Private Investigations Milan, Italy- Private investigation Milan: costs, rates and prices IDFOX Agency -Since 1991.
Private Investigations Milan, Italy- Private investigation Milan: costs, rates and prices IDFOX Agency -Since 1991. Private Investigations Milan – Investigations operates in a highly professional manner in the areas of private, corporate, commercial and insurance investigations, as well as personal. Investigative Agency based in Milan, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Palermo, Cagliari, Sassari, responds in a confidential and effective manner to any request for control. As a detective agency in Milan we offer an investigation service of the highest standard.
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Cerchi un investigatore privato online? Attiva la tua indagine ovunque tu sia Cerchi un investigatore privato online? L’unico partner di cui avrai mai bisogno per informazioni a livello informativo sui costi online e’ l’agenzia i investigativa IDFOX copn sede a Milano. IDFOX Investigazioni dal 1991- non siamo solo esperti nella gestione dei servizi investigativi online, offriamo una vasta gamma di servizi che contribuiranno al successo della tua famiglia e dlla azienda. PRENOTA APPUNTAMENTOATTIVA INDAGINE ONLINE Se stai cercando un investigatore privato online sei nel posto giusto. La nostra infatti è la prima agenzia investigativa ad aver sviluppato una piattaforma digitale che consente di attivare online un’indagine in modo semplice e riservato, offrendo al Cliente la possibilità di ottenere informazioni e dare inizio ad un’investigazione ovunque egli sia e, attraverso i nostri investigatori privati, in ogni parte del mondo. Tramite pochi e semplici passaggi codificati, volti a garantire il rispetto delle normative di riferimento ed i più alti standard di sicurezza, il Cliente ha la possibilità di avviare un’indagine e conferire il mandato investigativo in tempo reale. Sulla piattaforma è possibile attivare tutte le diverse tipologie di investigazioni che Dogma svolge quotidianamente: indagini aziendali a supporto di imprese o professionisti, indagini private in ambito familiare o finalizzate alla tutela del patrimonio, indagini difensive . È possibile richiedere informazioni per avviare un’attività investigativa semplicemente collegandosi al sito tramite smartphone, tablet o PC dotato di telecamera o webcam. Oppure collegandosi su wattsap o inviare una mail. Cosi da essere facilmente assistito dai nostri operatori, i quali chiariranno tutti gli eventuali dubbi . Con oltre 30 anni di esperienza nel settore e con sedi a Milano, IDFOX Investigazioni dispone di un ampio network di collaboratori collegati online in oltre 170 paesi nel mondo e circa 400 corrispondenti on line autorizzati nei rispettivi paesi; per svolgere indagini in qualsiasi parte del mondo. Bastano pochi minuti per fornirci l’autorizzazione a svolgere le attività investigative negli ambiti più delicati che riguardano la famiglia, l’azienda o personali: avviare un’indagine non è mai stato così facile, veloce e sicuro. CHI SIAMO L’agenzia IDFOX è correntemente diretta dalla Dottoressa Margherita Maiellaro. La direttrice ha maturato un’esperienza pluriennale nel campo investigativo ed ha conseguito una Laurea in Giurisprudenza, con specializzazione in diritto internazionale, presso l’Università Bocconi. L’agenzia investigativa IDFOX Investigazioni è stata fondata da Max Maiellaro. Il fondatore, con oltre 30 anni di esperienze investigative maturate nella Polizia di Stato, già diretto collaboratore del Conte Corrado AGUSTA, ex Presidente dell’omonimo Gruppo AGUSTA SpA, è stato inoltre responsabile dei servizi di sicurezza di una multinazionale, nonché presso vari gruppi operanti in svariati settori quale metalmeccanici, chimica, oreficeria, tessile, alta moda, elettronica e grande distribuzione, ha sempre risolto brillantemente ogni problematica investigativa connessa a: infedeltà aziendale, ai beni, marchi e brevetti, concorrenza sleale e alla difesa intellettuale dei progetti, violazione del patto di non concorrenza, protezione know-how e tutela delle persone e della famiglia, nonché referente abituale di imprenditori, manager, multinazionali e studi Legali su tutto il territorio Italiano ed anche Estero. Il team dell’agenzia IDFOX è formato da ex appartenenti alle Forze di Polizia, i quali si avvalgono di mezzi e tecniche sempre all’avanguardia e al passo con le nuove tecnologie, vantando conoscenze approfondite e certificate nel campo dell’intelligence. L’agenzia investigativa IDFOX fornisce documentazioni valide per uso legale, tra le quali: perizie e relazioni tecniche; servizi di osservazione documentati con foto e video. Chiamaci per richiedere una consulenza gratuita oppure un preventivo (Siamo a 300 MT STAZIONE CENTRALE – 50 MT MM GIALLA USCITA REPUBBLICA/PISANI P.IVA 09741640966) Agenzia Investigativa IDFOX – Aut. N. Prot. 9277/12B15E – Area Osp. 1 Ter ® Via Luigi Razza, 4 – 20124 – Milano Telef.02-344223. SEVIZI Investigazioni Private Infedeltà coniugale Separazione e Divorzio Affidamento figli minori Recupero crediti Eredità contesa Tutela persone e beni Sicurezza informatica Indagini informatiche e forensi Investigazioni bancarie Investigazioni Aziendali Permessi ex legge 104/92 Furti ed appropriazioni indebite Recupero crediti Sicurezza informatica Concorrenza sleale Patto di non concorrenza Investigazioni difensive penali Due Diligence Investigazioni Commerciali
Costi orari e giornalieri degli investigatori privati a livello di tariffe, per un servizio efficace non si può scendere al di sotto di un minimo di 500 euro. I detective privati generalmente propongono tariffe giornaliere tra 500 e 1.000 euro, oppure tariffe orarie di circa 50 € all’ora per agente operativo.
Costi orari e giornalieri degli investigatori privati a livello di tariffe, per un servizio efficace non si può scendere al di sotto di un minimo di 500 euro. I detective privati generalmente propongono tariffe giornaliere tra 500 e 1.000 euro, oppure tariffe orarie di circa 50 € all’ora per agente operativo. Quanto costa un investigatore privato? Sono diverse le ragioni che possono rendere necessario un investigatore privato, che può far luce con professionalità e competenze su vicende familiari, commerciali, lavorative, che possono avere anche rilevanza nell’ambito di un processo. Conoscere il costo di un investigatore privato è importante prima di conferire l’incarico, così da programmare bene le spese e valutare se ne vale la pena. Quali sono le voci di spesa che incidono sui costi di un’investigazione privata? Questa è un’altra domanda chiave a cui si dovrà dare risposta, così da comprendere quali sono le variabili in gioco. ?? Quanto costa un investigatore privato? Il costo va da 50 a 90 euro l’ora per ogni investigatore ?? Quali fattori incidono sulla spesa? Durata dell’investigazione e numero di investigatori coinvolti ??? Come scegliere un investigatore privato? Sulla base delle tariffe e dell’esperienza ?? Come potersi permettere la spesa dell’investigatore privato? Con la pianificazione e il risparmio Cosa può fare un investigatore privato? Quando si pensa ad un investigatore privato, vengono in mente i classici pedinamenti che hanno lo scopo di acquisire le prove di un’infedeltà coniugale. In realtà la casistica dell’investigazione privata è molto più ampia e le indagini possono comprendere ambiti che vanno al di là della sfera familiare. I costi erodono i tuoi rendimenti. Spesso le indagini hanno lo scopo di acquisire delle prove documentali, multimediali e fotografiche che possono essere usate in giudizio. Per quanto riguarda le indagini familiari, si può trattare di processi che riguardano l’affidamento dei minori, l’assegno di mantenimento o una contesa che riguarda l’eredità. Sono molto comuni anche le indagini in ambito aziendale e commerciale, che si rendono necessarie per sospetta falsa malattia, spionaggio industriale, concorrenza sleale o furti in azienda. Le frodi assicurative possono rendere necessari i servizi di un investigatore privato, ad esempio nella cause per risarcimenti sul lavoro o responsabilità professionale. Anche gli avvocati si avvalgono spesso di indagini investigative private per conto dei propri assistiti, allo scopo di acquisire prove da utilizzare in giudizio. Come scegliere un investigatore privato? La scelta dell’investigatore privato non va lasciata al caso, soprattutto quando gli interessi in gioco sono molto importanti. Lasciarsi guidare solo dalla convenienza del tariffario sarebbe quindi un errore grossolano, perché questo approccio non tiene conto dell’esperienza sul campo. Le agenzie di investigazione non sono tutte uguali, infatti alcune lavorano solo a livello locale, mentre altre hanno sedi in tutta Italia e nel mondo cone l’agenzia IDFOX International Private Detective Milan. È importante che l’incarico sia affidato a persone che conoscono bene la normativa sulla privacy e la procedura penale e civile, perché nella maggior parte ei casi le prove acquisiste dovranno essere valide anche in ambito processuale. Costo investigatore privato: quali fattori bisogna considerare? Il costo dell’investigatore privato dipende da molti fattori, ma la buona notizia è che il tariffario è sempre trasparente. Ogni agenzia di investigazione deve depositare il proprio tariffario presso la Prefettura regionale di competenza, che deve preventivamente approvarlo. Trattandosi di tariffari orari, la durata dell’investigazione è una delle variabili più importanti. I costi cambiano a seconda del numero di investigatori e operatori coinvolti nell’indagine, dalla necessità di trasferte oppure di un fascicolo informativo finale. Tabella dei costi Quanto costa un investigatore privato al giorno? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo distinguere le varie tipologie di investigazione, perché il tariffario è sensibilmente diverso. Investigazioni private, commerciali, aziendali, assicurative Le investigazioni in ambiti privati e familiari sono tra le più richieste e i costi partono da un minimo di 30 euro ad un massimo di 90 euro. Il costo medio è di 60 euro l’ora, per ogni agente investigativo coinvolto. Le indagini commerciali sono le più semplici, perché spesso si tratta solo di una ricerca di tipo documentale, che richiede un minor dispendio di energie e risorse. In questi casi il costo orario è di circa 30-45 euro all’ora per ogni operatore. Per le indagini aziendali i costi sono in media di 60 euro l’ora per ogni investigatore impegnato nelle attività di indagine. Se invece si tratta di indagini di tipo assicurativo, il costo orario per ogni operatore coinvolto è di circa 50-90 euro. Quanto costa un investigatore privato al giorno? Non è corretto domandarsi quanto costa un investigatore privato al giorno, perché come abbiamo visto il tariffario è orario. Nell’arco della giornata l’investigatore o l’operatore incaricato può essere impegnato per una sola ora oppure per diverse ore, a seconda della necessità e della particolarità dell’indagine. Ogni agenzia investigativa offre ai potenziali clienti un colloquio preliminare, che serve per raccogliere le informazioni sul caso e redigere un preventivo. In base all’esperienza acquisita negli anni, l’agenzia di investigazione sarà in grado di stimare il numero di ore e di giorni necessari all’indagine, così il potenziale cliente può farsi un’idea della spesa complessiva. Quanto costa un investigatore privato per una settimana? Per conoscere quanto costa un investigatore privato per una settimana, è necessario conoscere il numero di ore che vedranno impegnato l’investigatore o l’operatore incaricato. Anche in questo caso si potrà fare riferimento al preventivo fornito dall’agenzia, nel quale viene indicato con buona approssimazione il tempo necessario per concludere l’indagine e quindi i costi complessivi dell’operazione investigativa. Come risparmiare e investire per potertelo permettere? Visto che il costo dell’investigatore privato è fissato su base oraria, è chiaro che le indagini più lunghe e complesse possono avere dei costi abbastanza elevati. Si pensi, ad esempio, alla necessità di indagini, pedinamenti e ricerche documentali che si protraggono per diverse settimane o mesi. Come affrontare queste spese se non si possiede il budget necessario? Risparmiare e accantonare delle somme di denaro con cadenza periodica, può essere un buon modo per racimolare il capitale necessario per le investigazioni. Sapere quanto costa un investigatore privato è il primo passo per pianificare
Pronto investigatore privato-Detective Privato Attività di investigazione privata Investigatore Privato! Come possiamo aiutarti?
Pronto investigatore privato-Detective Privato Attività di investigazione privata Investigatore Privato! Come possiamo aiutarti? Chi è e cosa fa un investigatore privato? Raccolta di informazioni commerciali Le attività e le tecniche d’indagine dei detective Come diventare detective in Italia: i requisiti L’investigatore privato titolare di istituto L’investigatore privato dipendente L’informatore commerciale titolare d’istituto L’informatore commerciale dipendente Le figure professionali all’interno di un’agenzia investigativa Quanto guadagna un investigatore privato Da piccolo guardavo i telefilm americani , una scena che ho tutt’ora nella mente: un detective fermo all’angolo di una strada con una sigaretta in bocca, il classico trench con il bavero alzato color panna mentre osservava l’infedele; da quelle immagini ho sognato di emulare quel detective privato “Philip Marlowe” mentre era intento, con pazienza, ad indagare avvolto nella nebbia londinese. La nostra Mission è quella di dare VOCE ALLE PERONE PIU DEBOLI. Chi è e cosa fa un investigatore il percorso formativo i requisiti per accedere alla professione le figure presenti in un’agenzia investigativa Tutto quello che serve sapere su come diventare detective in Italia e accedere a una professione affascinante ma complicata. Attenzione a non confondere i detective privati dei film con quelli in carne e ossa. Si tratta di professionisti preparati. Discreti, capaci di maneggiare attrezzature all’avanguardia, dotati di senso etico, e titoli disciplinati dalla legge. Tutto il contrario dei “poliziotti privati” à la Philip Marlowe. Quello delle indagini private e della sicurezza è un settore con numeri di tutto rispetto. Cosa dice l’ultima rilevazione dell’Osservatorio Federpol (la Federazione italiana degli istituti privati per le investigazioni per le informazioni e per la sicurezza)? Che in Italia ci sono 1.898 titolari di agenzie investigative e di sicurezza. Sono concentrati nel nord (844). Al centro le licenze sono 623, al sud 431. Le regioni a maggiore densità sono Lombardia (325), Lazio (307) e Campania (157). Il numero di impiegati nel settore è di 12.254 unità. Il fatturato del 2017 ammonta a 203.353.819 euro. Perciò, se vuoi diventare un investigatore privato, considera l’importanza (e i rischi) di una professione molto importante e complessa. Sei pronto? Scopri come diventare investigatore privato. Chi è e cosa fa un investigatore privato Un investigatore privato è uno specialista dell’informazione. Il suo compito è quello di raccogliere informazioni per conto di un committente, sia esso privato cittadino, azienda, ente. La sua figura è disciplinata dal Decreto legge 1 dicembre 2010, n. 269. Il testo si occupa degli istituti di vigilanza e di investigazione privata. Riguardo questi ultimi, il Decreto riconosce quattro figure professionali: investigatore privato titolare d’istituto informatore commerciale titolare d’istituto investigatore privato dipendente informatore dipendente La prima distinzione, dunque, è tra investigatori e informatori commerciali. La seconda è tra i titolari di licenza e i dipendenti. Il testo individua due tipologie di attività: Attività di investigazione privata; Raccolta di informazioni commerciali. Attività di investigazione privata E’ l’indagine classica, che può realizzarsi: In ambito privato. Il committente incarica il professionista di indagare su questioni familiari, matrimoniali (infedeltà coniugale), patrimoniali o per rintracciare persone scomparse. In ambito aziendale. L’indagine parte dietro richiesta di un’impresa. Obbiettivo: accertare illeciti dei dipendenti, infedeltà professionali, violazioni delle norme in materia di tutela di marchi e brevetti. Ma anche concorrenza sleale o contraffazioni. In ambito commerciale. Su richiesta di un esercizio commerciale, per ammanchi in cassa, furti in magazzino ecc. Nell’ambito delle assicurazioni. Privati e/o società di assicurazioni possono chiedere di accertare sinistri, risarcimenti sul lavoro, responsabilità professionali ecc. Nell’ambito del diritto alle indagini difensive. Gli avvocati difensori possono incaricare un professionista per raccogliere prove a discarico del cliente (art. 327-bis del Codice Penale); (Il Decreto parla anche di attività con “presenza stabile di personale dipendente presso i locali del committente”. E’ il caso dei buttafuori, di non ci occupiamo in questo post.) Per adempiere al suo incarico, il detective privato può svolgere attività di osservazione statica e pedinamento. Con alcune limitazioni, come nel caso del pedinamento di un coniuge. Può avvalersi di: strumenti elettronici (per es. microspie, microcamere, tracker GPS ecc.) riprese video e foto sopralluoghi informazioni ricavate da documenti e atti il cui accesso sia libero interviste a persone raccolta di informazioni reperite dal committente Può utilizzare collaboratori segnalati ai sensi dell’art. 259 del Regolamento d’esecuzione TULPS. ? Leggi anche: Si può denunciare un investigatore privato? Raccolta di informazioni commerciali Gli investigatori privati si occupano di raccolta, analisi, elaborazione e valutazione di dati economici, finanziari, creditizi, patrimoniali. I detective (e i loro collaboratori) possono reperire informazioni consultando pubblici registri, elenchi, atti, visure camerali, bilanci, fallimenti. L’incarico può venire da privati, aziende, enti. Gli investigatori devono esercitare le loro prerogative nel rispetto della legge. Non sono titolari di pubblici poteri, riservati solo agli organi di polizia e alla magistratura. Le attività e le tecniche d’indagine dei detective Vuoi sapere come diventare detective in Italia? Prima scopriamo le principali tecniche investigative: appostamenti pedinamenti ricerche online consultazioni database, reperimento documenti, accesso agli atti pubblici e agli uffici interrogazioni utilizzo di prodotti investigativi professionali e accessori per spionaggio Le tipologie di interventi più richiesti: indagini su infedeltà coniugale ricerca di persone scomparse o non rintracciabili ricerche sul passato di un individuo verifiche patrimoniali (conti correnti, stili di vita, solvibilità del debitore ecc.) investigazioni anti-frodi alle assicurazioni ricerche di beni o oggetti rubati indagini per assenteismo sul posto di lavoro indagini per furti di proprietà intellettuale o brevetti industriali (c.d. spionaggio aziendale) Alcuni istituti investigativi svolgono anche attività di bonifica ambientale. telefoniche ed elettroniche da microspie. Come diventare detective in Italia: i requisiti Quali sono i requisiti per diventare un investigatore privato? Concentriamoci sulle figure professionali già individuate. L’investigatore privato titolare di istituto Per diventare investigatore privato titolare di agenzia occorre entrare in possesso di una licenza. Questa viene rilasciata dalla Prefettura del territorio in presenza di specifici requisiti. Laurea (almeno triennale). Le materie: psicologia a indirizzo forense, scienze politiche, giurisprudenza, economia, sociologia, scienze dell’investigazione, economia e i corsi di laurea equiparati; Almeno tre anni di pratica presso un investigatore privato autorizzato da almeno cinque anni. Il rapporto di lavoro dev’essere di tipo dipendente. Il datore di lavoro deve attestare l’esito positivo del rapporto. Partecipazione a corsi di perfezionamento teorico pratico di università o centri di formazione riconosciuti dalle Regioni e accreditati dal Ministero dell’Interno. In alternativa agli ultimi due punti, l’aspirante detective deve: aver svolto attività d’indagine nelle forze di
Fare il Money Mule non solo è illegale, ma chi lo fa diventa complice dei gruppi criminali che attraverso il Money Muling riciclano denaro proveniente da attività illecite. Tutto quello che devi sapere per non diventare un mulo di denaro
Fare il Money Mule non solo è illegale, ma chi lo fa diventa complice dei gruppi criminali che attraverso il Money Muling riciclano denaro proveniente da attività illecite. Tutto quello che devi sapere per non diventare un mulo di denaro Non è un’offesa, ma la traduzione letterale di Money Mule. Il termine indica una persona che riceve sul proprio conto soldi ottenuti illegalmente da terzi e li trasferisce su un altro conto in cambio di una commissione. Fare il Money Mule non solo è illegale, ma chi lo fa diventa complice dei gruppi criminali che attraverso il Money Muling riciclano denaro proveniente da attività illecite. Secondo i dati forniti dall’Europol, più del 90% delle transazioni derivanti dal Money Muling sono collegate ad attività di phishing, attacchi malware o frodi ecommerce. Dov’è la truffa? In moltissimi casi il Money Mule non sa di essere un Money Mule. La maggior parte delle persone viene infatti reclutata tramite finte offerte di lavoro pubblicate online, sui social o attraverso le più comuni app di messaggistica come Telegram o WhatsApp. Il bersaglio preferito sono studenti, disoccupati o persone in difficoltà economica che attirate dal guadagno facile cascano in una delle truffe più pericolose di sempre. Tra i più colpiti, in particolar modo, ragazzi e ragazze tra i 12 e 21 anni. I principali segnali per riconoscere un’offerta di Money Muling . La richiesta lavorativa include l’uso del proprio conto per lo spostamento di soldi 2. La retribuzione è molto alta rispetto al lavoro richiesto 3. L’offerta di lavoro contiene errori di ortografia e formattazione 4. I contatti presenti sull’offerta di lavoro includono indirizzi email che usano servizi web gratuiti (Gmail, Hotmail, Libero) e non coincidono con il nome dell’azienda 5. Non sono richiesti requisiti di istruzione o esperienze particolari per svolgere il lavoro 6. Non è prevista la firma di un contratto scritto Come evitare di diventare un Money Mule 1. Ignora qualsiasi offerta di lavoro dove ti viene richiesto di trasferire soldi dal tuo conto a un altro 2. Non fornire mai i dati del tuo conto o della tua carta, a meno che siano persone che conosci e di cui ti fidi 3. Cerca più informazioni possibili sull’azienda o la persona che ti sta offrendo un lavoro Cosa fare se ti accorgi di essere un Money Mule Se pensi di essere vittima di Money Muling smetti subito di trasferire soldi, avverti la tua banca o l’istituto di moneta elettronica (come noi ad esempio) e informa le Autorità di pubblica sicurezza. Se vuoi approfondire l’argomento, puoi farlo sul sito dell’Europol e ricorda: se sembra troppo bello per essere vero, probabilmente non lo è. Fonte Internet
Posso filmare in casa con un genitore disabile Telecamera in casa per controllare il genitore disabile: è lecita se c’è la badante e il coniuge?
Posso filmare in casa con un genitore disabile Telecamera in casa per controllare il genitore disabile: è lecita se c’è la badante e il coniuge? Convivi con un genitore anziano e fragile che ha bisogno di assistenza continua. Così, quando non ci sei, lasci con lui una badante. Tuttavia, in casa, hai anche un impianto di videosorveglianza che normalmente usi contro i ladri ma che, proprio in tua assenza, ti serve pure per sapere se tuo padre sta bene o ha bisogno di aiuto. A questo punto ti chiedi: posso filmare in casa con un genitore disabile? E se nelle riprese dovessero comparire anche la badante e il tuo coniuge, commetteresti reato? Saresti tenuto a informarli? Cosa dice la legge? Come probabilmente saprai, il legislatore ti vieta di riprendere, in tua assenza, persone che non sanno di essere controllate. Diversamente commetteresti il reato di interferenze illecite nella vita privata, punito dall’articolo 615-bis del Codice penale con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Né varrebbe a giustificarti la circostanza che non avevi il proposito di controllare gli altri, ma solo di garantire la sicurezza di una persona disabile. Cosa puoi fare per tutelare sia te che il soggetto anziano e fragile? Ci sono delle precauzioni che devi prendere in seria considerazione se non vuoi rischiare di essere querelato. Innanzitutto, è bene che tu sappia che al lavoro domestico non si applica l’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori che vieta l’uso di impianti audiovisivi per finalità di controllo se non dietro l’autorizzazione dei sindacati o, in mancanza di questi, dell’Ispettorato del Lavoro. La Corte Costituzionale, nel 1987 (sent. n. 585/1987) ha infatti sottolineato che il lavoro domestico si differenzia da quello in azienda e pertanto non riceve la medesima regolamentazione (tanto è vero – lo ricordiamo – che il licenziamento può avvenire senza obbligo di motivazione e lo stipendio può anche essere pagato in contanti). Questo però non significa che tu possa installare la telecamera per controllare la badante quando e come vuoi. Devi comunque rispettare le norme sulla privacy. Ecco allora come comportarti per restare nella piena legalità. Innanzitutto, devi avvisare tutti i presenti in casa che le telecamere funzionano in tua assenza. Pertanto, devi chiedere loro l’autorizzazione a essere ripresi. E, chiaramente, non potrai poi divulgare le immagini a terzi. Il consenso quindi ti dovrà essere rilasciato dalla badante, dalla colf e dal tuo coniuge che sono nella tua dimora quando l’impianto è in funzione. E non solo. Anche il tuo stesso genitore deve essere consapevole delle riprese e autorizzarle, per quanto sia il soggetto da tutelare, sempre però che sia capace di intendere e volere. Tuttavia ci sono due eccezioni a tale regola, previste entrambe non già dalla legge ma dalla giurisprudenza. La prima ti consente di lasciare accese le telecamere all’insaputa dei presenti (e quindi anche senza il loro consenso) se tu sei in casa. Potresti quindi riprendere tuo marito o tua moglie, a patto che tu non sia altrove (ad esempio in un’altra stanza). E lo stesso dicasi per la lavoratrice domestica. Insomma, le riprese segrete sono vietate solo se colui che le effettua non è fisicamente presente nel luogo ove sono installate le telecamere. La seconda eccezione si verifica in sede dei cosiddetti controlli difensivi, quando cioè devi tutelarti da un reato di cui hai già fondati sospetti. Se ad esempio dovessi temere che la badante ruba in casa o maltratta il tuo genitore, potresti procurarti le prove di ciò lasciando accese le telecamere e utilizzando poi i filmati contro di lei. Fonte internet
E’ valido il testamento fatto da chi ha la demenza? Stabile demenza dopo il testamento: chi ne afferma la validità deve provare la stesura in un momento di lucido intervallo.
valido il testamento fatto da chi ha la demenza? Stabile demenza dopo il testamento: chi ne afferma la validità deve provare la stesura in un momento di lucido intervallo. Un nostro lettore, dopo la morte della madre, ha rinvenuto un testamento da lei datato e firmato. Essendo la donna morta con una forma di demenza senile, si chiede se l’atto possa essere annullato e, in tal caso, come dovrà dividersi l’eredità. Per stabilire se è valido il testamento da chi ha la demenza, dobbiamo fare delle precisazioni. Indice * La prova della malattia che invalida il testamento * La gravità della malattia * Cosa succede se il testamento viene annullato? La prova della malattia che invalida il testamento È invalido il testamento redatto da chi non aveva la capacità di intendere e volere al momento della sua redazione. Tuttavia, il fatto che una persona sia deceduta con una grave patologia psichica non implica l’automatica nullità del testamento. È infatti necessario dimostrare che la patologia: * sussisteva al momento della redazione del testamento; * ha influito sulla capacità del testatore di comprendere il senso delle proprie disposizioni. Si parte pertanto da una presunzione di validità del testamento, salvo prova contraria che deve fornire chi lo contesta. Regola diversa vale per chi invece ha già subito una sentenza di interdizione o inabilitazione prima della redazione del testamento: in tal caso, l’atto si presume invalido già in partenza. Quindi, in buona sostanza, è necessaria la prova della concomitanza della demenza senile nel momento stesso in cui è stato scritto il testamento; non si può giungere a tale presunzione solo per il fatto che, successivamente, al testatore sia stata diagnosticata la malattia. La stessa, infatti, poteva non sussistere al compimento dell’atto contenente le ultime volontà. Dunque, un certificato medico con data successiva a quella del testamento non è sufficiente per invalidare quest’ultimo, se non si forniscono ulteriori e solide prove. La gravità della malattia La giurisprudenza ha poi precisato che la semplice demenza senile non è sufficiente per invalidare il testamento, trattandosi di un normale decadimento delle facoltà mentali di ogni anziano. Essa deve essere grave, clinicamente accertabile e deve aver compromesso nel concreto la capacità di intendere e volere del testatore. La giurisprudenza ha ribadito a più riprese tali concetti. Ad esempio, si confronti la pronuncia del Trib. Lecce sent. n. 1892/2022 secondo cui, per quanto riguarda l’annullamento di un testamento, è necessario dimostrare che il testatore fosse affetto, al momento della stesura dell’atto, da una incapacità naturale causata da una condizione di infermità, sia essa transitoria o permanente, o da altre cause che potrebbero aver compromesso la sua lucidità mentale. Tale condizione deve averlo reso totalmente incapace di comprendere e dirigere i propri atti o di esercitare la propria capacità di autodeterminazione. La prova di tale incapacità può essere fornita attraverso qualsiasi mezzo. Se viene dimostrata una condizione di demenza stabile e permanente nel periodo immediatamente successivo alla redazione del testamento, spetterà a chi sostiene la validità del testamento dimostrare che esso è stato redatto durante un momento di lucidità temporanea, conosciuto anche come “intervallo lucido”. Ed ancora, secondo la Cassazione (sent. n. 26873/2019), il giudice può valutare l’incapacità del testatore basandosi su condizioni mentali presenti prima o dopo la redazione del documento, attraverso una presunzione (ossia “indizi”). Questa incapacità può essere dimostrata con qualsiasi tipo di prova. Di conseguenza, se chi contesta il testamento riesce a dimostrare che il testatore soffriva di una condizione di demenza permanente e stabile subito dopo aver redatto il testamento, la presunzione standard è quella dell’incapacità. Pertanto, spetta a chi sostiene la validità del testamento fornire la prova che esso è stato redatto durante un periodo di lucidità. Cosa succede se il testamento viene annullato? Nell’ipotesi in cui il testamento dovesse essere annullato per incapacità del testatore, il patrimonio di quest’ultimo verrà diviso secondo le regole della cosiddetta successione legittima, regole fissate dal Codice civile tutte le volte in cui non c’è un testamento o questo viene dichiarato invalido dal giudice. Vengono così privilegiati i parenti più prossimi del defunto, a partire dal coniuge e dai figli, per poi – gradatamente – risalire a tutti gli altri. Leggi sul punto Come dividere l’eredità senza testamento. Fonte internet
Separazione: scoprire un vecchio tradimento giustifica l’addebito? La moglie può ottenere l’addebito della separazione se ignorava la relazione extraconiugale che il marito ha intrattenuto molti anni prima?
Separazione: scoprire un vecchio tradimento giustifica l’addebito? La moglie può ottenere l’addebito della separazione se ignorava la relazione extraconiugale che il marito ha intrattenuto molti anni prima? L’infedeltà è una delle principali cause di addebito della separazione, purché la crisi coniugale sia la diretta conseguenza dell’adulterio: per pacifica giurisprudenza, infatti, la violazione di uno degli obblighi matrimoniali giustifica l’addebito solo se c’è un nesso diretto con la richiesta di separazione. Insomma: l’infedeltà deve essere la causa scatenante della fine dell’unione. In questo contesto si pone il seguente quesito: scoprire un vecchio tradimento giustifica l’addebito? Mettiamo il caso che la moglie, per puro caso, venga a sapere che molti anni prima il marito l’aveva tradita. Questa “scoperta”, seppur tardiva, giustifica ugualmente la richiesta di separazione con addebito, oppure il lungo lasso di tempo, in qualche modo, ha “disinnescato” la portata dell’adulterio? Approfondiamo la questione. Indice * Cos’è l’addebito? * Quali sono le conseguenze dell’addebito? * Il tradimento giustifica l’addebito della separazione? * Scoprire un vecchio tradimento giustifica la separazione? * Tradimento perdonato: si può chiedere l’addebito? Cos’è l’addebito? L’addebito può essere definito come la colpevolezza del coniuge in ambito matrimoniale. In altre parole, l’addebito è il formale riconoscimento – operato dal giudice – della responsabilità del coniuge all’interno del naufragio matrimoniale. Insomma: al coniuge a cui viene addebitata la separazione si riconosce la colpa della fine dell’unione. Quali sono le conseguenze dell’addebito? Le conseguenze dell’addebito sono essenzialmente due: * la perdita del mantenimento, qualora se ne avesse il diritto; * la perdita dei diritti successori, qualora l’altro coniuge dovesse morire prima. Ciò significa che, nel caso di separazione tra due persone giovani ed economicamente indipendenti, l’addebito non sortisce praticamente nessun effetto, visto che il giudice non avrebbe comunque dovuto disporre alcun obbligo di mantenimento e che è difficile ipotizzare che uno dei due possa morire in breve tempo. Il tradimento giustifica l’addebito della separazione? L’addebito della separazione è legittimo solo se la condotta del coniuge è stata la causa – diretta e immediata – della fine del matrimonio. Se invece la condotta colpevole del coniuge rappresenta solo una delle tante ragioni della separazione, oppure se è solo la conseguenza di una crisi che affonda le radici nel passato, allora ogni tipo di addebito deve essere escluso. Carlo ha una relazione extraconiugale con un’altra donna; la moglie non può ottenere l’addebito se, di fatto, viveva da anni separata in casa col marito. Insomma: il giudice pronuncia l’addebito della separazione laddove ritenga che il coniuge abbia violato i doveri che derivano dal matrimonio e che tale violazione abbia rappresentato la causa del fallimento dell’unione coniugale. Secondo la Corte di Cassazione [1], tra il tradimento e la separazione non deve intercorrere troppo tempo: infatti, se la convivenza prosegue per lungo tempo dopo l’episodio di infedeltà, non può ritenersi che quest’ultima sia stata la causa della separazione. In questo preciso contesto si pone il quesito che fornisce il titolo all’intero articolo: scoprire un vecchio tradimento giustifica l’addebito della separazione? Scopriamolo. Scoprire un vecchio tradimento giustifica la separazione? Scoprire un vecchio tradimento potrebbe giustificare l’addebito della separazione, se si prova in giudizio che essa rappresenta la causa della fine della relazione. In buona sostanza, il coniuge che chiede la separazione con addebito deve provare che l’adulterio – anche se risalente a molto tempo addietro – è stato ugualmente la causa del fallimento dell’unione coniugale nel momento esatto in cui il coniuge tradito ne ha avuto effettiva conoscenza. In questa ipotesi, però, il colpevole di infedeltà potrà più facilmente difendersi dimostrando che, in realtà, il matrimonio era di fatto già finito da tempo, adducendo altre ragioni che, nel corso degli anni, hanno logorato il rapporto. Insomma: l’assenza di un’immediatezza temporale tra infedeltà e separazione non impedisce al coniuge che è venuto tardivamente a conoscenza del tradimento di poter chiedere la separazione con addebito; allo stesso tempo, però, il coniuge responsabile potrà eccepire che la coppia, dopo tanti anni di matrimonio, era in realtà già in crisi. In ogni caso, volendo rispondere alla domanda che fornisce il titolo al presente articolo, possiamo concludere affermando che può essere ottenuto l’addebito anche se il coniuge ignorava la relazione extraconiugale dell’altro, avvenuta anni prima e oramai cessata. Anche in questa ipotesi, infatti, sussiste il nesso causale tra tradimento – anche se risalente nel tempo – e la richiesta di separazione. Tradimento perdonato: si può chiedere l’addebito? Non è invece possibile chiedere l’addebito se il tradimento è stato perdonato e, seppur tra mille sforzi, si è cercato di andare avanti: la richiesta di separazione con addebito avanzata molti anni dopo non potrebbe essere accolta dal giudice, a meno che non sia giustificata da successivi tradimenti, questa volta non perdonati. Ugualmente non è possibile concedere la separazione con addebito se la relazione adulterina – nota all’altro coniuge e tollerata dallo stesso – è avvenuta anni prima ed è nel frattempo cessata. Fonte internet
Come si fa il calcolo del risarcimento danni? Danni patrimoniali e non patrimoniali: distinzione, prova e tutela dei diritti del danneggiato.
Come si fa il calcolo del risarcimento danni? Danni patrimoniali e non patrimoniali: distinzione, prova e tutela dei diritti del danneggiato. Se hai subito un infortunio o sei stato vittima di un illecito (sia esso di natura civile o penale), vorrai agire contro il responsabile per far valere i tuoi diritti. Ti chiederai, pertanto, quanto gli puoi chiedere e se ci puoi guadagnare. Per stabilire come si fa il calcolo del risarcimento danni devi però seguire le regole fissate dalla legge e dalla giurisprudenza. Si tratta di criteri molto precisi, rivolti a evitare un indebito arricchimento da parte della vittima. Scopo del risarcimento è infatti eliminare il danno e le perdite subite, non invece consentire un lucro. Per stabilire come si calcola il risarcimento dobbiamo tenere presente che esistono diverse categorie di danni, ciascuna delle quali segue regole diverse. Ne parleremo meglio qui di seguito. Indice * Quali sono i danni risarcibili? * Come si calcola il danno emergente? * Come si calcola il lucro cessante? * Come si calcola il danno biologico? * Come si calcola il danno morale? * Come si calcola il danno esistenziale? Quali sono i danni risarcibili? Di norma si distinguono i danni risarcibili in due macro categorie: * danni patrimoniali: quelli che determinano una perdita economica (sia in termini di spese sostenute che di mancato guadagno); * danni non patrimoniali: quelli che implicano una compromissione fisica o psicologica, oppure una sofferenza della vittima. Nell’ambito della categoria dei danni patrimoniali si distingue poi tra: * danno emergente: sono le spese sostenute per eliminare gli effetti dell’illecito. Ne sono un esempio: il costo di riparazione dell’auto incidentata, l’imbianchino per ritinteggiare una parete macchiata dall’umidità, il fisioterapista per la riabilitazione a seguito di un incidente, il chirurgo plastico dopo uno sfregio al viso, le spese mediche e farmaceutiche. Un altro esempio tipico è il caso di un’operazione chirurgica mal riuscita a causa di negligenza medica, che costringe il paziente a sostenere le spese per un successivo intervento correttivo. Questo tipo di danno riguarda quindi le spese effettivamente sostenute per riparare il danno subito; * lucro cessante: è la perdita di potenziali guadagni futuri che il danneggiato avrebbe conseguito se non avesse subito il danno. Si verifica quando il danneggiato, a seguito dell’atto illecito, non può svolgere la propria attività lavorativa. Si pensi a una persona che, svolgendo l’attività di agente di commercio, non abbia potuto concludere una serie di affari durante la convalescenza; o alla diminuzione di introiti per un professionista danneggiato da una notizia falsa circolata sul suo conto; o alla perdita economica dell’autore di un’opera che è stata plagiata e diffusa indebitamente. Nell’ambito invece della categoria dei danni non patrimoniali si distingue tra: * danno biologico: è la perdita di funzionalità del corpo, che può essere momentanea (ad esempio un braccio ingessato, uno stato di depressione, ecc.) o definitiva (ad esempio la compromissione di un’articolazione alla spalla, l’amputazione di un arto, ecc.). Il danno biologico viene definito come la lesione dell’integrità psicofisica. È tanto più elevato quanto più giovane è l’età della vittima, dovendo questa, specie in caso di invalidità definitiva, far i conti per più tempo con la sofferenza della menomazione; * danno morale: è la sofferenza a seguito dell’illecito, che può consistere in un dolore interiore e psicologico (come ad esempio può essere per il proprietario di un cane investito da un’auto o un giovane che subisce la perdita del padre a seguito di incidente stradale) o fisico (si pensi a chi è costretto a subire un forte dolore per una frattura scomposta o sia obbligato a operarsi a un’anca); * danno esistenziale: consiste in un peggioramento della qualità della vita del soggetto derivante dalla compromissione dei valori della sua esistenza, compromissione che pregiudica la sua personalità. Si pensi a un agente della polizia che, subendo una ferita da arma da fuoco all’inguine, perda la capacità di avere figli. Fatte queste distinzioni, possiamo finalmente comprendere come si calcola il risarcimento del danno. Come si calcola il danno emergente? Il criterio di calcolo del danno emergente è il più facile: basterà fornire tutte le prove delle spese sopportate o i preventivi per quelle ancora da affrontare. Ad esempio, la fattura dell’officina o la parcella del chirurgo per eliminare una cicatrice dal volto. Ci deve essere una stretta consequenzialità tra il danno e la condotta illecita. Chi aveva la macchina già incidentata non potrà pretendere che il responsabile dell’incidente paghi l’intero rifacimento della fiancata già distrutta in precedenza. Il risarcimento del danno emergente è determinato dal giudice in base alla perdita patrimoniale che la parte lesa deve comprovare. In pratica, il magistrato decreta che chi ha provocato il danno è obbligato a compensare la parte danneggiata per l’importo del patrimonio che questa ha perso. Tuttavia, ci possono essere situazioni in cui non è possibile quantificare esattamente l’entità del danno. In questi casi, il giudice procederà a una liquidazione equitativa del danno, stabilendo una cifra ritenuta giusta. È fondamentale, però, che la perdita patrimoniale sia documentata in modo attendibile e basata su motivazioni solide. Inoltre, poiché il risarcimento non può determinare un arricchimento della vittima, quando il costo della riparazione supera enormemente il valore che aveva l’oggetto danneggiato al momento del sinistro, il magistrato liquiderà il danno sulla base di quest’ultimo valore, seppure inferiore. Come si calcola il lucro cessante? Il lucro cessante presenta maggiori difficoltà, dovendosi ricostruire un reddito in via presuntiva, che non si è mai realizzato. Non è sufficiente il confronto con le precedenti dichiarazioni dei redditi. Bisognerà mostrare, ad esempio, i contratti in corso e l’impossibilità di darvi esecuzione. Prima di procedere alla quantificazione del danno da lucro cessante, è essenziale valutare le implicazioni del danno stesso. Un primo aspetto riguarda l’impossibilità di utilizzare un bene fondamentale per generare reddito (si pensi al professionista che non possa usare il telefono perché la compagnia non gli attiva la linea in tempi ragionevoli). Un secondo aspetto concerne le ripercussioni sul mancato svolgimento di accordi contrattuali futuri, che possono includere la perdita o la riduzione della capacità lavorativa o della possibilità di fornire prestazioni di assistenza. Per la determinazione del lucro
Come posso proteggere il mio marchio? Quali sono le differenze tra marchio e marca, tra marchio registrato e marchio di fatto, tra marchio celebre e ordinario? Cos’è l’Ufficio brevetti?
Come posso proteggere il mio marchio? Quali sono le differenze tra marchio e marca, tra marchio registrato e marchio di fatto, tra marchio celebre e ordinario? Cos’è l’Ufficio brevetti? La legge tutela l’impresa consentendo al suo titolare di proteggersi dalla possibile concorrenza sleale delle altre. Ciò avviene consentendo di rendere unica e riconoscibile la propria attività economica mediante la formale registrazione dei segni distintivi, cioè di alcuni aspetti che la rendono peculiare e che consentono di differenziarla dalle altre. In tale contesto si pone il seguente quesito: come posso proteggere il mio marchio? Di seguito approfondiremo l’argomento. Indice * Che cos’è il marchio? * A cosa serve il marchio? o Marca e marchio: differenza * Come si protegge il marchio? * Cos’è il diritto all’uso esclusivo del marchio? o Marchio ordinario e marchio celebre: differenza * Com’è protetto il marchio? * Com’è tutelato il marchio non registrato? Che cos’è il marchio? Il marchio è il segno distintivo dei prodotti o dei servizi forniti da un’impresa, cioè da un’attività economica svolta in maniera professionale e organizzata. Sono esempi di marchi il “baffo” presente sui prodotti della Nike, il cavallino rampante della Ferrari, il coccodrillo della Lacoste, la grafica della scritta “Coca-Cola”, la mela morsa della Apple. A cosa serve il marchio? Il marchio è particolarmente importante in quanto: * differenzia i prodotti e i servizi da altri simili presenti sul mercato; * indica la loro provenienza da una determinata fonte di produzione; * esercita una rilevante funzione attrattiva per il pubblico. In buona sostanza, il marchio è una pubblicità per l’azienda. Marca e marchio: differenza Marca e marchio non sono la stessa cosa: la marca è un concetto astratto, non previsto dalla legge, che può essere definito come la considerazione che il consumatore ha dell’impresa nel momento in cui si approccia ai suoi prodotti o ai suoi servizi. In altre parole, è come se la marca fosse la reputazione che l’impresa ha tra il pubblico, legata ovviamente ai prodotti e ai servizi che offre. Come si protegge il marchio? Il marchio si tutela procedendo alla sua registrazione presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi (o l’Ufficio brevetti e marchi che si trova presso ogni Camera di commercio). Il marchio può essere formalmente registrato solo se presenta le seguenti caratteristiche: * originalità, nel senso che deve avere l’effettiva capacità di distinguere un prodotto o un servizio e non ridursi ad una denominazione generica o a parole o figure di uso generale. Ad esempio, un produttore di auto non può usare come marchio la semplice parola “Auto” o “Macchina”, in quanto non sarebbe in grado di distinguere il suo prodotto da qualunque altro; * novità, in quanto il marchio non può essere uguale o simile ad altri marchi già registrati o utilizzati; * liceità, nel senso che un marchio non può essere contrario a norme imperative, ordine pubblico e buon costume. La registrazione tutela il marchio solo nel territorio nazionale. L’imprenditore che ha interesse a essere protetto non solo in Italia ma anche in ambito internazionale, può chiedere la registrazione del marchio presso l’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale di Ginevra. Cos’è il diritto all’uso esclusivo del marchio? Ottenuta la registrazione, all’imprenditore è riconosciuto il diritto all’uso esclusivo del marchio che ha scelto, con la conseguenza che il titolare potrà vietare ogni utilizzo indebito dello stesso segno (o di altro simile che possa creare confusione) da parte di altre persone [1]. Il diritto all’uso esclusivo decorre dalla data di deposito della domanda di registrazione e ha efficacia su tutto il territorio nazionale. Tale diritto non è eterno: la sua durata è pari a dieci anni dalla registrazione, con possibilità di essere rinnovato – per lo stesso periodo di tempo – un numero illimitato di volte. In buona sostanza, l’imprenditore dovrà ricordare di rinnovare la registrazione del proprio marchio ogni dieci anni. Il titolare del diritto all’uso esclusivo del marchio può vietare a chiunque di usare senza il suo consenso: * un segno identico al suo marchio per prodotti o servizi identici a quelli per cui è stato registrato; * un segno identico o simile al marchio registrato, per prodotti o servizi identici o affini, se esiste un pericolo di confusione per il pubblico, che può consistere anche in un rischio di associazione tra i due segni; * un segno identico o affine al marchio registrato, per prodotti o servizi non affini, se il marchio registrato gode di rinomanza e se l’uso del segno consente indebitamente di trarre vantaggio dal carattere distintivo o dalla rinomanza del marchio o reca pregiudizio agli stessi (cosiddetti marchi celebri). Marchio ordinario e marchio celebre: differenza In pratica, la legge stabilisce che nessuno possa utilizzare un marchio uguale o simile a quello di un altro imprenditore per prodotti o servizi identici o simili. Un imprenditore, dunque, può legittimamente utilizzare un marchio già esistente per individuare beni o servizi del tutto diversi da quelli già prodotti o forniti utilizzando quel marchio. Si parla in questi casi di marchio ordinario. Esistono tuttavia alcuni marchi che godono di una particolare rinomanza e che hanno acquistato una celebrità tale da indurre il consumatore in errore anche se usati per prodotti diversi. Il marchio Coca-Cola non può essere apposto su nessun prodotto, nemmeno su uno che non potrebbe mai essere confuso con la nota bevanda, come ad esempio su un paio di scarpe. Si parla in questi casi di marchi celebri, i quali godono di una più ampia tutela perché non possono essere sfruttati da nessuno e in nessun caso, senza il consenso del titolare. Com’è protetto il marchio? La tutela del marchio è molto ampia; il titolare del diritto all’uso esclusivo può infatti esercitare: * un’azione di rivendicazione, se ritiene che un altro imprenditore abbia abusivamente registrato o chiesto la registrazione di un marchio senza averne il diritto; * un’azione di usurpazione e di contraffazione, se ritiene che il proprio marchio sia stato usurpato o contraffatto, cioè quando ritiene che qualcun altro abbia utilizzato in marchio identico o simile al suo; * un’azione di risarcimento danni. Com’è tutelato il marchio non registrato? La legge accorda una tutela residuale e limitata al marchio non registrato, cioè non iscritto presso l’ufficio brevetti e marchi; si parla in questi casi di marchio di fatto. In questa ipotesi, il diritto all’uso esclusivo del marchio può derivare dal suo costante utilizzo nel tempo, nei limiti in cui l’imprenditore se