Investigatore privato a Milano? Prezzo, costi e tariffe? Quanto costa investigatore privato a Milano?. Cosa può controllare un investigatore privato?. Quanto si fa pagare un investigatore privato?. Quanto costa un investigatore privato per infedeltà?
Investigatore privato a Milano, Prezzo, costi e tariffe Quanto costa investigatore privato a Milano?, Cosa può controllare un investigatore privato?, Quanto si fa pagare un investigatore privato? Quanto costa un investigatore privato per infedeltà? In linea generale la tariffa oraria a Milano applicata ad una investigazione privata parte da un costo minimo di € 60,00 per agente, oltre iva, mentre il costo giornaliero ha un minimo id euro 500 ad un massimo di euro 900 oltre iva. IDFOX Investigazioni a Milano, specializzate nelle indagini aziendali e private IDFOX Investigazioni è un’agenzia investigativa storica e Leader nella tecnologia più avanzata che propone indagini in ambito aziendale, privato e difensivo grazie a un team di esperti i vari campi investigativi. Investigatore privato a Milano, Roma, Bologna, Modena, Torino, Venezia, Firenze. Investigatore privato – Agenzia investigativa Milano L’investigatore privato effettua gratuitamente e senza impegno un preventivo personalizzato per ogni cliente in quanto è impossibile formulare un dettagliato preventivo in quanto ogni indagine e diversa dalle altre. Investigatore privato a Milano, Prezzo, costi e tariffe? Il Privato Detective-Detective Privato-Investigatore Privato è da sempre un mestiere circondato di un’aura di mistero, di fascino complesso. Grazie alla Agenzia investigativa -International Detective Fox – IDFOX Srl- Since 1991 – Agenzia Investigazioni Private ed Aziendali in talia ed Estero- potrai conoscere i veri leader delle investigazioni private. Come diventare un detective privato oggi in Italia ? Grazie al DM 269/2010 nuova normativa migliorata e regolamentata maggiormente, per diventare investigatore titolare di licenza (quindi poter aprire una propria agenzia e lavorare in maniera indipendente con personale qualificato) e’ indispensabile disporre di titoli universitari ecc. La maggior parte, ieri erano titolari di autorizzazione persone non all’altezza del compito, in quanto i requisiti erano scarsi….Oggi i requisiti sono migliorati e sono all’altezza delle attività: 1- aver conseguito una laurea triennale in scienze politiche, giurisprudenza o equipollente; 2-aver lavorato con profitto per almeno tre anni in una agenzia investigativa; 3-aver svolto un corso di perfezionamento teorico – pratico; non aver riportato condanne penali per delitti non colposi. 4-Se in possesso di questi requisiti, è possibile effettuare la richiesta alla prefettura territorialmente competente per ottenere l’apposita autorizzazione. Si tratta della licenza di Pubblica Sicurezza Art.134 del TULPS , che è personale e assolutamente non cedibile. Con il decreto Legge 269/2010, l’agenzia investigativa autorizzata potrà svolgere le investigazioni private, finalizzate all’individuazione e alla raccolta delle informazioni, anche per la tutela di un diritto in sede giudiziaria, per conto di un privato e/o Aziendali . Tali indagini possono riguardare: ambito familiare e matrimoniale, prematrimoniale, acquisizione di prove per la richiesta di affidamento di tutela dei minori, addebito di separazione e determinazione dell’assegno di mantenimento, oltre a quello patrimoniale: recupero del credito e rintraccio del creditore e alla ricerca di persone scomparse; -indagini aziendali e commerciali, volte alla tutela di un diritto in sede giudiziaria in relazione ad atti illeciti, indagini su violazione del know-how aziendale, concorrenza sleale, infedeltà professionale,tutela di patrimonio, difesa marchi e brevetti, spionaggio industriale, violazione obbligo lavoro. Tale tipologia di investigazione può essere finalizzata a verificare l’affidabilità finanziaria e reputazionale di persone fisiche o giuridiche, fughe di notizie riservate e sottrazione di dati riservati, ammanchi e differenze inventariali nel settore commerciale, simulazioni di malattie o presunti infortuni sul lavoro, uso difforme di beni e strumenti aziendali, per la ricerca di elementi di prova necessari a disporre un licenziamento per giusta causa; -indagini in ambito antifrode assicurativa, richieste da privati e dalle stesse compagnie di assicurazioni, anche per la tutela di un diritto in sede giudiziaria ( Indagini preventive ART.391 CPP), volte a definire la dinamica dei sinistri, la responsabilità professionale e i risarcimenti, al fine di contrastare i tentativi di frode. Le indagini difensive, finalizzate all’individuazione e alla raccolta di elementi probatori utili nell’ambito di un procedimento penale, ai sensi dell’articolo 222 delle norme di coordinamento del codice di procedura penale e dell’art. 327-bis c.p.p.; Per documentare lo svolgimento di tali indagini, l’investigatore privato autorizzato può effettuare, anche a mezzo di propri collaboratori – ad eccezione che per indagini difensive e speciali – segnalati ai sensi dell’art. 259 del Regolamento d’esecuzione T.U.L.P.S., attività di osservazione statica e dinamica (cd. pedinamento) anche a mezzo di strumenti elettronici, riprese video/fotografiche, sopralluoghi e raccolta di informazioni estratte da documenti di libero accesso presso Camere di Commercio, Conservatorie dei registri immobiliari e pubblici registri automobilistici (ACI/PRA) Inoltre, nell’ambito delle indagini difensive, l’investigatore privato può compiere atti tipici, in qualità di collaboratore del difensore, quali il colloquio non documentato con persone informate sui fatti (art. 391-bis comma 1 c.p.p.) e l’accesso ai luoghi per visionarne lo stato, avendo facoltà di eseguire rilievi tecnici, grafici, planimetrici, fotografici ed audiovisivi (art. 391-sexies e 391-septies c.p.p.). Al termine dell’attività d’indagine, l’investigatore privato provvederà alla stesura di un dettagliato report investigativo utilizzabile in giudizio, contenente le informazioni raccolte, la documentazione dei fatti, le fotografie e i filmati realizzati durante lo svolgimento dell’indagine. Tali elementi di prova, qualora risultano necessario, potranno essere integrati dalla prova testimoniale ad opera degli agenti investigativi personalmente impegnati nello svolgimento dell’indagine, al fine di accompagnare il Cliente fino al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. Per lo svolgimento delle indagini precedentemente descritte e per la redazione dei rapporti giudiziali, l’Agenzia Investigazioni Private IDFOX Srl – si avvale della collaborazione di un pool di diverse figure professionali, specializzate in altrettanti ambiti d’indagine: -Agente Investigativo specializzato : gli agenti fornesi incaricati di svolgere attività di appostamento e pedinamento, anche mediante l’utilizzo di dispositivi satellitari. Tali agenti, durante lo svolgimento delle attività investigative operative, hanno il compito di raccogliere materiale video-fotografico da utilizzare in un eventuale giudizio, oltre a poter essere convocati come testimoni in relazione alle indagini da loro condotte. Investigazioni Forensi informatiche è il professionista che si occupa di identificare, preservare e studiare le informazioni contenute all’interno dei dispositivi digitali mediante l’uso di tecniche e metodologie forensi; trattasi di tecnici informatici e ingegneri qualificati che eseguono attività di ricerca di software spia, oltre a svolgere investigazioni digitali e analisi forensi dei dati, al fine di certificare le loro risultanze per far valere o difendere un diritto in sede giudiziale, rilasciano
Quali sono gli eredi che possono impugnare una donazione? IDFOX Investigazioni Private Since 1991. Quali sono le persone che possono contestare le donazioni: chi sono gli eredi legittimari, cos’è la legittima e come si calcola.
Quali sono gli eredi che possono impugnare una donazione? IDFOX Investigazioni Private Since 1991. Quali sono le persone che possono contestare le donazioni: chi sono gli eredi legittimari, cos’è la legittima e come si calcola. Le donazioni che una persona fa in vita possono essere impugnate dagli eredi del donante se, alla sua morte, hanno visto lese le proprie quote di legittima. Ricordiamo che la legittima è una percentuale del patrimonio del de cuius, che deve necessariamente andare a favore dei suoi familiari più stretti. In questo breve articolo vedremo quali sono gli eredi che possono impugnare la donazione, quando possono farlo, entro quali termini e con quali modalità. Per stabilire però chi può fare opposizione alla donazione e quanti anni devono passare affinché quest’ultima non sia più impugnabile, dobbiamo fare una premessa in merito ai concetti basilari del diritto di successione: dobbiamo cioè scoprire chi sono gli eredi legittimi. Indice * Chi sono gli eredi legittimi e cos’è la legittima in una successione? * Quali sono le quote di legittima spettanti ai familiari? * Come si calcola la legittima? * Che succede se la legittima non viene rispettata? * Quando gli eredi possono impugnare una donazione? Chi sono gli eredi legittimi e cos’è la legittima in una successione? Immagina il patrimonio di una persona come una torta. La legittima è una fetta di questa torta che la legge riserva per diritto ad alcuni familiari stretti, detti eredi legittimari. La restante parte della torta, chiamata quota disponibile, è invece a libera disposizione del defunto, che può lasciarla in eredità a chiunque voglia, anche a persone non facenti parte della famiglia. Dunque, esattamente, cos’è la legittima? È la porzione di eredità che spetta per legge ai cosiddetti “legittimari”, indipendentemente dalle volontà del defunto. I legittimari, ossia i beneficiari della legittima, sono: * il coniuge, anche se legalmente separato (purché non abbia subito l’addebito); * i figli nati dentro o fuori dal matrimonio, anche adottivi; * solo in assenza di figli, i genitori. La quota di legittima spettante a ciascun erede varia in base alla presenza o meno di altri aventi diritto. Il legislatore, dettando queste regole, è stato mosso dall’intento di tutelare determinati soggetti che hanno avuto con il defunto rapporti di stretta familiarità, impedendo che, con donazioni o disposizioni testamentarie, il de cuius possa beneficiare in misura eccessiva persone diverse dai suoi congiunti più stretti. Nel redigere il proprio testamento il de cuius è, dunque, pienamente libero solamente con riguardo a una quota del suo patrimonio (chiamata quota disponibile, in contrapposizione a quella destinata necessariamente ai suoi stretti congiunti, e perciò denominata, con espressioni che hanno identico significato, quota riservata, quota di legittima o semplicemente legittima). Egli può liberamente lasciare la sua quota disponibile a chi vuole (a un familiare, a una persona estranea alla sua cerchia familiare, a un ente, eccetera), mentre deve, d’altro canto, tener conto che la quota riservata può essere reclamata dal legittimario che si dichiari insoddisfatto di quanto egli abbia ricevuto dal de cuius (per donazione o per testamento). Quali sono le quote di legittima spettanti ai familiari? I legittimari hanno le seguenti quote di legittima, a seconda di quanti altri legittimari concorrano con loro nella divisione del patrimonio: * se c’è solo il coniuge questi ha diritto a metà del patrimonio del defunto (*); * se ci sono il coniuge e un figlio, 1/3 va al coniuge e 1/3 al figlio (*); * se ci sono il coniuge e due o più figli, 1/4 va al coniuge e 2/4 ai figli (*); * se c’è solo un figlio (senza coniuge), a questi va metà del patrimonio; * se ci sono due o più figli (senza coniuge), a questi spettano i 2/3 (*); * se c’è uno o più ascendenti legittimi (senza figli e coniuge), a loro va riservato 1/3 del patrimonio (*); * se ci sono il coniuge e gli ascendenti legittimi (senza figli): metà del patrimonio va al coniuge e un quarto agli ascendenti (*). (*) La residua parte del patrimonio è costituita dalla quota disponibile di cui il de cuius può fare ciò che vuole e lasciare a chi preferisce, anche a uno degli stessi legittimari (dando così luogo a una sorta di “disparità”). Come si calcola la legittima? Ai fini della verifica del calcolo della legittima non si tiene conto solo del patrimonio lasciato dal defunto alla sua morte, ma anche delle donazioni da questi fatte in vita. Del resto, se così non fosse, una persona potrebbe facilmente eludere le quote della legittima (e non lasciare nulla ai propri familiari) effettuando donazioni prima di morire e così svuotando sostanzialmente il proprio patrimonio. Proprio per questo, per il calcolo della legittima è necessario: * sommare il valore di tutti i beni caduti in successione; * sottrarre, al risultato, il valore dei debiti lasciati dal defunto; * aggiungere, al risultato, il valore dei beni dati in donazione dal de cuius quando era in vita. Quanto all’ultimo punto, il valore delle donazioni va calcolato non con riguardo al momento della donazione, ma con riferimento a quello di apertura della successione e, cioè, alla morte del de cuius (quest’ultima operazione è denominata riunione fittizia, in quanto la somma dei valori dei beni donati viene effettuata solo idealmente). Che succede se la legittima non viene rispettata? Se il de cuius non ha rispettato una o più quote di legittima spettanti agli eredi legittimari, questi ultimi possono impugnare la divisione ereditaria, finché il loro diritto non è stato soddisfatto. Se ciò non dovesse bastare, potranno impugnare le donazioni che il defunto ha fatto in vita, chiedendo la restituzione del bene (per la sua corretta divisione) o il controvalore in denaro. Si dovranno impugnare prima le ultime donazioni e poi, qualora ciò non dovesse essere sufficiente, via via quelle anteriori. Tale azione, chiamata azione di riduzione per lesione della legittima, può essere esercitata entro massimo 10 anni dal decesso del defunto e non più oltre. Dall’altro lato però, come vedremo a breve, essa non può neanche essere esperita prima della morte. Un erede legittimario non può infatti, in via preventiva e cautelativa, impugnare una donazione quando questa viene fatta se il donante non è ancora deceduto. Quando gli
La telecamera del vicino puntata è stalking? IDFOX Investigazioni Private Since 1991. Cosa dice la legge per le telecamere e quando queste violano la privacy?
La telecamera del vicino puntata è stalking? IDFOX Investigazioni Private Since 1991. Cosa dice la legge per le telecamere e quando queste violano la privacy? Che reato commette il dirimpettaio di casa che indirizza una telecamera di videosorveglianza in direzione della porta di casa tua? L’invasione della privacy derivante dal poter monitorare i tuoi movimenti, sapendo quando entri ed esci, può essere motivo di denuncia? Proprio di recente la Cassazione ha spiegato se e quando la telecamera del vicino puntata è stalking. La pronuncia (sent. n. 12744/2024) offre un’opportunità preziosa per analizzare la normativa vigente riguardo le riprese nei condomini, la possibilità di filmare le aree comuni come pianerottoli, scale o ascensori, nonchè le regole sull’orientamento delle telecamere. Esaminiamo questi aspetti passo dopo passo. Indice * Quando la videosorveglianza diventa illegale * Che reato commette chi punta la telecamera contro l’abitazione altrui? * Cosa fare se si sospetta un’interferenza illecita? * La telecamera del vicino che punta contro la casa altrui può essere stalking? * Cosa succede se il pianerottolo è piccolo? * Approfondimenti Quando la videosorveglianza diventa illegale Negli ultimi anni, la diffusione di telecamere di videosorveglianza è cresciuta esponenzialmente, anche nelle abitazioni private. Esse possono essere montate liberamente, sfruttando le pareti condominiali del pianerottolo. A tal fine non è necessario né chiedere l’autorizzazione all’assemblea, né darne informativa alle autorità. Non bisogna neanche posizionare un cartello con l’avviso ai passanti (che invece è necessario quando l’impianto è condominiale). L’unica necessità è non violare la privacy degli atri condomini. Questo implica di non puntare l’obiettivo della telecamera in direzione delle aree comuni (ad esempio scale e ascensore) e delle abitazioni dei vicini sullo stesso pianerottolo. Insomma, l’obiettivo deve poter sostituire lo spioncino di casa e inquadrare solo chi si trova in prossimità dell’ingresso dell’abitazione (lì dove si mette lo zerbino). Che reato commette chi punta la telecamera contro l’abitazione altrui? Il primo reato che commette chi punta la telecamera contro la porta del vicino è quello di interferenze illecite nella vita privata, previsto dall’articolo 615 bis del Codice penale. L’elemento chiave consiste nella condotta di procurare indebitamente notizie o immagini della vita privata altrui. In particolare, la norma si riferisce all’utilizzo di strumenti di ripresa visiva o sonora. Quindi, non solo telecamere, ma anche microfoni o altri dispositivi in grado di catturare immagini o suoni. Ma in che modo la telecamera del vicino può violare questa norma? La condotta deve avvenire in determinati luoghi “protetti” come: * l’abitazione privata o le sue strette adiacenze (ossia lo spazio esterno antistante la porta); * pertinenze di tali luoghi (es. giardino, balcone, garage); * gli spazi comuni condominiali che infatti appartengono, in base ai millesimi, a ciascun condomino e sono parte dell’abitazione di questi. L’aspetto fondamentale del reato è l’indebita procurazione. Le immagini o le notizie devono essere ottenute: * senza il consenso della persona interessata; * al di fuori di quanto consentito dalla legge (es. telecamere di sicurezza che riprendono anche la proprietà privata dei vicini). Esempi di condotte illecite possono essere: * un vicino installa una telecamera che inquadra direttamente la finestra della camera da letto di un altro residente; * un condomino piazza una telecamera nel cortile comune per sorvegliare i movimenti dei vicini; * un condomino sposta l’angolo di visuale della telecamera in prossimità della porta del dirimpettaio per sapere quando entra e quando esce di casa. Chiunque commette il reato di interferenze illecite nella vita privata rischia la reclusione da sei mesi a quattro anni. La pena può aumentare se il reato è commesso con l’uso di sostanze nocive o se la vittima è un minore. Cosa fare se si sospetta un’interferenza illecita? La prima cosa che bisogna fare per tutelarsi è: * documentare la violazione: raccogliere prove come foto, video o testimonianze di persone che hanno visto la telecamera; * inviare una diffida scritta al vicino, intimandogli la rimozione o lo spostamento della telecamera; * se la violazione persiste, contattare il Garante per la Privacy o sporgere querela alle forze dell’ordine (Polizia, Carabinieri o Procura della Repubblica). La telecamera del vicino che punta contro la casa altrui può essere stalking? Da tempo la giurisprudenza ha elaborato la figura del cosiddetto “stalking condominiale”. Tale reato ricorre quando una persona, «con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da: * cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura; * oppure da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria» o di un proprio caro; * oppure «da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita». Se non si verifica nessuno di questi tre effetti sulla vittima, non si può parlare di stalking. Lo stalking peraltro presuppone il dolo, ossia la coscienza e la volontà del reo di realizzare tali condotte. Dunque, se la telecamera è posizionata solo per tutelare la propria abitazione, seppur con una inquadratura più ampia di quella consentita dalla Legge sulla privacy, non si configura il reato di “atti persecutori” (appunto lo stalking). Cosa succede se il pianerottolo è piccolo? Esistono condomini, specie quelli di palazzi dei centri storici, ove i pianerottoli sono particolarmente stretti e tra un’abitazione e l’altra c’è poco spazio. In questi casi la tutela della sicurezza della propria dimora risulta impossibile senza invadere, anche solo parzialmente, l’area di pertinenza del vicino. In ipotesi del genere, secondo la Cassazione, non si può impedire di detenere un impianto di videosorveglianza, esigenza ritenuta ormai primaria per la tutela fisica delle persone. Sicché, la riservatezza del dirimpettaio subirà una naturale compressione giustificata dalle condizioni del luogo. Fonte Internet
Differenza fra frode civile e frode penale. IDFOX Investigazioni Private Since 1991. Può integrare il reato di truffa la vendita di una cosa altrui effettuata senza rendere nota tale circostanza all’acquirente?
Differenza fra frode civile e frode penale. IDFOX Investigazioni Private Since 1991. Può integrare il reato di truffa la vendita di una cosa altrui effettuata senza rendere nota tale circostanza all’acquirente? Un tempo la distinzione tra la frode civile e quella penale era fondata tutta sull’assunto per cui, mentre per la sussistenza della frode civile, bastava l’inganno della vittima, prodotto con qualsiasi mezzo e quindi anche con la menzogna, per la frode penale (altrimenti detta truffa) occorresse qualcosa in più, ossia una messa in scena destinata a convalidare i fatti falsamente affermati. Oggi, ormai, la distinzione ha perduto credito, atteso che la concezione dei rapporti sociali che sta alla sua base confonde la libertà dei traffici con la libertà dell’altrui buona fede. Si tratta di un problema assai rilevante, peraltro attuale, posto che spesso capita di imbattersi in soggetti che, simulando di essere proprietari di un bene, ne pongono in vendita l’oggetto. Diventa pertanto indispensabile comprendere la differenza tra la frode civile e la frode penale. Indice * In cosa consiste la vendita di cosa altrui? * Quando la vendita di cosa altrui integra il reato di truffa? * Quando ricorre la truffa contrattuale? In cosa consiste la vendita di cosa altrui? La vendita di cosa altrui ammessa dal codice civile con effetti obbligatori richiede che l’altruità venga dichiarata e resa nota dal venditore all’altro contraente. La legge stabilisce che la vendita di cosa altrui non autorizza ad arrogarsi fraudolentemente la titolarità del diritto di proprietà della cosa. La mala fede infatti, da intendersi in senso letterale quale stipulazione di una vendita di cosa propria nella consapevolezza della sua altruità, integra un aggravamento del giudizio di responsabilità precontrattuale e determina l’estensione del danno a ciò che, pur legato da nesso causale tra condotta ed evento, non poteva prevedersi al momento della stipulazione, potendo, la mala fede appunto, essere qualificata anche in termini di dolo precontrattuale omissivo e comportando conseguentemente la possibilità d’invocare anche l’annullamento del contratto. Quando la vendita di cosa altrui integra il reato di truffa? Ciò che imprime alla inadempienza sopra descritta il carattere di reità è il dolo iniziale, ossia la consapevolezza e la volontà di tacere la circostanza dell’appartenenza ad altri, influendo così sulla volontà negoziale di uno dei due contraenti, determinandolo quindi alla stipulazione del contratto in virtù di artifici e raggiri, e, quindi, falsandone il processo volitivo. In questo consiste quindi la intima natura ingannatoria. L’inganno è volto a indurre la persona offesa a prestare un consenso che altrimenti non avrebbe prestato. Quando ricorre la truffa contrattuale? La truffa contrattuale ricorre in tutti i casi nei quali l’agente ponga in essere artifici e raggiri, aventi a oggetto anche aspetti negoziali collaterali, accessori o esecutivi del contratto, risultati rilevanti al fine della conclusione del negozio giuridico, traendo perciò in inganno il soggetto passivo che è indotto a prestare un consenso che altrimenti non avrebbe prestato. A nulla rilevando lo squilibrio oggettivo delle controprestazioni. Di conseguenza, tacere o dissimulare fatti o circostanze tali che, ove conosciuti, avrebbero indotto l’altro contraente ad astenersi dal concludere il contratto non può che far rientrare il fatto nell’alveo della fattispecie incriminatrice di truffa. Fonte Internet
INVESTIGAZIONI PRIVATE, TRADIMENTO, INFEDELTA’. PREZZI, COSTI, TARIFFARIO. IDFOX Agenzia Investigazioni Private Since 1991.
INVESTIGAZIONI PRIVATE, TRADIMENTO, INFEDELTA’ Investigatore Privato Milano, Prezzi, Servizi e Costi – IDFOX Srl- -I nostri Servizi Investigativi a Milano -Investigatore Privato Milano Costi, Tariffe -IL tuo Investigatore Privato di “FIDUCIA” a Milano Negli anni 90 , internet ha migliorata e stravolta la nostra vita; prima per organizzare un servizio investigativa a New York, occorreva una settima di telefonate e fax, dopo l’era internet e’ diventato tutto piu semplice. Oggi, lo scenario innovativo dell’intelligenza artificiale e del digitale, insieme a internet, attraversiamo un momento innovativo, sofisticato e complesso. L’agenzia Investigativa IFOX Srl-dal 1991- risponde in modo adeguato alle ultime sfide, nell’ambito delle investigazioni, tecniche informatiche forensi e dell’intelligence. Grazie a uno staff di professionisti altamente competenti e tecnologicamente all’avanguardia, siamo il Tuo partner ideale sia per la Tua Azienda che per la Tua Famiglia. Sistematicamente, quando riceviamo una richiesta di preventivo, le prime parole sono: Quanto costa un investigatore privato al giorno? Noi dell’Agenzia IDFOX Srl- anticipiamo la Tua domanda qui: Prima Ti aiutiamo a scoprire e capire quali sono i fattori che determinano il costo tariffa oraria indispensabile a stabilire il prezzo di investigatore privato – AUTORIZATO” dipendente di un’agenzia investigativa specializzata: Innanzitutto devi sapere che il le autorizzazioni di un’agenza investigativa, prevedono l’obbligo di esporre ben in vista nel proprio studio di lavoro il tariffario autorizzato dalla Prefettura con indicati i costi orari minimi di un investigatore privato. In base al tariffario si puo ache stabilire e formulare un dettagliato preventivo relativo al costo giornalieri di un investigatore privato: -se la tariffa oraria minima e’ di euro 50 oltre iva , la tariffa giornalieri per 8 ore sarà di euro 400, da cui sono escluse l’Iva e le spese. Stesso discorso per quanto riguarda i costi per delle indagini e ricerche investigative in ambito privato, aziendale ed assicurativo partono da una cifra oraria minima di € 50,00 oltre iva. Mentre le indagini Osint nel settore commerciale, prevedono una tariffa minima oraria a partire dalle € 40.00. Spese: per le trasferte, oltre alle suddette tariffe, si dovranno aggiungere il costo delle spese sostenute , esempio: rimborso a chilometro oppure ancora considerando l’utilizzo, da parte dell’investigatore privato, di vari mezzi di trasporto utili al suo spostamento ed eventuali costi di pernottamento. Comunque sia , tutto ciò che viene concordato per iscritto all’atto del mandato da il cliente e l’agenzia Investigativa. Inoltre, Ti informiamo, in linea di massima, quali sono i compiti di un investigatore privato e ciò che può fare: Un investigatore privato può svolgere una varietà di indagini; rintraccio di prove dell’infedeltà coniugale, -rintracciare persone scomparse, -accertare situazione patrimoniale di un debitore insolvente, -indagini assenteismo sul posto di lavoro, -controspionaggio industriale o concorrenza sleale ecc. Ti informiamo inoltre che prima di scegliere un’agenzia investigativa devi sapore che: un’agenzia investigativa deve essere AUTORIZZATA e certificata. Questo puoi verificalo in un colloquio preliminare presso il proprio ufficio inoltre il preventivo deve essere gratuito. Di seguito ti suggeriamo ulteriori consigli: La scelta di un investigatore privato non deve essere presa alla leggera. Considerando attentamente aspetti come autorizzazioni, qualifiche, esperienza, reputazione, comunicazione, costi e servizi offerti, si può trovare il professionista che meglio risponde alle proprie esigenze. Negli anni, ci sono capitati piu volte clienti che lamentavano di essere stati truffati da famose agenzie investigative…..FAMOSE… non per meriti professionali, ma per merito di giustizia…….ecc.DIFFIDATE………….!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! parola del veterano Max Maiellaro!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Nella vita privata o in azienda può succedere di avere bisogno di affidarsi ad un’agenzia investigativa o un investigatore privato. Quali caratteristiche deve avere l’agenzia di investigazioni a cui ci affidiamo ed in che modo scegliere un investigatore privato? Le agenzie investigative sono numerose e purtroppo ci sono diverse abusive che si spacciamo per agenzia autorizzate… Approfondimenti e consigli in ambito investigativo Investigatore privato: di cosa si occupa e come sceglierlo La struttura organizzativa e il personale qualificato Le agenzie investigative ben strutturate, IDFOX Investigazioni- dal 1991-, Organizzazione Internazionale – nella tecnologia piu Avanzata -Organizzazione articolata su team di investigatori privati -dipendenti- specializzati in vari settori delle indagini professionali, commerciali, difensive, forense ed informatiche , hanno il vantaggio di diversificare gli interventi e avendo più specialità di azione risultano efficaci ed efficienti in diverse circostanze. Questo offre agli assistiti una prima garanzia di sicurezza del servizio nello smascherare gli infedeli. La struttura articolata di un’agenzia di investigazioni garantisce la protezione delle informazioni ed evitando la dispersione di informazioni grazie al decentramento dei servizi e limitando i rischi di fughe di notizie. Le aziende che hanno bisogno di azioni investigative comportano l’impiego di particolari dispositivi investigativi per affrontare casi come l’assenteismo del dipendente, lo spionaggio industriale, la concorrenza sleale del socio, del dipendente o del partner commerciale, di bonifiche ambientali aziendali, le frodi e tutti i fenomeni che purtroppo sono molto diffusi in ambito aziendale e che possono avere risvolti penali. Un’agenzia di investigazioni deve disporre di determinati requisiti ed essere in grado di fare fronte a indagini specifiche ed efficaci che la rendano professionale. Un primo fattore è la struttura organizzativa composta da diversi professionisti che possano dimostrare la propria preparazione e competenza professionale grazie alle competenze nel settore, ai titoli e all’esperienza pregressa. L’aggiornamento sulle tecniche di indagine dimostrano inoltre affidabilità e alta professionalità aziendale. Inoltre, un’agenzia fortemente strutturata è in grado di occuparsi di tematiche più articolate . Riassumendo un’agenzia investigativa di spessore deve avere nel suo organico personale SPECIALIZZATO che sia: – altamente preparato -con solida esperienza sul campo dotato di ottime capacità di analisi delle tematiche investigative, intuito e senso tattico nello sviluppo delle investigazioni e dell’acquisizione delle informazioni. Un altro elemento determinante nella scelta di un’agenzia investigativa di eccellenza è caratterizzato dai contatti e dalle fonti di informazione dislocate sul territorio; più queste reti di contatto sono estese a livello nazionale e internazionale, più lo spessore dell’agenzia sarà considerevole in quanto sarà in grado di sviluppare indagini ed operazioni di acquisizione di informazioni ovunque in modo rapido, attendibile, e non eccessivamente dispendioso. Scegliere il miglior investigatore privato per le tue esigenze richiede attenzione a diversi criteri fondamentali. Ecco alcuni punti da tenere presente quando valuti i professionisti disponibili: -Esperienza
iNDAGINI DIFENSIVE- Registrazione di una conversazione: si può usare in giudizio Per la Cassazione, la registrazione fonografica di una conversazione, svoltasi tra presenti ad opera di un soggetto che ne sia partecipe, non è riconducibile, anche se realizzata clandestinamente, ad intercettazione
Registrazione di una conversazione: si può usare in giudizio Per la Cassazione, la registrazione fonografica di una conversazione, svoltasi tra presenti ad opera di un soggetto che ne sia partecipe, non è riconducibile, anche se realizzata clandestinamente, ad intercettazione Nel caso in esame, la Corte di Cassazione, con sentenza n. 10079/2024 (sotto allegata), è stata chiamata a pronunciarsi, per quanto qui rileva, in ordine all’utilizzabilità delle dichiarazioni confessorie rese dall’imputato nel corso del colloquio telefonico con la figlia e in sede di espletamento dell’incarico peritale. Tale utilizzo, a detta dell’imputato, era inammissibile. Rispetto a tale contestazione la Corte ha rilevato la manifesta infondatezza del motivo d’impugnazione posto che “le intercettazioni regolate dagli artt. 266 e segg. cod. proc. pen. consistono nella captazione occulta e contestuale di una comunicazione o conversazione tra due o più soggetti che agiscano con l’intenzione di escludere altri e con modalità oggettivamente idonee allo scopo”. Posto quanto sopra, la Corte ha affermato che “la registrazione fonografica di un colloquio, svoltosi tra presenti o mediante strumenti di trasmissione, ad opera di un soggetto che ne sia partecipe, o comunque sia ammesso ad assistervi, non è riconducibile, quantunque eseguita clandestinamente, alla nozione di intercettazione, ma costituisce forma di memorizzazione fonica di un fatto storico, della quale l’autore può disporre legittimamente, anche a fini di prova nel processo”. La Corte ha concluso il proprio esame dichiarando inammissibile il ricorso e condannando il ricorrente alle spese processuali. Scarica pdf Cass. n. 10079/2024 Fonte Internet
Niente mantenimento alla figlia laureata anche se guadagna poco Stretta della Cassazione: il figlio adulto deve dimostrare in modo rigoroso le ragioni per le quali non è ancora riuscito a conseguire una sua autonomia economica
Niente mantenimento alla figlia laureata anche se guadagna poco Stretta della Cassazione: il figlio adulto deve dimostrare in modo rigoroso le ragioni per le quali non è ancora riuscito a conseguire una sua autonomia economica * Mantenimento figli maggiorenni * Revoca assegno di mantenimento * Mantenimento figlio adulto prova rigorosa Mantenimento figli maggiorenni Non spetta il mantenimento, al limite solo gli alimenti, alla figlia che ha iniziato a mettere a frutto le sue competenze professionali e che, saltuariamente insegna arte, percependo annualmente 4000 euro. Va quindi accolta la richiesta avanzata dal padre di procedere alla revoca del’assegno di mantenimento versato alla figlia di 35 anni. Lo ha specificato la Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 8240/2024 (sotto allegata). Revoca assegno di mantenimento Un padre agisce in giudizio per chiedere la modifica delle condizioni di divorzio. Una delle richieste è finalizzata a ottenere l’eliminazione dell’assegno di mantenimento che lo stesso corrisponde direttamente alla figlia di 35 anni, pari a € 628,68 mensili. Il ricorrente contesta all’autorità giudiziaria di merito di non aver considerato che la figlia è un’insegnate d’arte e che lo stesso per età e problemi di salute, non è più in grado di fare fronte a questi esborsi. Mantenimento figlio adulto prova rigorosa La Cassazione, davanti alla quale giunge la controversia, accoglie il ricorso ricordando che con la sentenza n. 26875/2023 ha enunciato la seguente regola iuris: “In tema di mantenimento del figlio maggiorenne privo di indipendenza economica, l’onere della prova delle condizioni che fondano il diritto al mantenimento è a carico del richiedente, vertendo esso sulla circostanza di avere il figlio curato, con ogni possibile impegno, la propria preparazione professionale o tecnica o di essersi, con pari impegno, attivato nella ricerca di un lavoro: di conseguenza, se il figlio è neo maggiorenne e prosegua nell’ordinario percorso di studi superiori o universitari o di specializzazione, già questa circostanza è idonea a fondare il suo diritto al mantenimento; viceversa, per il “figlio adulto” in ragione del principio dell’autoresponsabilità, sarà particolarmente rigorosa la prova a suo carico delle circostanze, oggettive ed esterne, che rendano giustificato li mancato conseguimento di una autonoma collocazione lavorativa”. Nel caso di specie è stato accertato che la figlia, grazie a collaborazioni occasionali, è riuscita a guadagnare Euro 4000 annui, spendendo Euro 6000 per spese mediche per problematiche psichiche, che però non sono causa di menomazione. Per la Cassazione la giovane donna ha comunque iniziato a sfruttare le proprie capacità professionali, conseguendo redditi da lavoro, anche se esigui, non vi è quindi ragione di continuare a gravare il padre dell’obbligo di corrispondere il mantenimento. Il soccorso paterno con un assegno alimentare una possibilità da valutare, in presenza dei necessari presupposti. Scarica pdf Cassazione n. 8240/2024 Fonte Internet
Niente mantenimento alla figlia laureata anche se guadagna poco Stretta della Cassazione: il figlio adulto deve dimostrare in modo rigoroso le ragioni per le quali non è ancora riuscito a conseguire una sua autonomia economica
Niente mantenimento alla figlia laureata anche se guadagna poco Stretta della Cassazione: il figlio adulto deve dimostrare in modo rigoroso le ragioni per le quali non è ancora riuscito a conseguire una sua autonomia economica * Mantenimento figli maggiorenni * Revoca assegno di mantenimento * Mantenimento figlio adulto prova rigorosa Mantenimento figli maggiorenni Non spetta il mantenimento, al limite solo gli alimenti, alla figlia che ha iniziato a mettere a frutto le sue competenze professionali e che, saltuariamente insegna arte, percependo annualmente 4000 euro. Va quindi accolta la richiesta avanzata dal padre di procedere alla revoca del’assegno di mantenimento versato alla figlia di 35 anni. Lo ha specificato la Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 8240/2024 (sotto allegata). Revoca assegno di mantenimento Un padre agisce in giudizio per chiedere la modifica delle condizioni di divorzio. Una delle richieste è finalizzata a ottenere l’eliminazione dell’assegno di mantenimento che lo stesso corrisponde direttamente alla figlia di 35 anni, pari a € 628,68 mensili. Il ricorrente contesta all’autorità giudiziaria di merito di non aver considerato che la figlia è un’insegnate d’arte e che lo stesso per età e problemi di salute, non è più in grado di fare fronte a questi esborsi. Mantenimento figlio adulto prova rigorosa La Cassazione, davanti alla quale giunge la controversia, accoglie il ricorso ricordando che con la sentenza n. 26875/2023 ha enunciato la seguente regola iuris: “In tema di mantenimento del figlio maggiorenne privo di indipendenza economica, l’onere della prova delle condizioni che fondano il diritto al mantenimento è a carico del richiedente, vertendo esso sulla circostanza di avere il figlio curato, con ogni possibile impegno, la propria preparazione professionale o tecnica o di essersi, con pari impegno, attivato nella ricerca di un lavoro: di conseguenza, se il figlio è neo maggiorenne e prosegua nell’ordinario percorso di studi superiori o universitari o di specializzazione, già questa circostanza è idonea a fondare il suo diritto al mantenimento; viceversa, per il “figlio adulto” in ragione del principio dell’autoresponsabilità, sarà particolarmente rigorosa la prova a suo carico delle circostanze, oggettive ed esterne, che rendano giustificato li mancato conseguimento di una autonoma collocazione lavorativa”. Nel caso di specie è stato accertato che la figlia, grazie a collaborazioni occasionali, è riuscita a guadagnare Euro 4000 annui, spendendo Euro 6000 per spese mediche per problematiche psichiche, che però non sono causa di menomazione. Per la Cassazione la giovane donna ha comunque iniziato a sfruttare le proprie capacità professionali, conseguendo redditi da lavoro, anche se esigui, non vi è quindi ragione di continuare a gravare il padre dell’obbligo di corrispondere il mantenimento. Il soccorso paterno con un assegno alimentare una possibilità da valutare, in presenza dei necessari presupposti. Scarica pdf Cassazione n. 8240/2024 Fonte Internet
Responsabilita Medica Non spetta al paziente provare l’errore medico Per la Cassazione, quando la responsabilità medica ha natura contrattuale non spetta al paziente dimostrare l’errore medico bensì il nesso tra la condotta medica e i danni subiti
Responsabilita Medica Non spetta al paziente provare l’errore medico Per la Cassazione, quando la responsabilità medica ha natura contrattuale non spetta al paziente dimostrare l’errore medico bensì il nesso tra la condotta medica e i danni subiti * Responsabilità medica: riparto onere probatorio * Errore medico: richiesta risarcimento danni * Cassazione: onere probatorio responsabilità contrattuale Responsabilità medica: riparto onere probatorio Nell’ordinanza n. 5922/2024 (sotto allegata) la Cassazione ricorda le regole di riparto dell’onere probatorio qualora un soggetto invochi il risarcimento del danno da errore medico in ragione di un rapporto di natura contrattuale. Il paziente in questi casi deve provare, anche con presunzioni, il nesso di causa tra la condotta medica ritenuta erronea e il danno subito. La struttura sanitaria deve invece dimostrare la correttezza della condotta medica o che l’inadempimento è stato determinato da una causa non imputabile. Non spetta quindi al paziente che chiede il risarcimento dei danni subiti dimostrare l’errore medico. Errore medico: richiesta risarcimento danni Un soggetto ricorre in giudizio nei confronti di un’azienda sanitaria locale per chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti a causa di una errata e impedita manovra dell’anestesista. Il Tribunale accoglie in parte la domanda dell’attore, la Corte d’appello ribalta invece la decisione, accogliendo l’impugnazione principale dell’azienda sanitaria. Per l’Autorità giudiziaria di seconda istanza l’attore non ha fornito la prova del nesso di causa tra la condotta dei sanitari e il danno, non ha formulato alcuna richiesta di prova testimoniale diretta a dimostrare la condotta errata e impedita dell’anestesista e non ha provato l’effettività del danno subito. Cassazione: onere probatorio responsabilità contrattuale La causa giunge in Cassazione e gli Ermellini nell’accogliere il ricorso del paziente rilevano prima di tutto l’errore applicativo dei principi di riparto dell’onere probatorio da parte della Corte di Appello. La stessa ha infatti ritenuto erroneamente il paziente onerato della prova dell’inadempimento della struttura sanitaria. Ora, nel caso di specie, si rientra in una fattispecie di responsabilità medica di natura contrattuale. In questi casi quindi il criterio corretto di riparto dell’onere della prova non è quello della responsabilità aquiliana, ma quello della responsabilità contrattuale. Il creditore deve quindi dimostrare la fonte del suo credito e allegare che il suo credito è rimasto totalmente o parzialmente insoddisfatto, senza dover dimostrare l’inadempimento o l’inesatto adempimento del debitore; spetta infatti a questo soggetto dimostrare di aver adempiuto esattamente la prestazione concordata. Con particolare riferimento alle prestazioni professionali come quella medica, la Cassazione ricorda poi di aver chiarito da tempo che il creditore attore ha l’onere di dimostrare la fonte del credito e il nesso di causa, provando che la condotta del professionista è stata, secondo il criterio del più probabile che non, la causa del danno lamentato. È onere invece del debitore dimostrare l’esatto adempimento o l’impossibilità della prestazione derivante da causa non imputabile, provando che l’inadempimento o l’inesatto adempimento sono stati determinati da impedimenti imprevedibili e inevitabili, anche adottando l’ordinaria diligenza. Scarica pdf Cassazione n. 5922-2024 Fonte Internet
Buoni fruttiferi: Poste paga al risparmiatore somme inferiori a quelle dovute La Corte d’appello di Lecce, con una decisione che apre la strada a richieste di rimborso nei confronti di Poste Italiane, dichiara che la ritenuta fiscale sui BFP va applicata al momento della liquidazione
Buoni fruttiferi: Poste paga al risparmiatore somme inferiori a quelle dovute La Corte d’appello di Lecce, con una decisione che apre la strada a richieste di rimborso nei confronti di Poste Italiane, dichiara che la ritenuta fiscale sui BFP va applicata al momento della liquidazione * Ritenuta fiscale BFP * La gerarchia delle fonti * Il diritto al rimborso La Corte d’Appello di Lecce, con la sentenza Sent. n. 608 del 06/07/2023, ha dichiarato che la ritenuta fiscale sui BFP, appartenenti alla serie Q/P, deve essere applicata al momento della liquidazione e non anticipatamente anno per anno. Ciò comporta un maggiore rendimento del credito per il risparmiatore rispetto a quello riconosciuto da Poste Italiane. Infatti, Poste Italiane procede ad applicare la ritenuta fiscale annualmente sulla capitalizzazione degli interessi maturati, secondo quanto indicato dal DM Tesoro 23 giugno 1997 per il quale gli interessi maturati annualmente sui BFP per i primi venti anni di vita del titolo, vengono capitalizzati annualmente, con cadenza bimestrale, al netto della ritenuta fiscale. Mentre secondo la Corte la normativa di riferimento è il D. Lgs. 239/1996 che impone di applicare la ritenuta del 12,50% quando il reddito viene percepito dal sottoscrittore del buono e pertanto al momento del suo rimborso. La gerarchia delle fonti [Torna su] Afferma infatti la Corte d’Appello che “per il principio di gerarchia delle fonti del diritto, il conflitto tra norme di grado diverso impone la disapplicazione del D.M. 23 giugno 1997 in quanto confliggente con la normativa primaria che disciplina la tassazione (D.P.R. n. 600 del 1973, D.L. n. 556 del 1986 e relativa legge di conversione D.Lgs. n. 239 del 1996), con la conseguenza che, in merito all’applicazione della ritenuta d’acconto sul rendimento dei Buoni Postali Fruttiferi serie Q/P, il momento impositivo va individuato all’atto della liquidazione e non anticipatamente anno per anno. Ne consegue che la capitalizzazione degli interessi deve avvenire al lordo della ritenuta e non al netto”. Il diritto al rimborso [Torna su] Questa sentenza ha un impatto significativo in quanto l’obbligo di ritenuta d’acconto sul rendimento dei BFP serie Q/P solo al momento della liquidazione influenza positivamente i rendimenti degli investitori. Infatti, per esempio, per un buono appartenente alla serie “Q” sottoscritto nel 1988, dell’importo di Lire 5.000.000, l’investitore riceve da Poste Italiane la somma netta di euro 28.171,61, mentre applicando la ritenuta fiscale nel modo espresso dalla Corte d’Appello di Lecce, la somma da incassare è pari a euro 33.543,80, cioè a ben euro 5.339,91 in più. Sono numerosi gli utenti che sono stati interessati da queste trattenute illegittime e, ancor più, quelli che lo saranno in quanto devono ancora riscuotere i rendimenti dei buoni (BFP serie Q/P). Dunque detta decisione apre la strada a richieste di rimborso nei confronti di Poste Italiane. Fonte internet