obtener los resultados que necesita. Siempre trabajamos con discreción y la privacidad de nuestros clientes es siempre nuestra principal prioridad. Sabemos que contratar a un Investigador privado puede ser una decisión difícil, por lo que ofrecemos una consulta gratuita para que pueda discutir su caso con nosotros y ver cómo podemos ayudarlo. 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