Prezzo-tariffario-quanto costano le visure catastali-ipocatastali e informazioni commerciali? -Le Visure Ipocatastali, con info dalle Conservatorie, sono fondamentali per verifiche? Agenzia IDFOX-Investigazione Privata Milano
Prezzo-quanto costano le visure catastali-ipocatastali e informazioni commerciali? -Le Visure Ipocatastali, con info dalle Conservatorie, sono fondamentali per verifiche giuridiche e giudiziarie, con valore probatorio in sede legale. -Le Visure Catastali, con dati dai Catasti provinciali, sono ideali per fini fiscali e trattative immobiliari. Quanto costa un’informazione commerciale. Il costo di un’informazione commerciale può variare anche considerevolmente in base all’approfondimento della stessa. -Le Visure Ipocatastali, con info dalle Conservatorie, sono fondamentali per verifiche giuridiche e giudiziarie, con valore probatorio in sede legale. -Le Visure Catastali, con dati dai Catasti provinciali, sono ideali per fini fiscali e trattative immobiliari. Il costo della visura catastale, ipocatastali e informazioni commerciali reddituali hanno un costo molto basso. Sono tutte informazioni utili per il tuo business ad un prezzo molto vantaggioso.
Gli organizzatori della truffa procuravano fratture ad alcuni indigenti per simulare incidenti stradali e riscuotere i soldi dell’assicurazione
Gli organizzatori della truffa procuravano fratture ad alcuni indigenti per simulare incidenti stradali e riscuotere i soldi dell’assicurazione Il Gup del tribunale di Palermo Clelia Maltese ha condannato col rito abbreviato (dunque con sconti di pena di un terzo) sedici dei venti imputati di un’altra tranche del processo contro i cosiddetti spaccaossa, autori di truffe alle assicurazioni basate su fratture vere per incidenti falsi. Le vittime erano persone indigenti di contesti degradati, disposte a farsi procurare gravi danni fisici, appunto, per imbrogliare le compagnie e far intascare i risarcimenti agli organizzatori della truffa. Mentre ai fratturati toccavano sostanzialmente le briciole, circa 3-400 euro, in media, per un arto rotto con metodi brutali, con mattoni o spranghe. Assolti Giovanni Pisciotta, Angelo Geloso, Lucia Pancari e Rosolino Napoli. Condannati Matteo Corrao (8 anni e 4 mesi), Vincenzo Maccarone (8 anni, 3 mesi e 10 giorni) e Giuseppe Zizza (8 ann Ci sono poi Girolamo Faia, che ha avuto 5 anni, 9 mesi e 10 giorni, Luca Poerio 4 anni e 8 mesi, Giuseppa Messina 2 anni e 8 mesi. Pene inferiori per le vittime del sistema: Lorenzo Catalano un anno e 8 mesi, Salvatore Picone e Domenico Baldo un anno e 4 mesi ciascuno. Un anno con la sospensione condizionale della pena a Maria Spinelli, Franca Silvana Gnoffo, Antonio Musumarra, Ferdinando Lo Iacono, Giuseppa Ales e Rita Scasso. Infine otto mesi a Vincenzo Aiello, anche lui con la sospensione della pena. Fonte internet
Finti morti per incassare i premi e truffare le assicurazioni”, inflitte sei condanne. Antidrofe Assicurativa -Agenzia IDFOX Milano
Finti morti per incassare i premi e truffare le assicurazioni”, inflitte sei condanne Sarebbe bastato falsificare le carte per incassare mediamente 200 mila euro a pratica e alcune persone sarebbero decedute anche tre volte per mettere a segno l’imbroglio. Così era emerso nel blitz “Lazzaro” della polizia, a ottobre dell’anno scorso. In tre hanno patteggiato, gli altri hanno scelto l’abbreviato Un miracoloso prodigio per cui le persone avevano più di un vita e, di conseguenza, morivano anche più di una volta: così sarebbe stato possibile incassare le loro assicurazioni sulla vita e in modo molto semplice, perché sarebbe bastato truccare le carte, dichiarando il decesso di qualcuno che, in realtà, era appunto vivo e vegeto. Con questa tecnica una presunta banda di truffatori sarebbe riuscita a beffare per ben 20 volte le compagnie assicurative ed avrebbe incassato, dal 2017, oltre 2 milioni e 700 mila euro. Il gup Ermelinda Marfia ha condannato 6 imputati, che erano stati coinvolti nell’inchiesta denominata – non a caso – “Lazzaro”. I trucchi per simulare i decessi: “Togliti Facebook” La sentenza è stata emessa nei giorni scorsi. Tre degli imputati hanno patteggiato la pena: 2 anni e 10 mesi a testa per Salvatore e Agostino Patti, 3 anni per Salvatore Rini. Altre 3 persone, invece, sono state processate con l’abbreviato e il giudice ha inflitto: 6 anni di reclusione a Danilo Di Mattei, 5 anni un mese e 10 giorni a Giuseppe Tantillo (difeso dall’avvocato Filippo De Luca, la pena è leggermente inferiore a quella richiesta dalla Procura) e 2 anni 7 mesi e 10 giorni a Calogero Santi Frenna (difeso dall’avvocato Jimmy D’Azzò). Gli imputati dovranno anche risarcire le parti civili (Axa Assicurazioni, Poste Vita, Poste Assicura, Unipolsai, Genertellife, Generali Italia, Zurich Investments Life, Allianz e Sara Vita), ma il gup ha rimesso la quantificazione dei danni al tribunale civile. L’inchiesta della polizia era stata coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dai sostituti Daniele Sansone, Eugenio Faletra ed Alfredo Gagliardi. Era sostanzialmente una versione più “pulita” della maxitruffa messa in piedi dai così detti spaccaossa: sempre per truffare le assicurazioni, in quel caso, infatti, vittime consenzienti venivano ferite volutamente per poi mettere in scena finti incidenti stradali. Con i finti morti non ci sarebbe stato neppure da sporcarsi le mani. Gli imputati erano stati fermati all’inizio di ottobre dell’anno scorso, ma sono circa una ciquantina le persone coinvolte in tutto nell’imbroglio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i finti morti sarebbero stati reclutati soprattutto tra amici, parenti e dipendenti. Mediamente sarebbero stati incassati circa 200 mila euro con ogni pratica falsificata. La Procura aveva messo in evidenza delle “falle” nei controlli compiuti dalle assicurazioni: “Il meccanismo ideato riusciva a proliferare grazie allo sfruttamento di una evidente ‘falla’ del sistema di controlli messo in atto dalle compagnie assicurative: infatti, lo scrutinio espletato dalla compagnia sulla documentazione inoltrata dal beneficiario – totalmente fasulla e artefatta – è meramente cartolare e prescinde da riscontri incrociati presso terzi, in particolare presso gli uffici Anagrafe e Servizi demografici degli enti locali, dove invece i finti morti risultavano regolarmente registrati tra la popolazione residente e in vita”. Insomma, sarebbe bastato controllare con uno di questi uffici per scoprire che i morti erano… vivi. Fonte internet
La truffa dei finti furti d’auto e la Ferrari ritrovata da un morto: 7 condanne e 2 assoluzioni. Antifrode Assixurativa Idfox Milano
La truffa dei finti furti d’auto e la Ferrari ritrovata da un morto: 7 condanne e 2 assoluzioni Fingendo la scomparsa dei mezzi la banda riusciva a ottenere risarcimenti anche di 50 mila euro. Le macchine sparivano e poi venivano tutte ritrovate sempre nella zona di via Oreto. L’imbroglio scoperto attraverso una pagina Facebook intitolata “Il cornuto di Palermo” nel 2021. Altri 28 imputati, tra cui un carabiniere e un poliziotto, a processo Inizio modulo Una delle auto usate nella truffa Le chiamavano “cavalli” le auto di cui avrebbero simulato i furti per poter incassare gli indennizzi dalle compagnie assicurative. Macchine che stranamente sparivano quasi tutte nella stessa zona della città (via Oreto e dintorni) e che – altrettanto stranamente – venivano ritrovate sempre dalle stesse parti, non prima di aver ottenuto il risarcimento. Tra i mezzi c’era persino una Ferrari Testarossa, intestata ad una donna nata nel 1932 e che alla data del ritrovamento della “sua” auto era morta da ben 3 anni, decesso che, peraltro, non le aveva impedito di presentare “regolarmente” la denuncia per il furto. Erano questi alcuni dei retroscena dell’inchiesta “Dirty Cars”, messa a segno a febbraio del 2021, e che adesso ha portato 7 condanne e 2 assoluzioni. La Ferrari, il morto e il carabiniere: i trucchi della banda Quello che si è concluso in questi giorni è il troncone in abbreviato del processo. Altre 28 persone – compresi un poliziotto ed un carabiniere – sono state infatti rinviate a giudizio davanti al tribunale. La sentenza è stata emessa dal gup Lorenzo Chiaramonte, mentre le indagini dei carabinieri erano state coordinate dal procuratore aggiunto Ennio Petrigni e dai sostituti Daniele Sansone e Giulia Beux. Nello specifico, il giudice ha deciso di scagionare Giovanni Cefalù e Salvatore Castagnetta (difesi rispettivamente dagli avvocati Gaetano Turrisi ed Alessandro Musso), mentre per gli altri imputati sono arrivate le condanne: 7 anni e 4 mesi ad Antonino Cangemi, 6 anni e 11 mesi a Marco Litrico, un anno e 8 mesi a Miriana Litrico, 3 anni e 2 mesi per Paolo Rovetto, 2 anni e 4 mesi ad Antonino Scalavino, 2 anni e 2 mesi a Francesca Milazzo e un anno e 8 mesi a Michelangelo Cardinale. La pagina Facebook che incastra la banda La truffa alle assicurazioni avrebbe consentito di incassare centinaia di migliaia di euro: con i finti furti d’auto (oltre alla Ferrari c’era anche una Porsche Cayenne) si potevano infatti ottenere risarcimenti tra gli 8 mila e i 50 mila euro. A differenza dell’imbroglio perpetrato ai danni delle compagnie dai così detti spaccaossa, in questo caso non c’era bisogno di sporcarsi le mani, rompendo braccia e gambe a vittime di finti incidenti. L’indagine era nata da una pagina Facebook (“Giulia Gaetano-Il cornuto di Palermo”), dietro alla quale, si sarebbe celata un’attività di riciclaggio di auto rubate, trasportate da Napoli a Palermo.
Prezzo-investigatore privato a Miano ? Quanto costa Un Detective Privato a Milano? costi e Tariffe Investigatore Privato: Tariffario,Prezzi, Costi Agenzia Investigativa Idfox Srl Since 1991
Prezzo-investigatore privato a Miano ? Quanto costa Un Detective Privato a Milano? costi e Tariffe Investigatore Privato: Tariffario,Prezzi, Costi Agenzia Investigativa Idfox Srl Since 1991. Le tariffe, per un servizio di un’agenzia Investigativa “autorizzata” a Milano? I detective privati a Milano generalmente propongono tariffe giornaliere tra 600 e 900 euro, oppure tariffe orarie di circa 55 € all’ora per agente operativo. Investigatore Milano a Milano– Costi-tariffe-preventivi-Prezzi-Soluzioni Personalizzate-Finanziamento in loco: Max euro 3.000 da rimborsare in 12 o 24 mesi senza interessi. A livello di tariffe, per un servizio efficace non si può scendere al di sotto di un minimo di 600 euro. I detective privati ”specializzati” generalmente propongono tariffe giornaliere tra 500 e 1.000 euro, oppure tariffe orarie di circa 55 € all’ora per agente operativo, piu spese ed iva. Affidati con fiducia all’agenzia Idfox Srl-Since 1991 -Accurati servizi investigativi con risultati certificati e concreti. Chiedi un preventivo. investigatore privato economico-investigatore privato vicino a TE- investigatore privato tradimento costi-investigatore privato
La cybersecurity nell’era dell’IA: quali saranno i trend dei prossimi anni.
La cybersecurity nell’era dell’IA: quali saranno i trend dei prossimi anni. Secondo un report di Trend Micro Research, relativo al primo semestre 2023, l’Italia è stato il primo Paese in Europa e terzo al mondo per attacchi di tipo cibernetico, preceduto solo da Stati Uniti e Giappone. Se da una parte c’è stato un aumento del 40% degli incidenti informatici a danno di grandi e piccole aziende italiane (dati del Clusit), dall’altra è aumentata l’efficacia degli attacchi dei cybercriminali, che necessitano ormai di pochi giorni (a volte solo poche ore) per studiare i sistemi in cui si sono introdotti. Per questo diventa importante per le società avere la capacità di reagire in tempi rapidi ai tentativi di attacco, analizzando un flusso infinito di dati. Ma quali sono i nuovi trend che ci aspettano per quanto riguarda la cybersicurezza? E quale ruolo può avere l’IA nel supportare le aziende? Lo abbiamo chiesto a Mirko Gatto, ceo di Yarix, tra le società italiane più innovative nel comparto della sicurezza informatica che da oltre 20 anni fornisce servizi e soluzioni di cybersecurity, a industrie, enti governativi e militari, aziende del comparto sanitario e università. LEGGI ANCHE: Dal caso Google China a quello dell’italiana San Carlo: ecco alcuni degli attacchi hacker più famosi Con il tempo come si è evoluta la tecnica di attacco degli hacker? Il livello di attacco oggi si è evoluto in maniera drastica, si è visto un cambio di passo che ha messo in crisi tutti gli operatori: se prima gli hacker studiavano con attenzione la situazione prima di colpire l’obiettivo, oggi aggirano i sistemi di controllo e i loro attacchi avvengono nel giro di poche ore. Le cybergang però sono solo il punto finale, dietro c’è tutta una filiera che si autoalimenta: c’è chi vende un accesso, chi ne è venuto in possesso tramite phishing. La vendita può avvenire sia asta pubblica con i forum (in questo caso è richiesto un accesso per pagamento), sia su aste private (ad esempio utilizzando Telegram). Rispetto al passato, però, le aziende hanno una percezione molto diversa e sono sempre di più quelle che investono per innalzare le barriere di sicurezza. In caso di attacco hacker quali sono i pericoli maggiori per un’azienda? C’è innanzitutto un discorso reputazionale da non sottovalutare. Gli effetti a medio e lungo termine di un attacco si vedono soprattutto sulla perdita dei dati più importanti. In caso di cifratura dei sistemi ci può essere un blocco operativo iniziale, ricordiamoci che l’azienda ha dei tempi tecnici prima di ripartire con la sua normale attività. C’è poi un impatto legale in termini di class action e di garante della privacy, che deve investigare sulle misure di sicurezza adottate da chi ha subito l’attacco. Mirko Gatto, ceo di Yarix Che contributo può dare l’IA nel supportare le aziende? Da una parte ci sono risorse finite da parte degli analisti, dall’altra abbiamo una grande quantità di dati da analizzare perché le aziende sono sempre più connesse e il perimetro è sempre più vasto. L’IA è stata una svolta per tutti gli operatori di cybersicurezza perché è andata a supporto dei clienti finali ottimizzando una serie di lavori. Oggi siamo arrivati a una situazione per cui l’analista si occupa del lavoro d’intelligenza, mentre alle macchine spettano i compiti ripetitivi e l’analisi quantitativa dei dati. L’uso di algoritmi avanzati per identificare pattern e rilevare minacce diventerà sempre più diffuso. Noi di Yarix, ad esempio, abbiamo lanciato Egyda, una piattaforma che grazie all’IA permette di contrastare gli attacchi informatici abbattendo i tempi di risposta del 40%. Questo permette agli analisti di avere più spazio per concentrarsi maggiormente sulla parte qualitativa del loro lavoro di contrasto al cybercrime. Quali trend ci aspettano nel 2024, e da qui ad altri 10 anni, quando si parla di cybersicurezza? Le aziende devono comprendere l’impatto dell’attacco su processi, piattaforme e persone. Ci sono delle sfide che saranno interessanti in futuro e per questo occorrerà continuare a investire. Sul quantum computing, ad esempio, siamo ancora in una fase sperimentale. Oggi esistono applicazioni pratiche solo in ambiti ristretti. Con lo sviluppo di computer quantistici, si parla di 6-7 anni almeno, ci sarà una maggiore attenzione alla sicurezza quantistica e alle soluzioni di crittografia che possano resistere alle minacce rappresentate da tali tecnologie. Bisognerà stare attenti a tutte le comunicazioni fatte in passato: chi ha memorizzato un certo tipo di traffico potrà leggere in chiaro quando è stato trasmesso. E questo è importante a livello governativo. C’è poi il discorso relativo alla formazione: in senso generale l’anello debole è la persona perché è difficile che la macchina possa sbagliare. Un altro tema è legato all’identità digitale sovrana: l’identità fisica e digitale si stanno fondendo sempre di più e c’è un buco normativo in questo momento. Le persone non hanno ancora la piena consapevolezza di questo aspetto. Le piattaforme dovranno strutturarsi al meglio per capire come verranno trattati i dati. Ci sono diversi trend che stanno crescendo, su tutti la blockchain, ma bisogna viaggiare su binari paralleli, ci deve essere consapevolezza e soprattutto un piano d’azione da parte dei governi. Fonte Internet
Cosa si intende per ‘Insider Threat’? L’insider Threat è una minaccia dannosa
Cosa si intende per ‘Insider Threat’? L’insider Threat è una minaccia dannosa per un’organizzazione che proviene da persone interne, come dipendenti, ex dipendenti, appaltatori o soci in affari, che dispongono di informazioni interne relative alle pratiche di sicurezza dell’organizzazione, ai dati e ai sistemi informatici. La minaccia può comportare la frode, il furto di informazioni riservate o di valore commerciale, il furto di proprietà intellettuale o il sabotaggio di sistemi informatici. Il datore di lavoro che ha dei sospetti sui collaboratori, soci ecc., può rivolgersi ad un investigatore privato “ autorizzato” ( diffidare da coloro che operano solo su internet – privi di una sede/ufficio e telefoni fissi , ma solo con utenze mobili intestate a???????? diffidate sono dei truffatori) richiedendo legittimi controlli, nel pieno rispetto della legge). Siamo specializzati anche nel sabotaggio di attacchi informatici e cybercrimini, due problemi di cui si sente parlare sempre più spesso. Alcune aziende hanno saputo mettersi al riparo in tempo, ma i tentativi di intromissioni illegali sono sempre presenti e possono esporre a notevoli rischi. Grazie all’impiego di attrezzature e sistemi informatici all’avanguardia, effettuiamo controlli meticolosi, indaghiamo su comportamenti “ infedeltà aziendale” che possono risultare lesivi per l’azienda.
Cosa si intende per ‘Insider Threat’? L’insider Threat è una minaccia dannosa per un’organizzazione che proviene da persone interne, come dipendenti, ex dipendenti, appaltatori o soci in affari, che dispongono di informazioni interne relative alle pratiche di sicurezza dell’organizzazione, ai dati e ai sistemi informatici. La minaccia può comportare la frode, il furto di informazioni riservate o di valore commerciale, il furto di proprietà intellettuale o il sabotaggio di sistemi informatici. Il datore di lavoro che ha dei sospetti sui collaboratori, soci ecc., può rivolgersi ad un investigatore privato “ autorizzato” ( diffidare da coloro che operano solo su internet – privi di una sede/ufficio e telefoni fissi , ma solo con utenze mobili intestate a???????? diffidate sono dei truffatori) richiedendo legittimi controlli, nel pieno rispetto della legge). Siamo specializzati anche nel sabotaggio di attacchi informatici e cybercrimini, due problemi di cui si sente parlare sempre più spesso. Alcune aziende hanno saputo mettersi al riparo in tempo, ma i tentativi di intromissioni illegali sono sempre presenti e possono esporre a notevoli rischi. Grazie all’impiego di attrezzature e sistemi informatici all’avanguardia, effettuiamo controlli meticolosi, indaghiamo su comportamenti “ infedeltà aziendale” che possono risultare lesivi per l’azienda.
Cosa si intende per ‘Insider Threat’? L’insider Threat è una minaccia dannosa per un’organizzazione che proviene da persone interne, come dipendenti, ex dipendenti, appaltatori o soci in affari, che dispongono di informazioni interne relative alle pratiche di sicurezza dell’organizzazione, ai dati e ai sistemi informatici. La minaccia può comportare la frode, il furto di informazioni riservate o di valore commerciale, il furto di proprietà intellettuale o il sabotaggio di sistemi informatici. Il datore di lavoro che ha dei sospetti sui collaboratori, soci ecc., può rivolgersi ad un investigatore privato “ autorizzato” ( diffidare da coloro che operano solo su internet – privi di una sede/ufficio e telefoni fissi , ma solo con utenze mobili intestate a???????? diffidate sono dei truffatori) richiedendo legittimi controlli, nel pieno rispetto della legge). Siamo specializzati anche nel sabotaggio di attacchi informatici e cybercrimini, due problemi di cui si sente parlare sempre più spesso. Alcune aziende hanno saputo mettersi al riparo in tempo, ma i tentativi di intromissioni illegali sono sempre presenti e possono esporre a notevoli rischi. Grazie all’impiego di attrezzature e sistemi informatici all’avanguardia, effettuiamo controlli meticolosi, indaghiamo su comportamenti “ infedeltà aziendale” che possono risultare lesivi per l’azienda.
Tutti i casi in cui c’è condanna alle spese legali e la compensazione delle spese. Cosa si intende per soccombenza parziale?
Chi deve pagare le spese processuali? Tutti i casi in cui c’è condanna alle spese legali e la compensazione delle spese. Cosa si intende per soccombenza parziale? Quando si intraprende una causa e si deve versare un sostanzioso anticipo al proprio avvocato c’è sempre la speranza di recuperare tali soldi al termine del processo con la sentenza che imponga, all’avversario, il rimborso delle spese legali. Ma questo effetto non è automatico e, in ogni caso, su di esso può pesare l’accordo preso con il proprio avvocato. In questo articolo vedremo chi deve pagare le spese processuali, quali sono i casi di compensazione delle spese processuali e cosa significa soccombenza parziale. Ma procediamo con ordine. Indice * Chi paga le spese legali all’avversario? o Condanna del soccombente o Liquidazione delle spese o Proposta conciliativa o Gratuito patrocinio * Cos’è la compensazione delle spese legali? o Soccombenza reciproca * Assoluta novità delle questioni trattate o Mutamento della giurisprudenza su questioni dirimenti o Gravità ed eccezionalità delle ragioni * Soccombenza parziale e accoglimento non integrale della domanda Chi paga le spese legali all’avversario? L’articolo 91 del Codice di procedura civile disciplina la cosiddetta condanna alle spese processuali. Il principio cardine è che chi perde la causa deve rimborsare all’avversario tutte le spese sofferte a causa del giudizio: dalle imposte, bolli e diritti di cancelleria all’onorario del proprio avvocato. Ecco i punti salienti di questa norma importante. Condanna del soccombente Il giudice, con la sentenza che chiude il processo, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese processuali a favore dell’altra parte. Le spese processuali comprendono: * spese di lite: spese vive sostenute per il processo (es. tasse, marche da bollo, notifiche, consulenze tecniche); * onorari di difesa: compenso spettante all’avvocato della parte vincitrice; * onorari al consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice (il cosiddetto CTU). Liquidazione delle spese Il giudice liquida l’ammontare delle spese processuali nella stessa sentenza. La liquidazione può avvenire: * in via analitica: il giudice indica specificamente ogni voce di spesa e il suo ammontare; * in via sintetica: il giudice determina un importo complessivo forfettario. Proposta conciliativa Se il giudice accoglie la domanda in misura non superiore all’eventuale proposta conciliativa rifiutata senza giustificato motivo dalla parte nel corso della mediazione obbligatoria, condanna la parte che ha rifiutato la proposta al pagamento delle spese processuali maturate dopo la sua formulazione. Gratuito patrocinio Il giudice può condannare alle spese processuali anche la parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato. Difatti l’ammissione a tale beneficio non giustifica l’avvio di cause pretestuose o infondate. Quindi chi agisce con il gratuito patrocinio e perde dovrà rimborsare, di tasca sua, le spese legali all’avversario. Cos’è la compensazione delle spese legali? La regola generale è la condanna alle spese processuali ma, eccezionalmente, il giudice può disporre che le spese legali gravino su ciascuna parte che le ha sostenute. In pratica, nessuno ottiene il rimborso da nessuno. Questa decisione va sotto il nome di compensazione delle spese legali. La compensazione delle spese processuali è una decisione discrezionale del giudice, che deve essere motivata in modo adeguato. Il giudice può compensare le spese processuali in presenza di determinate circostanze previste dalla legge. Ecco quali sono tali casi. Soccombenza reciproca Si verifica quando entrambe le parti hanno avanzato, ciascuna nei confronti dell’altra, un’autonoma domanda e il giudice abbia accolto, in parte, le richieste dell’una e, in parte, le richieste dell’altra. Sicché entrambi i rivali risultano vincitori e soccombenti su alcune domande o eccezioni. Tizio chiede il pagamento di una fattura insoluta a Caio per un lavoro edile da questi eseguito. Caio risponde sostenendo che le opere non sono state eseguite a regola d’arte e che, anzi, hanno creato dei grossi danni a terzi, danni che Caio ha dovuto risarcire e di cui chiede il rimborso a Tizio. Il giudice accoglie in parte la domanda di Tizio (riconoscendogli il diritto al pagamento solo per alcuni lavori) e in parte quella di Caio (riconoscendogli un parziale risarcimento per i danni patiti). Assoluta novità delle questioni trattate Si verifica quando le questioni giuridiche affrontate nel processo sono particolarmente complesse e controverse, e non vi è giurisprudenza consolidata al riguardo. Si solito succede quando il giudice è chiamato a decidere una causa applicando una legge uscita da poco tempo. Sempronio agisce contro Mevio per la violazione di un nuovo diritto introdotto da una legge recente. In questo caso, il giudice potrebbe compensare le spese processuali in considerazione della complessità e novità della materia. Mutamento della giurisprudenza su questioni dirimenti Si verifica quando l’interpretazione della giurisprudenza cambia durante il processo, determinando l’esito favorevole per una parte che in precedenza era soccombente. Filomena cita la banca Alfa per un mutuo usurario. Durante il processo, la Cassazione emette una nuova sentenza che modifica l’orientamento giurisprudenziale in materia. In questo caso, il giudice potrebbe compensare le spese processuali pur respingendo la domanda di Filomena. Gravità ed eccezionalità delle ragioni La legge lascia al giudice la possibilità di individuare, caso per caso, ulteriori – purché gravi e motivate– ragioni che giustifichino la compensazione delle spese, anche in assenza di soccombenza reciproca o delle altre condizioni sopra elencate. Tizio cita Caio per il risarcimento del danno da diffamazione a mezzo stampa. Il giudice ritiene che la condotta di Caio sia stata particolarmente grave e lesiva della reputazione di Tizio, ma comprensibile considerato il comportamento tenuto da Tizio in una particolare vicenda di pubblico dominio. Soccombenza parziale e accoglimento non integrale della domanda Non ci resta che analizzare l’ipotesi di accoglimento parziale della domanda. Poniamo il caso di una persona che agisca in giudizio contro un’altra per chiedere un risarcimento di 100mila euro. Il giudice però gliene riconosce solo 50mila. Potrebbe l’accoglimento parziale della domanda giustificare la compensazione delle spese processuali? Chi, in questi casi, deve pagare l’avvocato della controparte? Della questione si è occupata di recente la Cassazione secondo cui il rigetto parziale della domanda, ossia la cosiddetta soccombenza parziale, non può comportare la compensazione delle spese legali (Cass. sent. n. 6135/2024). La Corte ha ribadito che, secondo