Agenzia investigativa a Milano, Agenzia IDFOX Investigatore Privato a Milano, Costi, Prezzi, Tariffe, Preventivi. Investigatori privati a Milano, riservati, competenti e certificati. I costi dipendono dal tipo di attività richiesta, dalle tempistiche e dalla durata dell’incarico investigativo
Agenzia investigativa a Milano, Agenzia IDFOX Investigatore Privato a Milano, Costi, Prezzi, Tariffe, Preventivi. Investigatori privati a Milano, riservati, competenti e certificati. I costi dipendono dal tipo di attività richiesta, dalle tempistiche e dalla durata dell’incarico investigativo. Quanto costa un investigatore privato per un giorno? I costi orari e giornalieri degli investigatori privati a livello di tariffe, per un servizio efficace non si può scendere al di sotto di un minimo di 500 euro al giorno, gli investigatori privati “AUTORIZZATI” generalmente propongono tariffa oraria applicata a un’investigazione privata parte da un costo minimo di € 50,00 fino a un massimo di € 100,00 oltre iva ed eventuali spese. L’Agenzia IDFOX Srl dal 1991- è in grado di svolgere investigazioni private con la massima serietà e riservatezza sia in Italia che all’estero. Siamo consapevoli dell’importanza delle vostra privacy e ci impegniamo a garantire risultati accurati e completi in maniera totalmente riservata. Affidatevi alla nostra agenzia investigativa a Milano: riceverete un servizio di qualità professionale, efficiente e riservato. Contattateci oggi per una consulenza gratuita e risolvete ogni dubbio con i nostri esperti. IDFOX Sr- dal 1991, con sede a Milano, opera in tutto la Lombardia , Italia ed Estero, con sede in Via Luigi Razza N.4 Milano. Leader nel campo delle investigazioni private e Aziendali, svolge indagini da oltre 30 anni. L’agenzia si avvale di un team multidisciplinare composto da professionisti dell’investigazione altamente qualificati, competenti ed esperti, in continuo aggiornamento per quanto riguarda le tecniche e gli strumenti più innovativi-Agenzia Investigativa IDFOX Srl- Organizzazione Internazionale Leader nella Tecnologia piu avanzata. L’Agenzia IDFOX Srl- e’ collegata on line con 400 corrispondenti on line in circa 170 paesi nel mondo. L’agenzia investigativa IDFOX Srl -Investigazioni dal 1991, con sede operativa e Legale in via Lugi Razza 4 – 20124 Milano, si avvale esclusivamente di investigatori privati altamente qualificati e con esperienza pluriennale, pronti a svolgere ogni tipologia di indagine, garantendo il rintraccio di prove tangibili e inconfutabili utilizzabili anche in sede di giudizio. Tempestività, professionalità e riservatezza sono le linee guida fondamentali della nostra agenzia investigativa, capace di garantire in modo affidabile lo svolgimento delle indagini e la raccolta prove tangibili, utilizzabili in sede di giudizio. Contatti, Contacts Investigations Agency IDFOX SRL www.idfox.it max@idfox.it Contattaci al numero telefonico +3902344223 Ricordati che l’esperienza e la conoscenza accumulata attraverso anni di lavoro sul campo è inestimabile quando si tratta di risolvere casi complessi. Quando consultando potenziali investigatori, non esitare a chiedere dei dettagli sulla loro esperienza passata e su casi simili al tuo. Un investigatore con un solido background nel settore avrà affrontato una vasta gamma di casi, affinando le sue capacità e sviluppando intuizioni che solo gli anni di pratica possono garantire. Assicurati che l’investigatore abbia le competenze necessarie per affrontare il tuo caso specifico. Chiedi informazioni dettagliate sulle strategie che utilizzano per risolvere casi simili al tuo e come intendono affrontare il tuo specifico problema. La professione di investigatore privato è regolamentata in molte giurisdizioni, e i professionisti devono rispettare determinate normative e ottenere le licenze necessarie per operare legalmente. Le certificazioni, inoltre, indicano un impegno costante nell’aggiornamento delle competenze e nell’adeguamento alle normative in evoluzione. Ecco perché dovresti dare la massima importanza alla qualità quando scegli un investigatore privato. Altro consiglio: la discrezione è un pilastro fondamentale di ogni investigatore privato di qualità. Molte questioni affrontate dagli investigatori riguardano aspetti personali o aziendali estremamente delicati. Pertanto, l’investigatore deve operare con la massima riservatezza, garantendo che tutte le informazioni raccolte siano trattate con il massimo rispetto per la privacy. Questa riservatezza non solo protegge la tua reputazione, ma assicura anche che il processo investigativo rimanga confidenziale. C H I S I A M O La direttrice dell’agenzia investigativa Interraziale IDFOX Investigazioni dal 1991- ha maturato un’esperienza pluriennale nel campo investigativo ed assicurativo ha conseguito una Laurea in Giurisprudenza, con specializzazione in diritto internazionale, presso l’Università Bocconi. Il nostro team di esperti dell’agenzia IDFOX Srl, parla almeno correttamente 4 lingue: inglese, francese, spagnolo e tedesco ed è esperto nelle indagini private, aziendali, assicurative e finanziarie internazionali ed opera sotto la direzione dalla Dottoressa Margherita Maiellaro. L’agenzia investigativa International Detective Fox ® “IDFOX Investigazioni “è stata fondata da Max Maiellaro. Il fondatore, con oltre 30 anni di esperienze investigative maturate nella Polizia di Stato, già diretto collaboratore del Conte Corrado AGUSTA, ex Presidente dell’omonimo Gruppo AGUSTA SpA, è stato inoltre responsabile dei servizi di sicurezza di una multinazionale, nonché presso vari gruppi operanti in svariati settori quale metalmeccanici, chimica, oreficeria, tessile, alta moda, elettronica e grande distribuzione, ha sempre risolto brillantemente ogni problematica investigativa connessa a: infedeltà aziendale, ai beni, marchi e brevetti, concorrenza sleale e alla difesa intellettuale dei progetti, violazione del patto di non concorrenza, protezione know-how e tutela delle persone e della famiglia, nonché referente abituale di imprenditori, manager, multinazionali e studi Legali su tutto il territorio Italiano ed anche Estero. Contatti, Contacts Investigations Agency IDFOX SRL www.idfox.it max@idfox.it Contattaci al numero telefonico +3902344223
Scoperte frodi assicurative per 1,5 milioni: riscosse illecitamente polizze di Poste Italiane .IDFOX – Antifrode Assicurativa MilanoI truffatori avevano delle talpe. Operazioni su ulteriori assicurazioni da 3,5 milioni. Coinvolti quattro dipendenti di Poste
Scoperte frodi assicurative per 1,5 milioni: riscosse illecitamente polizze di Poste Italiane .IDFOX – Antifrode Assicurativa MilanoI truffatori avevano delle talpe. Operazioni su ulteriori assicurazioni da 3,5 milioni. Coinvolti quattro dipendenti di Poste La polizia postale ha concluso con successo l’operazione “Insider”, eseguendo sei ordinanze di custodia cautelare e arresti domiciliari contro un’organizzazione criminale che operava tra la Campania e il Lazio. L’obiettivo principale era attaccare le polizze assicurative del “Ramo Vita” di Poste Italiane, riscuotendole al posto dei legittimi titolari. Sono state complessivamente eseguite 48 perquisizioni nel corso delle indagini, che hanno coinvolto 39 persone. L’indagine, condotta dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica – Polizia Postale Lazio, è nata in seguito alle denunce di alcuni titolari di polizze del Ramo Vita di Poste. L’inchiesta ha documentato riscossioni fraudolente per un totale di 1,5 milioni di euro. La collaborazione con l’ufficio Fraud Management di Poste Italiane ha anche sventato altri tentativi di frode per 3,5 milioni di euro. Pedinamenti, appostamenti, intercettazioni telefoniche per oltre 7 mesi e l’analisi dei dispositivi informatici sequestrati hanno permesso di chiudere un’inchiesta delicatissima. Il capo dell’organizzazione criminale, un pregiudicato di Napoli, è stato individuato e arrestato. Inoltre, sono stati identificati i ruoli e i compiti degli altri membri del gruppo, compresi quattro dipendenti infedeli di Poste Italiane. Questi insider, accedendo illegalmente agli archivi aziendali, hanno fornito informazioni vitali per le frodi, inclusi dettagli sui clienti, somme giacenti e modalità di riscossione. L’operazione ha coinvolto i Centri Operativi per la Sicurezza Cibernetica in diverse città, con 15 perquisizioni e 39 denunce in stato di libertà. L’organizzazione criminale è stata efficacemente smantellata, mettendo al sicuro 3,5 milioni di euro dei risparmiatori. Fonte Internet
Assicurazioni fantasma, maxi truffa scoperta all’Aquila . IDFOX – Antifrode Assicurativa Milano Una truffa con assicurazioni fantasma assegnate a decine di automobilisti è stata scoperta nell’Aquilano.
Assicurazioni fantasma, maxi truffa scoperta all’Aquila . IDFOX – Antifrode Assicurativa Milano Una truffa con assicurazioni fantasma assegnate a decine di automobilisti è stata scoperta nell’Aquilano. Questo il risultato dell’attività congiunta di Polizia e Carabinieri che la scorsa settimana hanno sequestrato quattro portatili, due pc da scrivania, uno smartphone, quattro PenDrive e centinaia di contratti di assicurazione per ulteriori accertamenti. L’indagine è partita dalla Squadra di Polizia Giudiziaria del Compartimento Polizia Stradale dell’Aquila dopo aver notato un aumento anomalo di veicoli circolanti senza copertura assicurativa obbligatoria. Si è scoperto che molti automobilisti circolavano senza la polizza Rca prescritta dal Codice della Strada, presentando certificati di assicurazione apparentemente regolari, ma in realtà ottenuti tramite truffa, almeno secondo le accuse. I Carabinieri di Assergi, frazione dell”Aquila, e il Comando della Polizia locale dell’Aquila hanno contribuito all’indagine. Si è individuato un presunto responsabile delle truffe, un cinquantanovenne già noto alle autorità per truffe simili in ambito condominiale. La Procura della Repubblica dell’Aquila ha emesso un decreto di perquisizione nell’appartamento dell’indagato. Quest’ultimo, radiato dall’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni nel 2022, continuava a raggirare automobilisti con polizze assicurative fraudolente. Si sospetta che molti veicoli circolino ancora senza assicurazione valida, mettendo a rischio i proprietari di gravi conseguenze finanziarie in caso di incidente. Fonte Internet
| Il mantenimento dei figli adulti è obbligatorio? La Corte di Cassazione stabilisce quando i genitori non devono più mantenere i figli in età lavorativa.
| Il mantenimento dei figli adulti è obbligatorio? La Corte di Cassazione stabilisce quando i genitori non devono più mantenere i figli in età lavorativa. La questione del mantenimento dei figli adulti da parte dei genitori divorziati rappresenta un tema sempre più ricorrente, complice la difficoltà di ingresso nel mondo del lavoro e lo slittamento dell’età dell’indipendenza economica. Tuttavia, secondo la giurisprudenza, la crisi occupazionale non può essere una giustificazione per il figlio in età avanzata per restare a carico dei genitori. La recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 8630/2024 del 2 aprile 2024 offre un importante chiarimento in merito, riproponendo un principio ormai consolidato in giurisprudenza: quello dell’autoresponsabilità dei giovani in età lavorativa. Ma cosa si intende per età lavorativa? Il mantenimento dei figli adulti è obbligatorio? Cerchiamo di comprendere cosa dice la legge e qual è l’attuale indirizzo della giurisprudenza. Indice * È obbligatorio mantenere i figli adulti? * Qual è l’età lavorativa? * Quali sono i criteri per il mantenimento dei figli maggiorenni? * Quando cessa il mantenimento È obbligatorio mantenere i figli adulti? La legge italiana, in particolare l’articolo 147 del Codice civile, impone ai genitori il dovere di mantenere, istruire ed educare i propri figli. Il dovere permane finché questi sono minorenni. Una volta raggiunta invece la maggiore età, l’obbligo di versare gli alimenti al figlio sussiste solo se quest’ultimo dà prova di: * proseguire il percorso di studio con profitto; * terminato il percorso di studi o in alternativa ad esso, impegnarsi nella ricerca di un’occupazione. Non è con i 18 anni che si perde in automatico il mantenimento se il giovane non vuole frequentare l’università: bisogna dargli il tempo di cercare un’occupazione. Ma questo periodo non può durare in eterno. Così come anche chi consegue la laurea deve fare di tutto per rendersi indipendente, anche accettando lavori non in linea con le sue aspirazioni. Secondo la di Cassazione, un figlio adulto ha l’onere di dimostrare la propria necessità di mantenimento, evidenziando gli sforzi compiuti per acquisire una formazione professionale o tecnica oppure per trovare un’occupazione. Se non riesce a giustificare la mancanza di indipendenza economica, il principio dell’autoresponsabilità prevale, escludendo l’obbligo di mantenimento da parte dei genitori. Qual è l’età lavorativa? La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 8630/2024, ha stabilito che l’obbligo dei genitori di mantenere i figli cessa definitivamente quando questi raggiungono l’età lavorativa e non presentano gravi forme di inabilità lavorativa ai sensi della Legge 104/1992. Secondo i giudici supremi, questa età coincide con i 30 anni (che spesso la Cassazione ha esteso a 35 per chi ha scelto un percorso di studi particolarmente lungo e complesso, come per i medici specializzandi). Dunque, una volta superato questo tetto, il figlio, anche se disoccupato, deve rendersi indipendente e autonomo, accontentandosi di ciò che trova. Difatti, il mantenimento non gli è più dovuto. Immaginiamo il caso di Luca, un neolaureato di 25 anni che non trova lavoro nonostante abbia inviato numerose candidature: in questa situazione, potrebbe essere considerato ancora a carico dei genitori, a condizione che dimostri il suo impegno attivo nella ricerca di un’occupazione. Al contrario, se Sofia, della stessa età, decide di non proseguire gli studi né di cercare lavoro, la sua richiesta di mantenimento potrebbe non essere giustificata agli occhi della legge. Quali sono i criteri per il mantenimento dei figli maggiorenni? L’articolo 155 del Codice civile, modificato dalla Legge n. 54 del 8 febbraio 2006, stabilisce che il mantenimento dei figli deve essere proporzionato al reddito dei genitori e tenere conto delle esigenze dei figli, delle risorse economiche della coppia genitoriale, dei tempi di permanenza con ciascun genitore e del valore economico dei compiti domestici e di cura svolti. Secondo la giurisprudenza, i genitori devono garantire ai figli il loro stesso tenore di vita. Quando cessa il mantenimento Oltre che al compimento del trentesimo anno di età, il mantenimento cessa definitivamente quando il figlio ottiene un lavoro. L’obbligo dei genitori non rivive neanche se il figlio, dopo poco, torna ad essere disoccupato.
Quando è lecito il controllo della posta elettronica aziendale? Il datore può controllare le email del dipendente per cercare prove di un illecito? Il licenziamento può considerarsi valido?
Quando è lecito il controllo della posta elettronica aziendale? Il datore può controllare le email del dipendente per cercare prove di un illecito? Il licenziamento può considerarsi valido? La riforma del lavoro del 2015, meglio nota come Jobs Act, ha sdoganato i controlli, da parte del datore di lavoro, sulla posta elettronica in uso ai dipendenti. A tal fine non c’è bisogno del previo accordo coi sindacati o l’autorizzazione dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro, come invece avviene per gli impianti di videosorveglianza. Ciò nonostante un accesso indiscriminato è considerato illegittimo. Vediamo dunque quando è lecito il controllo della posta elettronica aziendale, quali le condizioni, i limiti e l’utilizzabilità delle prove così raccolte ai fini di un procedimento disciplinare. Indice * Quali sono le condizioni per un controllo lecito della posta elettronica? * Si può licenziare un dipendente per una email? * La vicenda Quali sono le condizioni per un controllo lecito della posta elettronica? La legge stabilisce che i controlli sulla corrispondenza elettronica dei dipendenti da parte del datore di lavoro sono ammissibili solo se: * avvengono sull’account aziendale, quello cioè di proprietà del datore di lavoro; * il dipendente è stato informato, prima dell’avvio del rapporto di lavoro, della possibilità dei controlli sulle email (poiché la prova spetta al datore, sarà meglio che l’informativa avvenga per iscritto); * il controllo può avvenire solo se sussiste un «fondato sospetto» circa la commissione di un illecito da parte del dipendente; * il controllo può riguardare solo dati acquisiti successivamente (ex post) rispetto all’insorgere del sospetto. Pertanto, il datore di lavoro non è abilitato a eseguire tali controlli in funzione esplorativa. Si può licenziare un dipendente per una email? Il datore di lavoro che rinvenga in una email la prova di un comportamento illegittimo del dipendente (ad esempio la divulgazione di informazioni riservate o di commenti volti a screditare il vertice aziendale) può procedere al licenziamento solo se: * il dipendente era stato informato della possibilità di controllo sulla sua posta elettronica; * se il controllo dell’email è stato fatto successivamente alla notizia della condotta illecita e quindi dopo l’insorgere del “fondato sospetto”. Questo principio è confermato dalla recente sentenza del Tribunale del lavoro di Roma, con sentenza pubblicata il 14 febbraio 2024. I giudici della capitale hanno così voluto evidenziare l’importanza del rispetto della normativa sulla privacy e dello Statuto dei lavoratori. La vicenda Il Tribunale del lavoro di Roma ha annullato il licenziamento di un dirigente di una nota compagnia aerea. La società aveva avviato il procedimento disciplinare dopo aver rinvenuto, nella sua casella di posta elettronica, email denigratorie nei confronti della governance aziendale. Tali informazioni però erano state ottenute attraverso un «illecito accesso alla corrispondenza» del manager e, quindi, in violazione dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori e della normativa europea e nazionale sulla privacy. Il giudice, nell’accogliere il ricorso del dirigente ha affermato che i “controlli difensivi” (quelli, cioè, posti in essere dal datore di lavoro al fine di tutelare beni estranei al rapporto di lavoro o a evitare comportamenti illeciti) sono tuttora ammessi anche mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici a condizione che sussista un «fondato sospetto» circa la commissione di un illecito da parte del dipendente e sempre che il controllo riguardi dati acquisiti successivamente (ex post) rispetto all’insorgere del sospetto. Nel caso specifico, la società datrice di lavoro aveva acquisito le email prima ancora di avere il dubbio della commissione dell’illecito.
Quanto tempo passa tra atto di precetto e pignoramento? Cosa succede dopo la notifica del precetto e cosa rischia il debitore che non paga subito.
Quanto tempo passa tra atto di precetto e pignoramento? Cosa succede dopo la notifica del precetto e cosa rischia il debitore che non paga subito. Chi ha subito una condanna da parte del giudice, firmato un contratto di mutuo, emesso assegni o cambiali, o addirittura ricevuto un decreto ingiuntivo senza fare opposizione, spesso si chiede quanto tempo passa tra atto di precetto e pignoramento. La domanda sorge perché, prima di avviare l’esecuzione forzata, il creditore è obbligato a notificare il cosiddetto “atto di precetto”, ossia un ultimo avvertimento a pagare. Viene così concesso un termine di 10 giorni prima del quale l’esecuzione non può avvenire. Tuttavia, è errato credere che il pignoramento avverrà già all’undicesimo giorno. Come avremo modo di vedere qui di seguito, a volte trascorrono settimane o, addirittura, mesi. Ciò non significa però che, entro tale arco di tempo, il debitore possa attuare manovre per disperdere il proprio patrimonio (cessioni come vendite, donazioni): esse infatti sarebbero facilmente revocabili dal creditore, con conseguente aggravio di spese legali per il debitore. In questa guida vedremo innanzitutto cosa accade dopo la notifica dell’atto di precetto e quali sono le conseguenze se non si paga subito. Finiremo la trattazione analizzando, appunto, quanto tempo intercorre tra precetto e pignoramento. Ma procediamo con ordine. Indice * A che serve il precetto? * Cosa succede se non si paga l’atto di precetto? * Dopo quanto tempo dal precetto arriva il pignoramento? * Cosa può fare il debitore prima del pignoramento? * Quante volte si può rinnovare il precetto? A che serve il precetto? Il precetto serve ad anticipare al debitore l’intenzione del creditore di agire in via esecutiva. In tal modo gli viene offerto un ultimo termine di 10 giorni per adempiere bonariamente, evitando le ulteriori spese legali e le conseguenze pregiudizievoli che un pignoramento può comportare. Nulla impedisce al debitore, una volta ricevuto il precetto, di contattare l’avvocato del creditore per trovare un bonario componimento che passi magari attraverso una dilazione o un saldo e stralcio. Cosa succede se non si paga l’atto di precetto? Come anticipato, subito dopo il precetto scatta il pignoramento. Dunque, ciò che rischia il debitore inadempiente è l’avvio della procedura esecutiva tramite ufficiale giudiziario. Il creditore potrà: * chiedere al Presidente del Tribunale di autorizzarlo a consultare la cosiddetta Anagrafe Tributaria, un database dell’Agenzia delle Entrate dove sono riportati tutti i redditi e i rapporti di conto corrente dei contribuenti. In tal modo, il pignoramento avverrà “a colpo sicuro”; * avviare il pignoramento dei beni mobili presso la dimora del debitore, dell’auto, degli immobili (previa iscrizione di ipoteca), dei conti correnti, del quinto dello stipendio o della pensione (in quest’ultimo caso detratto il minimo vitale che non può mai essere inferiore al doppio dell’assegno sociale), dei canoni di locazione eventualmente percepiti, ecc. Dopo quanto tempo dal precetto arriva il pignoramento? Come visto, il pignoramento non può mai avvenire prima di 10 giorni dall’avvenuta consegna del precetto. Tuttavia la legge fissa anche un termine massimo: il precetto infatti perde efficacia dopo 90 giorni. Quindi il pignoramento può intervenire entro tale lasso di tempo. Di norma, non decorre quasi mai meno di un mese dal precetto per l’avvio del pignoramento. Infatti il creditore deve ricevere innanzitutto le cartoline che attestano il ricevimento della notifica del precetto. Deve poi compilare l’atto di pignoramento, consegnarlo all’ufficiale giudiziario e attenderne la consegna. Tutto questo richiede qualche settimana. Si tenga però conto che, se il creditore dovesse presentare al Presidente del Tribunale l’istanza di autorizzazione alla consultazione dell’Anagrafe Tributaria, il termine di 90 giorni di efficacia del precetto si sospende fino a quando non viene dato riscontro alla richiesta (sia esso positivo, con l’indicazione dei beni pignorabili, o negativo). Questo fa sì che il pignoramento possa slittare ulteriormente, dovendosi attendere la compilazione dell’istanza, il deposito della stessa, la risposta del Presidente del Tribunale e infine la consegna della documentazione. Il fatto che la legge abbia previsto la sospensione del termine di 90 giorni di efficacia del precetto significa che il pignoramento potrebbe intervenire anche dopo tre mesi dalla notifica del precetto stesso (diversamente non vi sarebbe stata ragione di inserire tale previsione). Cosa può fare il debitore prima del pignoramento? Qualsiasi atto compia il debitore sui propri beni prima del pignoramento è passibile di azione revocatoria. Ad esempio, se questi intesta la casa al figlio o la vende, tale cessione è revocabile su ricorso del creditore al Tribunale. È verosimile che il creditore conosca già gli immobili di cui dispone il debitore, avendo probabilmente eseguito una visura prima ancora della notifica del precetto. Sicché un atto di vendita o donazione non passerebbe inosservato. Più difficile – anche se altrettanto revocabili – potrebbero essere gli storni di somme da un conto corrente a un altro. Invece, il semplice prelievo di somme fatto per esigenze personali non è revocabile. A tal fine è bene ricordare che il pignoramento del conto su cui vengono accreditati lo stipendio o la pensione può avvenire – quanto alle somme già giacenti in banca – solo per la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale. Se pertanto la provvista viene ridotta a tale soglia, non si potrà pignorare nulla se non i successivi accrediti, comunque nei limiti di un quinto. Quante volte si può rinnovare il precetto? Il precetto, dopo 90 giorni, perde efficacia, ma il creditore ne può notificare uno successivo prima di avviare il pignoramento. Anche quest’ultimo darà al debitore 10 giorni di tempo per pagare e diverrà inefficace dopo 90 giorni. La notifica di ogni atto di precetto interrompe i termini di prescrizione. Non esiste un limite massimo di precetti in rinnovazione che possono essere notificati al debitore. Quindi il creditore può provare più volte a sollecitare in tale modo il pagamento, senza che questo esercizio del diritto possa essere considerato un atto persecutorio.
Chi può svolgere attività stragiudiziale? Quali sono le attività stragiudiziali vietate a chi non è avvocato e quando si rischia il reato di esercizio abusivo della professione.
Chi può svolgere attività stragiudiziale? Quali sono le attività stragiudiziali vietate a chi non è avvocato e quando si rischia il reato di esercizio abusivo della professione. A fornire consulenze legali può essere chiunque, anche chi non è avvocato. Ben potrebbero dare pareri in materie giuridiche quindi un commercialista, un agente immobiliare, un consulente del lavoro e persino chi non è iscritto in albi professionali (così Cass. sent. n. 12840/2006). Diverso è invece il discorso per le attività che, pur non costituendo ancora esercizio vero e proprio di un’azione giudiziale, sono prodromiche e funzionali ad essa. Cerchiamo di comprendere, più nel dettaglio, chi può svolgere attività stragiudiziale partendo dal fornire una definizione di “attività giudiziale”: cosa si intende con questo termine e cosa ricomprende? Procediamo con ordine. Indice * Cos’è l’attività stragiudiziale * Quali attività stragiudiziali deve fare l’avvocato? * Quali attività sono riservate agli avvocati Cos’è l’attività stragiudiziale In generale l’attività stragiudiziale è tutta quella che, seppur avente ad oggetto la difesa o l’assistenza legale di un soggetto, non avviene nell’ambito di una procedura in Tribunale. Quindi vi rientrano innanzitutto la redazione di un parere scritto o di un contratto, ma anche la richiesta di un risarcimento all’assicurazione dopo un incidente stradale, una lettera di diffida al debitore che interrompa la prescrizione (o la risposta a una diffida), una denuncia o una querela, una transazione con la controparte, l’assistenza di un lavoratore dinanzi al sindacato o all’Ispettorato territoriale del lavoro e così via. Tali attività stragiudiziali si contrappongono alle attività giudiziali che sono invece quelle attinenti al processo vero e proprio quali, ad esempio, la redazione di atti di causa, la partecipazione alle udienze, il pignoramento, l’assistenza in mediazione. Tali compiti sono riservati unicamente agli avvocati e chi li svolge, pur senza il titolo, commette il reato di esercizio abusivo della professione. Approfondimenti: Consulenza legale: la può dare chi non è avvocato? Quali attività stragiudiziali deve fare l’avvocato? La giurisprudenza distingue, all’interno delle attività stragiudiziali, alcune che solo l’avvocato può compiere ed altre invece che, come detto in apertura, può svolgere chiunque, purché chiaramente dotato della competenza tecnica. Con la sentenza n. 13341/2024, la Cassazione ha chiarito che sono riservate agli avvocati le attività stragiudiziali “connesse o strettamente prodromiche” ad un contenzioso civilistico. Quindi, a titolo esemplificativo, non è consentito a chi non ha il titolo di avvocato: * portare avanti una transazione stragiudiziale in una controversia per il risarcimento dei danni; * fare una diffida ai debitori morosi con l’avvertimento dell’azione legale (salvo poi farsi da parte adducendo motivi di una riorganizzazione dello studio); * compiere attività di recupero crediti, sempre portata avanti nella prospettiva di svolgere azioni legali; * partecipare a un incontro di mediazione “obbligatoria”. Secondo la Suprema Corte, integra il reato di esercizio abusivo di una professione (previsto dall’art. 348 cod. pen.), il compimento senza titolo di avvocato di quegli atti che, «pur non attribuiti singolarmente in via esclusiva a una determinata professione, siano univocamente individuati come di competenza specifica di essa, allorché lo stesso compimento venga realizzato con modalità tali, per continuatività, onerosità e organizzazione, da creare, in assenza di chiare indicazioni diverse, le oggettive apparenze di un’attività professionale svolta da soggetto regolarmente abilitato». Non commette invece il reato di esercizio abusivo della professione «il soggetto che si limiti all’occasionale compimento di una attività stragiudiziale. Difatti una prestazione isolata non può essere sintomatica di un’attività svolta in forma professionale, in modo continuativo, sistematico ed organizzato». Quali attività sono riservate agli avvocati La Legge 31 dicembre 2012, n. 247 («Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense»), all’art. 2, comma 5, stabilisce che sono attività esclusive dell’avvocato, fatti salvi i casi espressamente previsti dalla legge, l’assistenza, la rappresentanza e la difesa nei giudizi davanti a tutti gli organi giurisdizionali e nell’arbitrato rituale. Infine, come detto sopra, l’attività professionale di consulenza legale e di assistenza legale stragiudiziale, ove connessa all’attività giurisdizionale, se svolta in modo continuativo, sistematico e organizzato, è di competenza degli avvocati. Così, tornando al caso concreto, la Corte, ha ritenuto ravvisato l’abusivo esercizio “nell’attività stragiudiziale, rientrante nella professione legale, portata avanti dalla ricorrente con continuità, organizzazione, onerosità e con modalità tali da creare le apparenze di un’attività professionale svolta da soggetto regolarmente abilitato (come l’uso della carta intestata a nome di avvocato …)”.
È violenza sessuale se lei sta in silenzio e non reagisce? Se la vittima è paralizzata e non manifesta alcun dissenso al rapporto si può essere denunciati per stupro?
È violenza sessuale se lei sta in silenzio e non reagisce? Se la vittima è paralizzata e non manifesta alcun dissenso al rapporto si può essere denunciati per stupro? Secondo la giurisprudenza, la violenza sessuale richiede sempre una manifestazione esteriore di dissenso da parte della vittima: anche un semplice «no», seppure privo di opposizione fisica è sufficiente per far scattare il reato. E ciò a garanzia del reo che potrebbe altrimenti cadere nell’equivoco di ritenere che un comportamento silenzioso possa essere segno di accondiscendenza. In linea però con alcuni studi psicologici – che dimostrano come, dinanzi a situazioni di estrema difficoltà e pericolo, la vittima possa paralizzarsi e non avere alcuna reazione – la Cassazione ha mitigato tale affermazione (sentenza 13222, sezione Terza del 02.04.2024). Cerchiamo di comprendere il principio che sta alla base di tale pronuncia partendo da un interrogativo: è violenza sessuale se lei sta in silenzio e non reagisce, se non parla e non dice nulla, ma solo dopo sporge la querela? Indice * Che significa “vis grata puellae”? * Il dissenso deve essere esplicito? * Se la vittima non reagisce è stupro? * Qual è la prova della violenza sessuale? Che significa “vis grata puellae”? Vis grata puellae è una locuzione latina che letteralmente significa “la violenza è gradita alla fanciulla“. Tuttavia, l’espressione ha un significato più profondo e viene usata in due modi principali. In origine, l’espressione era utilizzata per giustificare un atteggiamento di corteggiamento aggressivo nei confronti di una donna. Si basava sull’idea, ormai superata, che le donne nascondessero in realtà un desiderio di essere dominate e che una certa dose di “violenza” (nel senso di insistenza o avance pressanti) fosse gradita. Purtroppo, in passato, vis grata puellae veniva usata anche in ambito giuridico per giustificare una sorta di attenuante per lo stupro. Si sosteneva che la presunta resistenza della donna non fosse reale, ma un gioco di ruolo in cui, in fondo, lei desiderava la violenza. Oggi l’espressione è considerata sessista e obsoleta. Il consenso in una relazione sessuale deve essere sempre libero, consapevole e non ottenuto con coercizione o violenza. Non solo: esso deve sussistere dal primo all’ultimo momento del rapporto. Sicché, se la donna dovesse avere un ripensamento proprio durante l’unione, l’uomo sarebbe tenuto a interrompere ogni tipo di azione. Detto ciò, vediamo piuttosto come fa il partner a comprendere che “la donna non ci sta” e che il suo comportamento è sintomo di un dissenso. Il dissenso deve essere esplicito? Il presunto stupratore deve saper cogliere i dettagli del dissenso dal comportamento complessivo della vittima. Ad esempio, in passato si è ritenuto colpevole di violenza sessuale un giovane che aveva condotto una ragazza, all’interno della propria auto, in un luogo deserto nonostante la sua contraria volontà. Giunta sul posto però, la ragazza non si era sottratta all’atto sessuale temendo una violenza ancora più feroce, in un posto ove nessuno avrebbe potuto soccorrerla. Con la nuova sentenza, la Cassazione abbraccia una concezione ancora più ampia di dissenso. Se la vittima non reagisce è stupro? Secondo la Cassazione, è stupro anche se la vittima non reagisce, a patto che abbia manifestato espressamente il proprio dissenso. Alla donna basta dire “no, non voglio”. Non rileva l’apparente contraddizione tra le parole e il comportamento. La circostanza che lei non abbia frapposto resistenza non deve essere interpretata come una forma di falso pudore, solo per non essere giudicata, quasi fosse una recondita volontà al rapporto. Il semplice rifiuto verbale ai rapporti sessuali, se manifestato espressamente dalla vittima, è sufficiente per il reato: l’assenza di resistenza non può essere una giustificazione per l’imputato che dichiari di aver scambiato il suo comportamento come ritrosia meramente formale e “di facciata”. Altro che «la violenza è gradita alla fanciulla»! Peraltro il fatto di poter fuggire non vuol dire che lei ci stia. Al contrario, l’assenza di una reazione potrebbe derivare dall’essere atterrita e “pietrificata” dinanzi a un atto che non vuole. La giurisprudenza moderna riconosce che la reazione di una vittima di violenza sessuale può variare ampiamente a causa dello shock e della paura. Il caso in questione riguardava una giovane donna che, dopo una serata in discoteca, aveva accettato un passaggio da un uomo conosciuto sul posto. L’uomo, secondo il racconto della vittima, l’aveva poi violentata. Nonostante la mancanza di una reazione fisica da parte della donna, il Tribunale di primo grado aveva condannato l’imputato, interpretando il suo comportamento come un segno di non consenso. La sentenza della Cassazione sottolinea come lo sgomento possa paralizzare la vittima, rendendola incapace di reagire o fuggire. La Corte d’appello aveva precedentemente messo in dubbio la credibilità della vittima proprio per la sua mancata fuga, non considerando però che lo stato di shock e terrore può sopraffare il desiderio e la capacità di reagire. Qual è la prova della violenza sessuale? Trattandosi di un reato che si consuma “a due”, il giudice può dare valore probatorio alle sole dichiarazioni della vittima che, pertanto, diventano prova sufficiente della colpevolezza dell’imputato. In pratica, basta la semplice ricostruzione della vicenda fatta dalla parte lesa, se appare di per sé attendibile e non contraddetta da ulteriori
Insider Threat Investigation Che cosa e’? una minaccia interna estremamente pericolosa per la sicurezza aziendale
Insider Threat Investigation Che cosa e’? una minaccia interna estremamente pericolosa per la sicurezza aziendale L’Insider Threat è una minaccia che proviene dai dipendenti, consapevoli o inconsapevoli, con il fine di sottrarre dati sensibili riguardanti la sicurezza aziendale. Analizziamo insieme i dati, lo scenario attuale e come proteggere la propria azienda. L’insider threat si verifica quando qualcuno legato all’azienda, sfrutta i propri privilegi di accesso per compromettere sistemi e informazioni sensibili dell’azienda stessa : Esempio- dipendente- agente commerciale-; fornitori, collaboratori esterni, e partner aziendali possono costituire una minaccia interna. Grazie alla nostra esperienza ultra trentennale, abbiamo smascherato centinai di casi e figure suddette. NON ULTIMO (PER LA PRIVACY NON FACCIAMNO NOMI) : un impiegato commerciale, con altro ex dipendente, aveva messo in piedi una società in Lussemburgo, intesta alla compagna e consorte, e con la collaborazione di un partner cinese, vendevano in concorrenza con lo sconto di 5% gli stessi prodotti dell’azienda datore di lavoro; contenzioso tutt’ora aperto presso il Tribunale di Milano per quantificare il risarcimento danni subiti ( svariati milioni di euro) IDFOX Investigationi -divisone informatica – , in questo, grazie all’esperienza maturata nel tempo e il know-how acquisito nelle attività di indagine informatiche aziendali per la verifica degli obblighi di fedeltà del dipendente e mediante l’utilizzo si software innovativi di ultima generazione , permette di proteggere in modo efficace e tempestivo gli asset aziendali dei suoi clienti in modo da garantire loro un’adeguata capacità concorrenziale nel breve, medio e lungo termine. In base alle intenzioni di chi ne è responsabile, l’insider threat può essere involontario, o doloso. L’impiegato che, per negligenza, cade vittima di un attacco phishing, è un esempio di minaccia interna involontaria. Chi invece sottrae o distrugge dati aziendali sensibili, o pratica attività di spionaggio, rientra ovviamente nell’insider threat doloso. Le aziende moderne lavorano alacremente, ogni giorno, per proteggere il proprio business dalle minacce costituite da hacker, cybercriminali e ladri di qualsiasi altro genere. Oltre alle minacce provenienti dall’esterno, esiste un fenomeno molto più sottile e pericoloso: parliamo dell’insider threat. In cosa consiste questa minaccia? Scopriamo per quale motivo è bene predisporre una strategia difensiva in grado di proteggere l’azienda dagli attacchi interni. Insider threats significato L’insider threat rappresenta un fenomeno piuttosto singolare e complesso. Questa minaccia, infatti, proviene dai dipendenti stessi dell’azienda, che in modo consapevole o inconsapevole possono minare, in modo anche particolarmente dannoso, la sicurezza informatica dell’impresa. Lo scenario attuale vede impegnate le imprese di tutto il mondo sia sul fronte delle minacce esterne, sia sul fronte dell’insider threats. Questo fenomeno si verifica nel momento in cui un dipendente dell’azienda, un collaboratore o un professionista in qualche modo legato al business, utilizza i propri privilegi di accesso per trafugare informazioni sensibili o per compromettere il sistema. Molto spesso non si tratta di impiegati dell’azienda, ma di collaboratori esterni, partner, fornitori e professionisti. I responsabili dell’attacco interno possono agire in modo volontario e doloso, oppure in modo involontario. In questo secondo caso, per esempio, potrebbe essere un dipendente dell’azienda a rappresentare una minaccia interna, cadendo vittima di un attacco phishing. Il responsabile è consapevole, invece, nel momento in cui ha coscienza di ciò che sta facendo: dalla pratica di spionaggio alla distruzione o sottrazione dei dati sensibili aziendali. Questo genere di eventualità rientra nell’insider threats di tipo doloso. La principale causa dell’insider threats sono le persone, gli impiegati stessi, i professionisti con cui l’azienda collabora. Nonostante il punto debole della catena sia l’uomo, la maggior parte delle strategie di difesa e degli strumenti di sicurezza informatica prevedono le attività di monitoring e di analisi di reti, dati e computer. Questa potrebbe essere una falla letale nella strategia di difesa dall’insider threats: considerare le macchine responsabili dell’attacco, e non l’uomo. La minaccia proviene da qualsiasi livello aziendale, poiché chiunque potrebbe accedere ai dati e manometterli, rubarli, rivenderli o danneggiare in qualsiasi altro modo il sistema informatico e, con esso, il business stesso. Si stima che circa il 25% degli incidenti di sicurezza informatica rientri nello scenario dell’insider threats. Le aziende hanno dovuto adottare e rinnovare le proprie strategie di security per poter garantire protezione a dati e informazioni, di pari passo all’aggiornamento delle tecnologie messe a disposizione dei dipendenti. Chiunque può accedere ai dati e al network aziendale rappresenta una minaccia interna: soprattutto in presenza di servizi in cloud, che consentono a tutti gli utenti di avere accesso a file e documenti da qualsiasi punto del globo, a qualsiasi ora, sempre. Il livello di digitalizzazione è ormai altissimo: questo livello determina migliori performance nell’ambito della produttività, ma contribuisce a costituire una seria minaccia dal punto di vista informatico. Il patrimonio dell’azienda comprende una determinata mole di dati sensibili, che devono essere protetti adeguatamente sia dagli attacchi esterni, che dal fenomeno dell’insider threats. Questa minaccia può risultare particolarmente dannosa, in quanto l’utente in possesso di credenziali o informazioni privilegiate, potrà eludere i sistemi di sicurezza e creare un enorme danno alla credibilità dell’impresa e al business in generale. Tipi di minacce interne Quali sono i motivi che spingono gli impiegati, i soci e i collaboratori a mettere in atto un attacco informatico interno? Le cause principali dell’insider threats non sono sempre connesse a un fattore economico. A volte, l’insider è un dipendente scontento che desidera creare un danno all’azienda per vendicarsi di un torto subito. In termini economici e reputazionali, un attacco interno potrebbe avere un impatto devastante per l’azienda. Anche quando si tratta di una minaccia non intenzionale. Sono essenzialmente 4 le tipologie di minacce interne: -frode. I dati vengono rubati o modificati volontariamente, con lo scopo di interrompere l’operatività dell’azienda; -furto di proprietà intellettuale. Si verifica quando vengono trafugate le informazioni di proprietà dell’azienda. Tali informazioni hanno, in genere, una grande rilevanza per l’azienda stessa. Quando le informazioni vengono trafugate e diffuse, l’azienda potrà subire un danno incomparabile che si rifletterà sul business anche per numerosi anni a venire; -sabotaggio. In questo caso, l’obiettivo di un attacco di insider threats è quello di danneggiare o distruggere i dati in possesso; -spionaggio. File, informazioni e dati segreti potrebbero essere diffusi, qualora un insider riuscisse a impossessarsene. Potrebbe, infatti, rivenderli alla concorrenza. A volte, il fenomeno dell’insider threats non rientra in queste quattro tipologie
INVESTIGATORE PRIVATO, COME DIVENTARE INVESTIGATORE PRIVTO? NEWS
La scelta di un investigatore privato non deve essere presa alla leggera. Considerando attentamente aspetti come autorizzazioni, qualifiche, esperienza, reputazione, comunicazione, costi e servizi offerti, si può trovare il professionista che meglio risponde alle proprie esigenze. Negli anni, ci sono capitati piu volte clienti che lamentavano di essere stati truffati da famose agenzie investigative…..FAMOSE… non per meriti professionali, ma per merito di giustizia…….ecc.DIFFIDATE………….!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! parola del veterano Max Maiellaro!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Nella vita privata o in azienda può succedere di avere bisogno di affidarsi ad un’agenzia investigativa o un investigatore privato. Quali caratteristiche deve avere l’agenzia di investigazioni a cui ci affidiamo ed in che modo scegliere un investigatore privato? Le agenzie investigative sono numerose e purtroppo ci sono diverse abusive che si spacciamo per agenzia autorizzate… Approfondimenti e consigli in ambito investigativo Investigatore privato: di cosa si occupa e come sceglierlo La struttura organizzativa e il personale qualificato Le agenzie investigative ben strutturate, IDFOX Investigazioni- dal 1991-, Organizzazione Internazionale – nella tecnologia piu Avanzata -Organizzazione articolata su team di investigatori privati -dipendenti- specializzati in vari settori delle indagini professionali, commerciali, difensive, forense ed informatiche , hanno il vantaggio di diversificare gli interventi e avendo più specialità di azione risultano efficaci ed efficienti in diverse circostanze. Questo offre agli assistiti una prima garanzia di sicurezza del servizio nello smascherare gli infedeli. La struttura articolata di un’agenzia di investigazioni garantisce la protezione delle informazioni ed evitando la dispersione di informazioni grazie al decentramento dei servizi e limitando i rischi di fughe di notizie. Le aziende che hanno bisogno di azioni investigative comportano l’impiego di particolari dispositivi investigativi per affrontare casi come l’assenteismo del dipendente, lo spionaggio industriale, la concorrenza sleale del socio, del dipendente o del partner commerciale, di bonifiche ambientali aziendali, le frodi e tutti i fenomeni che purtroppo sono molto diffusi in ambito aziendale e che possono avere risvolti penali. Un’agenzia di investigazioni deve disporre di determinati requisiti ed essere in grado di fare fronte a indagini specifiche ed efficaci che la rendano professionale. Un primo fattore è la struttura organizzativa composta da diversi professionisti che possano dimostrare la propria preparazione e competenza professionale grazie alle competenze nel settore, ai titoli e all’esperienza pregressa. L’aggiornamento sulle tecniche di indagine dimostrano inoltre affidabilità e alta professionalità aziendale. Inoltre, un’agenzia fortemente strutturata è in grado di occuparsi di tematiche più articolate . Riassumendo un’agenzia investigativa di spessore deve avere nel suo organico personale SPECIALIZZATO che sia: – altamente preparato -con solida esperienza sul campo dotato di ottime capacità di analisi delle tematiche investigative, intuito e senso tattico nello sviluppo delle investigazioni e dell’acquisizione delle informazioni. Un altro elemento determinante nella scelta di un’agenzia investigativa di eccellenza è caratterizzato dai contatti e dalle fonti di informazione dislocate sul territorio; più queste reti di contatto sono estese a livello nazionale e internazionale, più lo spessore dell’agenzia sarà considerevole in quanto sarà in grado di sviluppare indagini ed operazioni di acquisizione di informazioni ovunque in modo rapido, attendibile, e non eccessivamente dispendioso. Scegliere il miglior investigatore privato per le tue esigenze richiede attenzione a diversi criteri fondamentali. Ecco alcuni punti da tenere presente quando valuti i professionisti disponibili: -Esperienza anzianità’ investigatori privati “Autorizzai” e da quanto. -Verificare che un’agenzia Investigativa “AUTORIZZATA” deve avere una sede certificata ed utenze telefonica fissa. Una seria agenzia Investigativa indica sul proprio dominio il numero dell’autorizzazione della Prefettura, la partita iva ecc. Ti consigliamo di DIFFIDARE di coloro che ti fissano un appuntamento alla fermata della metropolitana, al bar o alla stazione Ferroviaria o ti richiedono di inviare soldi su carte non intestate all’agenzia ecc. DIFFIDARE di coloro che non ti fanno firmare un regolare mandato e non ti consegnano una copia ecc. DFIFFIDATE! DIFFIDATE! SONO DEI TRUFFATORI!!!. Su internet trovate la pubblicità di strane agenzie investigative del tipo -servizi di consulenza investigativa- oppure di coloro che vendono informazione illegali o servizio che violano la privacy. DIFFIDATE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Altri soggetti pubblicizzano servizio tipo intercettazioni telefoniche o vendita di tabuati telefonico o geolocalizzazione di utenze telefoniche! DIFFITATE SONO DEI TRUFFATORI.!!!!!!! DIFFIDATE di coloro che praticano tariffe orario inferiore a euro 45 oppure una giornata del detective privato 300 euro ecc. I costi dovranno essere aderenti alle indagini e commisurati in base alle attività che l’agenzia spiegherà al cliente in modo esaustivo. VI SEGNALIAMO LE TARIFFE INDICATIVE DEI COSTI CHE I DETECTIVE PRIVATI “AUTORIZZATI” PRATICANO: I detective privati generalmente propongono tariffe giornaliere tra 500 e 1.000 euro, oppure tariffe orarie di circa 55 € all’ora per agente operativo oltre iva e spese. Per un servizio efficiente non si può scendere al di sotto di un minimo di 500 euro al giorno e tariffe orarie inferiori ad euro 40,00. Da cosa partire per la scelta dell’agenzia investigativa e dell’investigatore privato – Affidarsi ad un investigatore privato titolare di licenza prefettizia -Rivolgersi ad investigatori privati che si comportano con trasparenza e disponibilità a fornire un preventivo o una consulenza gratuita -All’atto dell’accettazione del preventivo gli investigatori privati devono farvi firmare un conferimento d’incarico che li autorizzi allo svolgimento dell’attività investigativa (è vietato dalla legge lavorare senza conferimento) Diffidare di investigatori privati o di agenzie investigative che asseriscono di poter effettuare indagini illegali. Prima di impegnarti con un investigatore, assicurati di verificare che siano in regola con tutte le licenze e le certificazioni richieste. Scegliere l’agente privato giusto è fondamentale, e questi criteri ti aiuteranno a selezionare un professionista con l’esperienza, le competenze e le credenziali necessarie per affrontare il tuo caso in modo efficace. La fiducia nell’investigatore è essenziale quando si tratta di questioni personali o aziendali delicate, e con la giusta selezione, potrai affrontare il tuo problema con sicurezza e speranza di ottenere risultati positivi. Grazie alla nostra ultra trentennale esperienza Vi suggeriamo i sottonotati 13 consigli che sono come il VANGELO per un affermata ,seria e competente agenzia investigativo: Non fare la scelta solo sul prezzo. Richiedi referenze, verifica le licenze e fai ricerche online. Richiedi al potenziale investigatore di mostrarti le sue qualifiche e la sua esperienza. 4.-Se vi dovesse capitare di conferire mandato