Cosa dice la Cassazione sul lavoro in malattia? Investigatore Privato, Agenzia IDFOX -Since 1991- Richiedi una consulenza-www.idfox.it.

Cosa dice la Cassazione sul lavoro in malattia? Investigatore Privato, Agenzia IDFOX -Since 1991- Richiedi una consulenza-www.idfox.it. È legale un licenziamento durante malattia? Quali attività invalidano il certificato medico? Come si prova l’abuso di malattia? Ecco una raccolta delle principali sentenze della Cassazione sul lavoro in malattia, che riconoscono la legittimità del licenziamento del lavoratore sorpreso, durante l’assenza, a svolgere altre attività. Attività che, per compromettere la fiducia del datore di lavoro e giustificare il recesso dal contratto per “giusta causa” devono essere tali da pregiudicare o semplicemente rallentare la guarigione.   Come ha più volte detto la Cassazione sul lavoro in malattia, tali attività non sono astrattamente illecite a meno che non siano contrastanti con il certificato medico, così ingenerando la certezza della falsità della malattia stessa o comunque si pongano in condizioni di incompatibilità con un rapido recupero delle energie e della salute. Difatti dovere del dipendente è rientrare quanto prima al lavoro, senza compromettere la degenza. Indice * Istruttore di palestra durante la malattia * Legittimo il licenziamento per chi lavora in un negozio * Inesistenza della malattia e falsità del certificato medico * L’attività che compromette la ripresa è un illecito grave * Simulazione, rischia il posto anche chi è rientrato al lavoro * La malattia impedisce le normali prestazioni * Il lavoratore assente in malattia può essere licenziato solo se simula la patologia o rallenta la guarigione * Escluso il licenziamento per il lavoratore che assiste ad una partita di calcio mentre si trova in malattia * Presupposti del licenziamento del lavoratore in malattia che si dedichi ad altre attività della vita quotidiana * Il datore di lavoro deve provare che il dipendente svolgeva altra attività durante la malattia   Istruttore di palestra durante la malattia In tema di rapporto di lavoro, la violazione dei doveri generali di correttezza e di buona fede sussiste quando lo svolgimento di un’altra attività durante la malattia – valutato in relazione alla natura e alle caratteristiche della malattia, nonché alle mansioni svolte nell’ambito del rapporto – sia tale da pregiudicare o ritardare, anche potenzialmente, la guarigione e il pronto rientro al lavoro. La valutazione deve essere compiuta ex ante, ossia con riferimento al momento in cui quell’attività viene svolta, sicché ai fini di questa potenzialità, la tempestiva ripresa del lavoro in concreto resta irrilevante. È, dunque, legittimo il licenziamento per giusta causa inflitto al dipendente addetto allo scarico dei bagagli filmato dall’investigatore privato ingaggiato dal datore mentre svolge l’attività di istruttore di kick boxing, nonostante si trovi in malattia e i certificati medici mostrino un progressivo peggioramento per le condizioni del suo arto superiore destro. Cassazione civile, sez. lavoro, sent. 5002 del 26/2/2024 Legittimo il licenziamento per chi lavora in un negozio È legittimo il licenziamento del lavoratore che, pur essendo in malattia, viene trovato ad aiutare per ben due giorni nel negozio della moglie, risultando decisiva la circostanza che il suo impegno era astrattamente idoneo a ritardare la sua ripresa fisica e quindi a posticiparne il rientro in azienda. Cassazione civile, sez. lavoro, sentenza 2516 del 26/1/2024 Inesistenza della malattia e falsità del certificato medico Lo svolgimento di un’altra attività lavorativa da parte del dipendente, durante lo stato di malattia, configura violazione degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà nonché dei doveri generali di correttezza e buona fede, oltre che nell’ipotesi in cui tale attività esterna sia, di per sé, sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia, anche nel caso in cui la stessa, valutata con giudizio ex ante in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o ritardare la guarigione o il rientro in servizio del lavoratore. Cassazione civile, sez. lavoro, ord. 12994 del 12/5/2023 L’attività che compromette la ripresa è un illecito grave In via generale, svolgere in costanza di malattia un’attività lavorativa o extralavorativa anche solo potenzialmente idonea a pregiudicare o ritardare il rientro in servizio è un illecito comunemente considerato grave, e potenzialmente risolutorio. È implicito negli obblighi di diligenza e fedeltà posti dagli articoli 2104 e 2105 del Codice civile, alla luce del principio generale di buona fede di cui agli articoli 1175 e 1375 del Codice civile, che il dipendente malato debba astenersi da attività che anche solo potenzialmente rischino di impedirne o ritardarne la guarigione. Tribunale di Roma, sentenza 7552 del 13/7/2023 Simulazione, rischia il posto anche chi è rientrato al lavoro Lo svolgimento di un’altra attività lavorativa da parte del dipendente assente per malattia può giustificare il recesso del datore di lavoro, in relazione alla violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà, oltre che nell’ipotesi in cui tale attività esterna sia di per sé sufficiente a fare presumere l’inesistenza della malattia, dimostrando, quindi, una fraudolenta simulazione, anche nel caso in cui la medesima attività, valutata con giudizio ex ante in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o ritardare la guarigione o il rientro in servizio, con conseguente irrilevanza della tempestiva ripresa del lavoro alla scadenza del periodo di malattia. Tribunale di Tivoli, sentenza 2386 del 10/5/2023 La malattia impedisce le normali prestazioni La patologia impeditiva considerata dall’articolo 2110 del Codice civile, che, in deroga ai principi generali, riversa entro certi limiti sul datore di lavoro il rischio della temporanea impossibilità lavorativa, va intesa non come uno stato che comporti l’impossibilità assoluta di svolgere qualsiasi attività, ma come uno stato impeditivo delle normali prestazioni lavorative del dipendente. Ne consegue che, nel caso di un lavoratore assente per malattia che sia stato sorpreso nello svolgimento di altre attività, spetta a questi – secondo il principio sulla distribuzione dell’onere della prova – dimostrare la compatibilità di tali attività con la malattia impeditiva della prestazione lavorativa, la mancanza di elementi idonei a far presumere l’inesistenza della malattia e quindi, una sua fraudolenta simulazione, e l’inidoneità delle stesse attività a pregiudicare il recupero delle normali energie psico-fisiche del lavoratore. Tribunale di Cosenza, sen tenza 5475 del 9/5/2023 Il lavoratore assente in malattia può essere licenziato solo se simula la

Revoca mantenimento all’ex moglie: non più necessaria la convivenza Investigatore Privato, Agenzia IDFOX -Since 1991- Richiedi una consulenza-www.idfox.it.

Revoca mantenimento all’ex moglie: non più necessaria la convivenza Investigatore Privato, Agenzia IDFOX -Since 1991- Richiedi una consulenza-www.idfox.it. La Cassazione stabilisce che anche una relazione a distanza fa perdere l’assegno di mantenimento. Una svolta significativa nell’interpretazione delle norme sul mantenimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che una moglie può perdere l’assegno di divorzio anche se ha un rapporto a distanza con il nuovo compagno. L’ordinanza n. 13175/2024, emessa dalla prima sezione civile della Corte il 14 maggio 2024, ha accolto il ricorso di un uomo che chiedeva la revoca dell’assegno alla ex moglie, motivando che la donna aveva instaurato una nuova relazione stabile.   Indice * Nuova interpretazione della Cassazione * Il mantenimento cessa con anche senza convivenza stabile * Relazioni a distanza e progetto di vita comune * Implicazioni della decisione   Nuova interpretazione della Cassazione Tradizionalmente, la Cassazione ha sempre richiesto non solo una semplice convivenza, ma una stabile, simile a quella matrimoniale, per giustificare la revoca dell’assegno di mantenimento. La cosiddetta convivenza more uxorio. Tuttavia, la nuova posizione della Corte afferma che non è necessaria la coabitazione; è sufficiente una relazione stabile e di supporto reciproco. Il mantenimento cessa con anche senza convivenza stabile Nell’ordinanza, la Corte di Cassazione spiega che il diritto all’assegno di mantenimento può venire meno anche se i due partner non convivono sotto lo stesso tetto, come succede spesso al giorno d’oggi quando, per motivi di lavoro, le coppie sono costrette a dimorare in città differenti. In un passaggio chiave delle motivazioni, si legge: «In tema di assegno divorzile in favore dell’ex coniuge, qualora sia instaurata una stabile convivenza di fatto tra un terzo e l’ex coniuge economicamente più debole, questi conserva il diritto al riconoscimento dell’assegno di divorzio solo in funzione esclusivamente compensativa». Per ottenere l’assegno in funzione compensativa, l’ex coniuge deve fornire prove concrete del contributo offerto alla comunione familiare, della rinuncia a occasioni lavorative e di crescita professionale durante il matrimonio, e dell’apporto fornito alla realizzazione del patrimonio familiare e personale dell’ex coniuge. Relazioni a distanza e progetto di vita comune La Cassazione ha inoltre chiarito che non basta rilevare che i partner abbiano due abitazioni distinte, anche se situate in città diverse, per escludere il progetto di vita comune e la relazione stabilmente more uxorio. La Corte ha sottolineato che le relazioni oggi possono assumere forme molto diverse rispetto al modello tradizionale di convivenza. Pertanto, anche una rapporto a distanza può essere considerato stabile e di supporto reciproco, influendo sul diritto all’assegno di mantenimento.   Implicazioni della decisione Questa decisione ha importanti implicazioni per gli ex coniugi. La semplice esistenza di una nuova relazione, anche se non vengono fornite le prove della stabile convivenza, può giustificare la revoca dell’assegno di mantenimento. Gli ex coniugi economicamente più deboli devono essere consapevoli che il loro diritto all’assegno può essere influenzato da nuovi rapporti sentimentali, indipendentemente dalla coabitazione.  

Ex moglie perde il mantenimento con relazione a distanza? Investigatore Privato, Agenzia IDFOX -Since 1991- Richiedi una consulenza-www.idfox.it.

Ex moglie perde il mantenimento con relazione a distanza? Investigatore Privato, Agenzia IDFOX -Since 1991- Richiedi una consulenza-www.idfox.it.   Per la Cassazione anche i rapporti stabili, benché in assenza di convivenza, comportano la revoca dell’assegno di mantenimento per l’ex coniuge. La Corte di Cassazione è ritornata sulla questione della revoca dell’assegno di mantenimento per l’ex coniuge che ha una nuova relazione, stabilendo che la stessa non deve essere necessariamente basata sulla convivenza se risulta comunque stabile e duratura. I nuovi modelli familiari non sono più improntati sulla convivenza fisica sotto lo stesso tetto. Esigenze lavorative portano spesso i partner a vivere in luoghi separati. Sicché, l’ex moglie perde il mantenimento anche con una relazione a distanza. La decisione, resa con l’ordinanza n. 13175/2024 del 14 maggio 2024, è destinata a influire significativamente sulla materia del diritto di famiglia. Tradizionalmente infatti la giurisprudenza ha sempre chiesto, ai fini della modifica delle condizioni di divorzio, la prova di una convivenza more uxorio, basata sul fatto che la coppia viva stabilmente sotto lo stesso tetto. Ma, in base al nuovo orientamento, ciò che deve essere “stabile” non è la coabitazione ma la relazione in sé. Non è il luogo fisico ove i due si trovano, ma il legame che tra loro si è instaurato o, in altre parole, la comunione materiale e spirituale. Del resto, affinché si possa parlare di una famiglia in senso stretto – al di là se fondata sul matrimonio o meno – non è necessaria la capanna, ma solo i due cuori. Ci vuole cioè la solidarietà tra i partner, che si può oggi declinare in forme assai distanti rispetto al modello di una società statica. Alla luce di tali considerazioni, la Cassazione ha precisato che il diritto all’assegno di mantenimento può venire meno anche se l’ex coniuge ha una relazione a distanza. L’importante infatti – sottolineano i giudici supremi – non è la convivenza, ma la stabilità e il supporto reciproco nella relazione. Con queste argomentazioni, la Corte ha accolto il ricorso di un uomo che chiedeva la revoca dell’assegno alla ex moglie, dato che lei aveva instaurato un’altra relazione.   Resta però ad oggi il problema della prova, il cui onere ricade pur sempre sul marito che chiede l’annullamento dell’assegno. E, paradossalmente, è più facile dimostrare la stabilità, non già della relazione, ma della convivenza (ad esempio attraverso i certificati di residenza o la relazione dell’investigatore che fotografi la coppia trovarsi sempre all’interno del medesimo luogo). In ogni caso le deposizioni testimoniali delle persone che abbiano visto la coppia frequentarsi in pubblico e presentarsi ormai come “compagno/a e compagno/a” è già un elemento indiziario che potrebbe portare il giudice a giudicare la relazione come consolidata. Se è vero che anche una relazione a distanza può essere considerata stabile e di supporto reciproco, è anche vero che il diritto all’assegno di mantenimento potrebbe essere revocato più facilmente rispetto al passato. Resta in ultimo da considerare il chiarimento delle Sezioni Unite della Cassazione con l’ordinanza n. 6443 del 12 marzo 2024: non basta dimostrare una stabile relazione per essere esonerati dall’obbligo di pagare il mantenimento all’ex coniuge. Secondo il nuovo orientamento, se l’ex coniuge ha sacrificato la propria carriera lavorativa durante il matrimonio e la sua condizione economica non migliora con la nuova convivenza, l’obbligo di corrispondere l’assegno di divorzio permane nonostante appunto l’avvio di una nuova famiglia. Leggi sul punto: Chi convive ha diritto al mantenimento. Dunque, l’obbligo di versare l’assegno divorzile non viene automaticamente meno con la sola dimostrazione di una nuova relazione da parte dell’ex coniuge con un altro partner. Per chiedere la revoca dell’assegno di divorzio, è necessario presentare al giudice prove concrete di due elementi fondamentali: * il rapporto duraturo con un nuovo partner; * il miglioramento delle condizioni economiche dell’ex coniuge.  

Come chiedere risarcimento danni per caduta? Investigatore Privato, Agenzia IDFOX -Since 1991- Richiedi una consulenza-www.idfox.it.

Come chiedere risarcimento danni per caduta? Investigatore Privato, Agenzia IDFOX -Since 1991- Richiedi una consulenza-www.idfox.it.     La guida per ottenere i danni in caso di buca stradale, avvallamento o tombino. Come fare causa al Comune. Nel momento in cui si cade per strada a causa di un’asperità (una buca, un avvallamento, la grata di un tombino sporgente, ecc.), il risarcimento non è così automatico come potrebbe apparire. Difatti, nonostante l’omessa manutenzione del suolo da parte del Comune, quest’ultimo risponde solo di quelle insidie che non potevano essere evitate dall’infortunato. Scopo di questo articolo è spiegare come chiedere il risarcimento per danni da caduta e mettere in guardia il lettore da facili illusioni. Ma procediamo con ordine. Indice * Chi è responsabile per i danni da caduta per strada? * Quando il Comune è responsabile? * Come farsi risarcire dal Comune per la caduta su strada * Cosa fare se si cade per strada? * Come chiedere il risarcimento al Comune * Quanto costa la causa di risarcimento?     Chi è responsabile per i danni da caduta per strada? In linea generale, il responsabile per i danni provocati da una strada è l’amministrazione che ne è custode. Quindi, se si tratta di strada comunale è il Comune, se si tratta di strada regionale è la Regione e così via. Tale responsabilità trova fondamento nell’articolo 2051 del Codice civile a norma del quale il proprietario o il custode del bene è responsabile di tutti i danni procurati dal bene stesso. E ciò a prescindere da qualsiasi colpa che questi possa avere per l’evento: basta la semplice relazione tra il soggetto (l’amministrazione) e la cosa (la strada). Tuttavia, l’amministrazione può esonerarsi dalla responsabilità se dimostra che la caduta è avvenuta per caso fortuito. Tale è il fatto imprevedibile e inevitabile quale potrebbe essere: * un avvallamento o una crepa creatasi da così poco tempo da non dare il tempo agli addetti ai lavori di transennare l’area; * un comportamento imprudente del danneggiato: è il caso di chi cammina completamente distratto (magari perché ha gli occhi puntati sul cellulare), che corre nonostante lo stato di dissesto dell’asfalto e così via. Quando il Comune è responsabile? La giurisprudenza della Cassazione riconosce la responsabilità oggettiva del Comune tutte le volte in cui l’insidia stradale non è facilmente visibile. Ciò succede, ad esempio, quando la caduta avviene di notte o in strada scarsamente illuminata; oppure quando la situazione di pericolo non è facilmente visibile (ad esempio perché coperta da ghiaia, da foglie secche o perché così piccola e nascosta da non poter essere intravista). Pertanto, più è grande la buca e più improbabile sarà ottenere il risarcimento. In passato si è fatto breccia un orientamento secondo il quale la caduta in strada nota alla vittima (come quella giornalmente percorsa uscendo di casa o per recarsi al lavoro) non consente di ottenere il risarcimento: difatti la presenza dell’insidia, in casi del genere, potrebbe essere ben nota all’infortunato, che ha quindi il dovere di prestare maggiore attenzione. Questo orientamento però, più di recente, ha iniziato a vacillare (Cass. n. 12988/24). Come farsi risarcire dal Comune per la caduta su strada Se anche è vero che il Comune si presume responsabile (ai sensi dell’articolo 2051 del Codice civile), a meno che non fornisca la prova del caso fortuito, l’onere della prova iniziale spetta sempre al danneggiato. Sicché, questi deve dimostrare: * la presenza dell’insidia stradale non facilmente visibile; * la caduta; * il cosiddetto “nesso di causalità” ossia il rapporto di causa-effetto tra la caduta e l’insidia stradale. Detto in parole ancora più semplici, il danneggiato deve fornire la prova che la caduta è stata determinata dal cattivo stato di manutenzione della strada e non da altri fattori (come potrebbe essere un laccio della scarpa slacciato o uno spintone di un passante); * tutti i danni subiti: danni patrimoniali (come le spese sopportate, la riduzione del fatturato o dei guadagni a causa dell’infortunio), i danni biologici (ossia l’entità delle lesioni) e i danni morali (liquidati questi in via equitativa, sulla base della gravità delle lesioni e del tempo di convalescenza). Le prove possono essere costituite da documentazione fotografica, eventuale verbale della polizia accorsa, i certificati medici e gli scontrini delle spese sostenute. Tuttavia, per dimostrare il nesso di causalità non c’è altro modo che procurarsi la testimonianza di una persona presente al momento del sinistro, che possa affermare di aver visto la vittima cadere proprio a causa della buca o di qualsiasi altra insidia stradale. Cosa fare se si cade per strada? Nel momento in cui si cade per strada sarà quindi bene: * fare una fotografia dei luoghi; * chiedere le generalità di tutti i presenti per poterli poi indicare come testimoni; * farsi trasportare immediatamente al pronto soccorso e conservare il certificato medico; * presentarsi a visita dal medico allo scadere della prognosi indicata nel certificato di pronto soccorso, eventualmente chiedendo un’estensione della degenza (più giorni sono necessari per guarire, maggiore sarà il risarcimento); * conservare tutte le ricevute delle spese mediche e degli esami diagnostici; * contattare un avvocato affinché avvii la pratica di risarcimento dei danni nei confronti del Comune. Come chiedere il risarcimento al Comune L’iter per la richiesta di risarcimento può essere particolarmente lungo e complesso: * si dovrà innanzitutto inviare una diffida con PEC o raccomandata all’amministrazione titolare della strada (ad esempio il Comune); * nella diffida bisognerà indicare il luogo, il tempo e le modalità della caduta, allegando le fotografie e le eventuali dichiarazioni testimoniali rese per iscritto dai presenti, con allegata la copia di un documento d’identità. Inoltre bisognerà accludere copia del referto del pronto soccorso con la prognosi; * occorrerà mettersi a disposizione del Comune per una perizia medico legale. Il danneggiato potrebbe anche procurarsi da sé tale perizia, esibendola al Comune al fine di quantificare il danno. I Comuni non sono molto solerti nel riscontrare le richieste di risarcimento del danno. Tuttavia, la diffida interrompe il termine di prescrizione che è di 5 anni e lo fa decorrere nuovamente da capo. Se il Comune non dovesse rispondere entro un termine ragionevole (mediamente tra i 30 e i

La moglie che tira uno schiaffo al marito perde il mantenimento; Investigatore Privato, Agenzia IDFOX -Since 1991- Richiedi una consulenza-www.idfox.it.

La moglie che tira uno schiaffo al marito perde il mantenimento; Investigatore Privato, Agenzia IDFOX -Since 1991- Richiedi una consulenza-www.idfox.it.   Liti domestiche: l’addebito scatta anche con un singolo e isolato episodio di violenza, salvo derivi della scoperta di un tradimento. Una sentenza della Cassazione (ordinanza n. 12662 depositata il 9 maggio 2024) ha sancito un interessante principio in materia di liti domestiche: basta un solo episodio di violenza ai danni del proprio coniuge, anche se non grave, come uno schiaffo o uno spintone, per far scattare l’addebito nella separazione e quindi la perdita del mantenimento e dei diritti ereditari. Risultato: la moglie che tira uno schiaffo al marito perde il mantenimento. Secondo la Suprema Corte, infatti, per l’addebito è sufficiente una singola e isolata condotta contraria ai doveri del matrimonio, anche se in passato il coniuge responsabile dell’atto è sempre stato rispettoso e non si è mai macchiato di violenze. Il caso si riferisce a un uomo che, per la prima volta, aveva tirato uno schiaffo alla moglie, ma le conclusioni della Cassazione valgono anche a parti inverse. Le motivazioni della pronuncia sono facilmente comprensibili (e condivisibili): tra i doveri che il Codice civile pone a carico dei coniugi vi è quello del rispetto reciproco. Non sono pertanto ammessi illeciti né di carattere civile, né soprattutto di tipo penale, come le percosse. Il Codice penale punisce lo schiaffo, lo spintone, i calci e tutte quelle altre azioni che non lasciano conseguenze fisiche (diversamente, scatterebbe il più grave reato di “lesioni”). Lo schiaffo è, quindi, inquadrabile come reato di percosse. Ora, al di là della punibilità penale di tale reato (che, per la sua modesta entità, potrebbe verosimilmente vedere l’archiviazione del procedimento), le conseguenze civili sono indiscutibili: l’addebito. E l’addebito, come detto sopra, implica soprattutto la perdita del diritto al mantenimento per il coniuge responsabile. La Corte ha sottolineato che anche reazioni impulsive che sfociano in violenze fisiche possono essere determinanti per l’addebito della separazione, se queste ultime sono l’effettiva unica causa di rottura dell’equilibrio relazionale. Quindi, se anche la moglie infliggerà dei graffi al marito o anche un semplice schiaffo subirà l’addebito nella conseguente causa civile di separazione e perderà il diritto agli alimenti. Ma attenzione: tale condotta non deve essere conseguenza della scoperta di un tradimento. E questo perché, in tal caso, la vera causa della separazione non sarà stata la violenza fisica, ma l’infedeltà. La Cassazione ha infatti ricordato che, per imputare l’addebito, è necessaria la prova del rapporto di causa-effetto tra la condotta incriminata e la crisi del matrimonio. Pertanto, se una donna scopre che suo marito la tradiva e, perciò, reagisce violentemente, fermo restando l’eventuale punibilità sotto il profilo penale delle lesioni procurate all’uomo, quest’ultimo subirà l’addebito per via dell’adulterio e dovrà comunque pagare il mantenimento alla sua ex moglie che non ha un reddito sufficiente a mantenersi da sola. Ultimo aspetto è quello dell’onere della prova. Prova che ovviamente spetta a chi intende far valere in giudizio il proprio diritto. Come fa il marito a dimostrare di aver subito violenza? Nulla esclude che potrebbe videoregistrare l’episodio, anche senza il consenso della moglie: le riprese in casa, fatte all’insaputa del coniuge, sono lecite a patto che entrambe le parti siano presenti. Se poi l’uomo dovesse agire in via penale, bisogna ricordare che le sue dichiarazioni fanno prova e possono condurre, anche da sole, alla condanna del responsabile per le percosse. L’eventuale giudicato potrà così essere usato nell’ambito del processo civile per ottenere l’addebito a carico di chi ha tirato lo schiaffo. Fonte internet  

Investigatore Privato; Agenzia Investigativa. Quanto costa un investigatore privato? Scopri costi;  prezzi; tariffe e preventivi personalizzati. Sono diverse le ragioni che possono rendere necessario un investigatore privato,

Investigatore Privato; Agenzia Investigativa. Quanto costa un investigatore privato? Scopri costi;  prezzi; tariffe e preventivi personalizzati. Sono diverse le ragioni che possono rendere necessario un investigatore privato, che può far luce con professionalità e competenze su vicende familiari, commerciali, lavorative, che possono avere anche rilevanza nell’ambito di un processo. Conoscere il costo di un investigatore privato è importante prima di conferire l’incarico, così da programmare bene le spese e valutare se ne vale la pena. Quali sono le voci di spesa che incidono sui costi di un’investigazione privata? Questa è un’altra domanda chiave a cui si dovrà dare risposta, così da comprendere quali sono le variabili in gioco. ?? Quanto costa un investigatore privato? Il costo va da 50 a 90 euro l’ora per ogni investigatore ?? Quali fattori incidono sulla spesa? Durata dell’investigazione e numero di investigatori coinvolti ??? Come scegliere un investigatore privato? Sulla base delle tariffe e dell’esperienza ?? Come potersi permettere la spesa dell’investigatore privato? Con la pianificazione e il risparmio Cosa può fare un investigatore privato? Quando si pensa ad un investigatore privato, vengono in mente i classici pedinamenti che hanno lo scopo di acquisire le prove di un’infedeltà coniugale. In realtà la casistica dell’investigazione privata è molto più ampia e le indagini possono comprendere ambiti che vanno al di là della sfera familiare. Qui ti mostriamo come abbiamo elaborato i dati Il tuo capitale investito è a rischio di perdita Spesso le indagini hanno lo scopo di acquisire delle prove documentali, multimediali e fotografiche che possono essere usate in giudizio. Per quanto riguarda le indagini familiari, si può trattare di processi che riguardano l’affidamento dei minori, l’assegno di mantenimento o una contesa che riguarda l’eredità. Sono molto comuni anche le indagini in ambito aziendale e commerciale, che si rendono necessarie per sospetta falsa malattia, spionaggio industriale, concorrenza sleale o furti in azienda. Le frodi assicurative possono rendere necessari i servizi di un investigatore privato, ad esempio nella cause per risarcimenti sul lavoro o responsabilità professionale. Anche gli avvocati si avvalgono spesso di indagini investigative private per conto dei propri assistiti, allo scopo di acquisire prove da utilizzare in giudizio. Come scegliere un investigatore privato? La scelta dell’investigatore privato non va lasciata al caso, soprattutto quando gli interessi in gioco sono molto importanti. Lasciarsi guidare solo dalla convenienza del tariffario sarebbe quindi un errore grossolano, perché questo approccio non tiene conto dell’esperienza sul campo. Le agenzie di investigazione non sono tutte uguali, infatti alcune lavorano solo a livello locale, mentre altre hanno sedi in tutta Italia e nel mondo. È importante che l’incarico sia affidato a persone che conoscono bene la normativa sulla privacy e la procedura penale e civile, perché nella maggior parte ei casi le prove acquisiste dovranno essere valide anche in ambito processuale. Costo investigatore privato: quali fattori bisogna considerare? Il costo dell’investigatore privato dipende da molti fattori, ma la buona notizia è che il tariffario è sempre trasparente. Ogni agenzia di investigazione deve depositare il proprio tariffario presso la Prefettura regionale di competenza, che deve preventivamente approvarlo. Trattandosi di tariffari orari, la durata dell’investigazione è una delle variabili più importanti. I costi cambiano a seconda del numero di investigatori e operatori coinvolti nell’indagine, dalla necessità di trasferte oppure di un fascicolo informativo finale. Tabella dei costi Quanto costa un investigatore privato al giorno? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo distinguere le varie tipologie di investigazione, perché il tariffario è sensibilmente diverso. Investigazioni private, commerciali, aziendali, assicurative Le investigazioni in ambiti privati e familiari sono tra le più richieste e i costi partono da un minimo di 30 euro ad un massimo di 90 euro. Il costo medio è di 60 euro l’ora, per ogni agente investigativo coinvolto. Le indagini commerciali sono le più semplici, perché spesso si tratta solo di una ricerca di tipo documentale, che richiede un minor dispendio di energie e risorse. In questi casi il costo orario è di circa 30-45 euro all’ora per ogni operatore. Per le indagini aziendali i costi sono in media di 60 euro l’ora per ogni investigatore impegnato nelle attività di indagine. Se invece si tratta di indagini di tipo assicurativo, il costo orario per ogni operatore coinvolto è di circa 30-45 euro. Riassumiamo tutte queste casistiche in una tabella, con i relativi costi orari:   Costo orario di un investigatore privato (a persona) ?? Investigazioni private C circa 60 euro ??? Investigazioni aziendali Circa 50 euro ?? Investigazioni commerciali Circa 40- 45 euro ?? Investigazioni assicurative circa 40-45 euro Quanto costa un investigatore privato al giorno? Non è corretto domandarsi quanto costa un investigatore privato al giorno, perché come abbiamo visto il tariffario è orario. Nell’arco della giornata l’investigatore o l’operatore incaricato può essere impegnato per una sola ora oppure per diverse ore, a seconda della necessità e della particolarità dell’indagine. Ogni agenzia investigativa offre ai potenziali clienti un colloquio preliminare, che serve per raccogliere le informazioni sul caso e redigere un preventivo. In base all’esperienza acquisita negli anni, l’agenzia di investigazione sarà in grado di stimare il numero di ore e di giorni necessari all’indagine, così il potenziale cliente può farsi un’idea della spesa complessiva. Quanto costa un investigatore privato per una settimana? Per conoscere quanto costa un investigatore privato per una settimana, è necessario conoscere il numero di ore che vedranno impegnato l’investigatore o l’operatore incaricato. Anche in questo caso si potrà fare riferimento al preventivo fornito dall’agenzia, nel quale viene indicato con buona approssimazione il tempo necessario per concludere l’indagine e quindi i costi complessivi dell’operazione investigativa. Come risparmiare e investire per potertelo permettere? Visto che il costo dell’investigatore privato è fissato su base oraria, è chiaro che le indagini più lunghe e complesse possono avere dei costi abbastanza elevati. Si pensi, ad esempio, alla necessità di indagini, pedinamenti e ricerche documentali che si protraggono per diverse settimane o mesi. Come affrontare queste spese se non si possiede il budget     . Conclusioni Sapere quanto costa un investigatore privato è il primo passo per pianificare un’attività investigativa che potrebbe dare una svolta ad un processo in corso. È una spesa imprescindibile quando

Private Investigations Milan  Italy- Private investigation  Milan Italy costs, price. IFOX Agency-Since 1991. Costi, Prezzi,  Tariffe Private Investigations Milan – Investigations operates in a highly professional manner in the areas of private, corporate, commercial and insurance investigations, as well as personal. 

    Private Investigations Milan  Italy- Private investigation  Milan Italy costs, price. IFOX Agency-Since 1991. Costi, Prezzi,  Tariffe Private Investigations Milan – Investigations operates in a highly professional manner in the areas of private, corporate, commercial and insurance investigations, as well as personal. Investigative Agency based in Milan, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Palermo, Cagliari, Sassari, responds in a confidential and effective manner to any request for control. As a detective agency in Milan we offer an investigation service of the highest standard.   Quando l’ex coniuge non può pretendere il mantenimento   Quando l’ex coniuge non può pretendere il mantenimento Nell’ambito delle cause di separazione o divorzio, l’attribuzione dell’assegno di mantenimento o dell’assegno divorzile all’ex coniuge non è automatica, ma subordinata a specifici criteri di valutazione del reddito e del contributo fornito dal coniuge economicamente più debole al ménage domestico. Questo aspetto è stato recentemente chiarito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 12953/2024 del 13 maggio 2024, che ha rigettato la richiesta di assegno di divorzio da parte di una ex moglie il cui reddito era solo leggermente inferiore a quello del marito. La Corte ha così spiegato quando l’ex coniuge non può pretendere il mantenimento.       Nel caso di specie non vi era un sostanziale squilibrio economico tra le parti. Difatti presupposto essenziale per ottenere l’assegno è l’incapacità del richiedente di mantenersi da solo, ciò che tecnicamente viene chiamata “non autosufficienza economica”. Sicché una piccola disparità di redditi non è sufficiente per giustificare l’assegnazione dell’assegno di divorzio. Ad esempio, se il marito guadagna 2.000 euro al mese e la moglie 1.600, quest’ultima non avrà diritto agli alimenti. Infatti il suo stipendio, per quanto inferiore – ma non di molto – le consente comunque un’adeguata indipendenza. Per la Cassazione, il riconoscimento dell’assegno di divorzio (che ha una funzione assistenziale, compensativa e perequativa) dipende principalmente da due condizioni: l’effettiva inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge richiedente; la sua impossibilità oggettiva di procurarseli. Tale impossibilità non deve cioè dipendere da un atteggiamento colpevole della moglie. Cosa che avviene, di norma, quando quest’ultima non ha “potenzialità reddituali” per ragioni collegate alla salute, all’età o alla mancanza di formazione. Ma soprattutto è ciò che succede quando la donna ha sacrificato la carriera per badare alla famiglia, rinunciando alla propria crescita professionale e lavorativa. Ed è proprio questa l’ipotesi più frequente in cui i giudici riconoscono, all’ex moglie non più giovane, l’assegno divorzile.   I criteri per decidere sull’attribuzione e sulla quantificazione dell’assegno includono una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali di entrambe le parti, considerando sia il contributo di ciascuno alla vita familiare sia alla formazione del patrimonio durante il matrimonio. E non solo: a incidere è anche la durata del matrimonio, tenuto però conto anche dell’eventuale periodo di convivenza prematrimoniale.   Inoltre, ma non in ultimo, il ruolo dell’assegno di divorzio non è quello di ricreare il tenore di vita del periodo coniugale, ma di garantire solo quel minimo per una vita decorosa (appunto l’autosufficienza) o riconoscere e compensare l’apporto che l’ex coniuge economicamente più debole ha dato dalla famiglia.   Questo principio garantisce che l’assegno divorzile sia utilizzato per equilibrare le situazioni finanziarie post-matrimonio in modo equo e giusto, tenendo conto di tutte le variabili e contributi personali.   Ultima ipotesi in cui l’ex coniuge non può pretendere il mantenimento: quando, nella causa di separazione, subisce il cosiddetto “addebito” ossia l’imputazione di responsabilità per la fine del matrimonio. Questo avviene di norma in caso di tradimento, abbandono della casa coniugale, violazione del dovere di contribuzione, di assistenza morale e materiale, violenze fisiche o morali.    

Registrazioni all’insaputa del conversante: cosa dice la legge sulle prove in Tribunale.

    Registrazioni all’insaputa del conversante: cosa dice la legge sulle prove in Tribunale. In alcune situazioni non c’è altro modo di procurarsi la prova di un illecito ai propri danni se non registrando una conversazione. E questo perché, nel processo civile, le dichiarazioni delle parti non hanno valore di prova (come invece succede nel processo penale solo per la vittima). Pertanto, in assenza di testimoni, sarebbe impossibile dimostrare, ad esempio, un prestito avvenuto verbalmente, un’ingiuria, una minaccia e così via. Se ciò è vero, ci si chiede altresì se si possono registrare le conversazioni telefoniche all’insaputa dell’altro conversante. Il dubbio è giustamente sorto per via di un principio di carattere generale legato alla privacy: se anche è vero che è possibile registrare di nascosto una conversazione, senza quindi chiedere l’autorizzazione ai presenti, ciò non può avvenire nel domicilio di questi ultimi. Ebbene, non è raro che, quando si parla al telefono, ci si trovi in casa propria. Dunque, il sospetto che tali registrazioni non possano poi essere utilizzate in Tribunale come prova dell’illecito è più che fondato. Senonché, come chiarito più volte dalla Cassazione, è lecito registrare conversazioni telefoniche. Tali prove infatti non rientrano nel concetto di “intercettazioni” in senso stretto che solo la polizia giudiziaria potrebbe eseguire, previa autorizzazione del giudice. Quindi, chiunque può posizionare un registratore innanzi al telefono per registrare ciò che dice l’altro conversante. E ciò al fine di difendere un proprio diritto dinanzi al Tribunale, sporgere una querela o una denuncia, oppure per procurarsi il materiale probatorio da utilizzare dinanzi a un’autorità amministrativa (ad esempio l’Ispettorato del Lavoro). In passato si era ritenuto tuttavia illegittimo il comportamento di chi, mettendo in vivavoce la chiamata, faceva ascoltare la chiacchierata anche a un terzo. Tale interpretazione è stata superata da una pronuncia della Cassazione che ha sdoganato la condotta di una donna, recatasi dinanzi alla caserma dei carabinieri, per far loro ascoltare la confessione di un uomo, resa tramite il telefono, di una violenza sessuale. Chiaramente, il colpevole non sapeva di essere ascoltato dalle autorità. Ne abbiamo già parlato in Chi registra in vivavoce una telefonata commette reato? Se anche in quella circostanza lo scopo non era la registrazione ma l’audizione dei carabinieri per poter ottenere la loro testimonianza, il principio applicabile è comunque lo stesso. In ogni caso, la registrazione acquisita legalmente è prova in un processo e quindi può essere acquisita dal giudice agli atti e portata a fondamento di una sentenza di condanna, salvo che sia validamente contestata dalla controparte. Quest’ultima però non può limitarsi a una generica opposizione: dovrebbe anche suggerire al magistrato i sospetti della non genuinità della dichiarazione, ad esempio in relazione al tempo in cui è stata resa o eventualmente a una situazione di violenza o minaccia a cui si è stati soggetti prima della registrazione stessa. Secondo la Cassazione, neppure il disconoscimento esclude la possibilità, per il giudice, di valutare autonomamente e secondo la propria discrezionalità la veridicità del materiale fonografico prodotto dalla parte, mediante il ricorso ad altri mezzi probatori. In particolare, la Corte ha chiarito che, in tema di efficacia probatoria delle riproduzioni fotografiche e delle registrazioni video o audio, «il disconoscimento non produce gli stessi effetti del disconoscimento delle scritture private previsto dall’articolo 215, comma 2 del Codice di procedura civile, perché mentre quest’ultimo, in mancanza di richiesta di verificazione e di esito positivo, preclude l’utilizzazione della scrittura prodotta in giudizio, il primo non impedisce che il giudice possa accertare la conformità all’originale anche attraverso altri mezzi di prova, comprese le presunzioni (Cassazione, 13519/2022)». Detto ciò, se è vero che registrare una telefonata è lecito e non integra reato, quando invece tale comportamento può essere censurato? Sicuramente la registrazione può essere utilizzata, non solo per fini giudiziari, ma anche per una propria memoria (ad esempio per essere custodita nei propri archivi). Non può invece essere inoltrata a terzi, né pubblicata su un social per denunciare a tutti la violazione della legge commessa dalla controparte. Se anche dovesse trattarsi di un’ammissione di responsabilità, la divulgazione a terzi (anche tramite una chat WhatsApp) integrerebbe illecito. Si potrebbe pertanto subire anche una querela per diffamazione, per quanto vero possa essere il fatto e attendibile la registrazione. FONTE INTERNET  

Separazione: un solo episodio di violenza giustifica l’addebito? Cosa succede se un coniuge tira uno schiaffo o uno spintone all’altro?

Separazione: un solo episodio di violenza giustifica l’addebito?   Cosa succede se un coniuge tira uno schiaffo o uno spintone all’altro? La Cassazione, con l’ordinanza n. 12662 depositata il 9 maggio 2024, ha ricordato che l’uso delle “mani” all’interno della coppia non è mai ammesso. Sicché, anche un solo episodio di violenza giustifica l’addebito nella separazione. L’addebito è una conseguenza di carattere civilistico: esso implica solo la perdita del diritto al mantenimento e della qualità di erede. Non comporta un risarcimento, a meno che non vengano pregiudicati diritti costituzionali della vittima come l’onore e la reputazione (si pensi a uno schiaffo assestato in pubblico) o alla salute (si pensi a un violento pugno con prognosi di qualche giorno).   Questa considerazione ha implicazioni molto pratiche quando la condotta manesca è della moglie perché, se il marito dovesse subire uno schiaffo o un graffio, potrebbe evitare di pagarle il mantenimento a vita. Ma procediamo con ordine. Indice * Il rispetto tra coniugi * Quando un episodio manesco comporta l’addebito * Che succede se la moglie picchia il marito?   Il rispetto tra coniugi Nel caso di specie, un uomo aveva tirato uno schiaffo alla moglie. Questa si era rivolta al Tribunale per chiedere la separazione con addebito. Il marito si era giustificato asserendo che la condotta non aveva lasciato alcuna ferita sulla donna e che, peraltro, era da considerarsi isolata: non vi erano mai stati infatti, in precedenza, altri episodi di violenza. Ciò nonostante l’articolo 143 del Codice civile pone, tra i doveri dei coniugi, quello dell’assistenza morale e quindi del rispetto reciproco: rispetto che può essere calpestato anche in una singola situazione. Peraltro la violenza che non comporta lesioni fisiche costituisce comunque un reato, quello di percosse, punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a 309 euro. È vero, si tratta di una fattispecie di minore gravità, archiviabile per la “particolare tenuità del fatto”. Ma resta comunque un illecito penale. E tanto basta, quantomeno ai fini civili, per parlare di una grave violazione dei doveri del matrimonio. Inoltre, è bene precisare che laddove gli episodi di violenza dovessero ripetersi in più occasioni si passerebbe al più grave reato di maltrattamenti in famiglia per il quale, attesa l’abitualità della condotta, non è possibile chiedere il “perdono giudiziale” ai sensi dell’articolo 131-bis del cod. pen. (appunto la “particolare tenuità del fatto”). Quando un episodio manesco comporta l’addebito La Prima Sezione Civile ha precisato che, in caso di separazione, il Tribunale deve accertare se uno o entrambi i coniugi abbiano violato i doveri matrimoniali previsti dall’articolo 143 del Codice civile. In particolare, deve essere dimostrato che siano stati proprio tali comportamenti a determinare una situazione di intollerabilità della convivenza. Il collegio giudicante ha sottolineato che anche reazioni impulsive che sfociano in violenze fisiche possono essere determinanti per l’addebito della separazione, considerando queste ultime come una causa di rottura dell’equilibrio relazionale e lesive della dignità personale. Tale vale anche se ci fosse stato un solo episodio di violenza, come stabilito dalla precedente sentenza della Cassazione n. 7388/2017. Nel caso specifico, la Corte di merito ha riconosciuto l’esistenza di violenza fisica da parte del ricorrente verso l’ex moglie. I giudici hanno, peraltro, accertato che il rapporto coniugale si era interrotto proprio a causa di tale episodio manesco. La decisione è stata presa attraverso un’analisi delle prove che è stata giudicata logica e coerente, rendendo il ragionamento della Corte non contestabile. Che succede se la moglie picchia il marito? È fin troppo chiaro e scontato che la stessa decisione potrebbe avvenire a parti inverse: se infatti la moglie dovesse aggredire il marito, spintonarlo, graffiarlo, tirargli un calcio o un ceffone, anche lei subirebbe la separazione con addebito. Questo aspetto è di particolare interesse per molti uomini che, proprio a seguito di violente liti, sono costretti ad andare via di casa e poi a pagare il mantenimento. In tali ipotesi, infatti, se la donna dovesse alzare le mani contro l’uomo, indipendentemente da quanto male gli procuri, perderebbe per sempre gli alimenti. Questa sentenza sottolinea l’importanza di considerare seriamente qualsiasi forma di violenza come un elemento potenzialmente decisivo nelle cause di separazione, riaffermando la necessità di proteggere la dignità e il benessere dei coniugi all’interno del matrimonio. FONTE INTERNET  

Investigazioni internazionali, Professionali per uso Legale. Le investigazioni internazionali sono indagini condotte sul territorio estero allo scopo di soddisfare le esigenze del cliente e tutelare i suoi interessi.

Investigazioni internazionali, Professionali per uso Legale.   Le investigazioni internazionali sono indagini condotte sul territorio estero allo scopo di soddisfare le esigenze del cliente e tutelare i suoi interessi.   Operiamo nelle indagini internazionali da oltre 30 anni, I nostri servizi sono rivolti alle aziende, ai privati, studi legali, manager . compagnia assicurative ed istituti bancari; grazie all’esperienza internazionale maturata in oltre 30 anni. IDFOX Srl- Organizzazione Internazionale leader nella tecnologia piu’ avanzata. Collegata  con oltre 170 paesi nel mondo e cica 400 corrispondenti on line e grazie alla rete dei nostri corrispondenti in tutto il mondo, siamo in grado di fornirvi i risultati desiderati per eventuale uso legale.   Di seguito riportiamo alcuni alcuni servizi investigativi che svolgiamo a livello internazionale:   -Ricerca persone scomparse in tutto il mondo; -Indagini bancarie paradisi fiscali ed offshore; -Indagini Patrimoniali su aziende e persone; -Controlli moralità  su persone residenti all’Estero; -Truffe Finanziarie e Sentimentali sul web; -Ricerca persone scomparse; -Ricerca promotori finanziari scomparsi -Truffe internazionali- in paradisi fiscali Offshore -Ricerca prove legali -Indagini difensive civili e penali -Indagini Matrimoniali -Indagini Patrimoniali e Finanziarie -Controllo precedenti matrimoni e/o prole -Indagini commerciali su società estere -Controlli affidabilità professionale  partner commerciale e manager -Rapimenti e sottrazione di minori -Ricerca conti correnti e proprietà all’estero -Indagini commerciali Società estere; -Indagini e Ricerca conti correnti e proprietà all’Estero compreso paradisi fscali ed offshore; -Consulenza per il recupero crediti all’Estero.     Ci occupiamo di svolgere indagini, ricerche e raccolta di informazioni In diverse attività sia civili che penali, svolte mediante l’impiego di strumentazioni di tecnologia di ultima generazione, nel pieno rispetto delle norme vigenti nel  campo delle Investigazioni private, aziendali, commerciali. Forniamo inoltre  collaborazione agli studi legali per procedimenti procedimenti civili e penali, svolgendo indagini difensive a favore della difesa raccogliendo prove, indizi, testimonianze, ed al termine delle indagini rilasciato un dettagliato report per uso legale, corredato da documentazioni da allegare agli atti in sede di giudiziale.                                  VA D E M E C U M     Ti informiamo inoltre che prima di scegliere un’agenzia investigativa devi sapore che: un’agenzia investigativa deve essere AUTORIZZATA e certificata. Questo puoi verificalo in un  colloquio preliminare presso il proprio ufficio inoltre il preventivo deve essere gratuito.   Di seguito ti suggeriamo ulteriori consigli: La scelta di un investigatore privato non deve essere presa alla leggera. Considerando attentamente aspetti come autorizzazioni, qualifiche, esperienza, reputazione, comunicazione, costi e servizi offerti, si può trovare il professionista che meglio risponde alle proprie esigenze. Negli anni, ci sono capitati piu volte clienti che lamentavano di essere stati truffati da famose agenzie investigative…..FAMOSE… non per meriti professionali, ma per merito di giustizia…….ecc. DIFFIDATE………….!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! parola del veterano Max Maiellaro!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Nella vita privata o in azienda può succedere di avere bisogno di affidarsi ad un’agenzia investigativa o un investigatore privato. Quali caratteristiche deve avere l’agenzia di investigazioni a cui ci affidiamo ed in che modo scegliere un investigatore privato? Le agenzie investigative sono numerose e purtroppo ci sono diverse abusive che si spacciamo per agenzia autorizzate… Approfondimenti e consigli in ambito investigativo Investigatore privato: di cosa si occupa e come sceglierlo La struttura organizzativa e il personale qualificato Le agenzie investigative ben strutturate, IDFOX Investigazioni- dal 1991-, Organizzazione Internazionale – nella tecnologia piu Avanzata -Organizzazione articolata su team di investigatori privati -dipendenti- specializzati in vari settori delle indagini professionali, commerciali, difensive, forense ed informatiche ,  hanno il vantaggio di diversificare gli interventi e avendo più specialità di azione risultano efficaci ed efficienti in diverse circostanze. Questo offre agli assistiti una prima garanzia di sicurezza del servizio nello smascherare gli infedeli.   La struttura articolata di un’agenzia di investigazioni garantisce la protezione delle informazioni ed evitando la dispersione di informazioni grazie al decentramento dei servizi e limitando i rischi di fughe di notizie. Le aziende che hanno bisogno di azioni investigative comportano l’impiego di particolari dispositivi investigativi per affrontare casi come l’assenteismo del dipendente, lo spionaggio industriale, la concorrenza sleale del socio, del dipendente o del partner commerciale, di  bonifiche ambientali aziendali, le frodi e tutti i fenomeni che purtroppo sono molto diffusi in ambito aziendale e che possono avere risvolti penali. Un’agenzia di investigazioni deve disporre di determinati requisiti ed essere in grado di fare fronte a indagini specifiche ed efficaci che la rendano professionale. Un primo fattore è la struttura organizzativa composta da diversi professionisti che possano dimostrare la propria preparazione e competenza professionale grazie alle competenze nel settore, ai titoli e all’esperienza pregressa. L’aggiornamento sulle tecniche di indagine dimostrano inoltre affidabilità e alta professionalità aziendale. Inoltre, un’agenzia fortemente strutturata è in grado di occuparsi di tematiche più articolate . Riassumendo un’agenzia investigativa di spessore deve avere nel suo organico personale SPECIALIZZATO  che sia: – altamente preparato -con solida esperienza sul campo dotato di ottime capacità di analisi delle tematiche investigative, intuito e senso tattico nello sviluppo delle investigazioni e dell’acquisizione delle informazioni. Un altro elemento determinante nella scelta di un’agenzia investigativa di eccellenza è caratterizzato dai contatti e dalle fonti di informazione dislocate sul territorio; più queste reti di contatto sono estese a livello nazionale e internazionale, più lo spessore dell’agenzia sarà considerevole in quanto sarà in grado di sviluppare indagini ed operazioni di acquisizione di informazioni ovunque in modo rapido, attendibile, e non eccessivamente dispendioso. Scegliere il miglior investigatore privato per le tue esigenze richiede attenzione a diversi criteri fondamentali. Ecco alcuni punti da tenere presente quando valuti i professionisti disponibili: -Esperienza anzianità’ investigatori privati “Autorizzai” e da quanto. -Verificare che un’agenzia Investigativa “AUTORIZZATA” deve avere una sede certificata ed  utenze telefonica fissa.  Una seria agenzia Investigativa indica sul proprio dominio il numero dell’autorizzazione della Prefettura, la partita iva ecc. Ti consigliamo di DIFFIDARE  di coloro che ti fissano un appuntamento alla fermata della metropolitana, al bar o alla stazione Ferroviaria o ti richiedono di inviare soldi su carte  non intestate all’agenzia ecc. DIFFIDARE di coloro che non ti fanno firmare un regolare mandato e non ti consegnano una copia ecc. DFIFFIDATE! DIFFIDATE! SONO DEI TRUFFATORI!!!. Su internet trovate la pubblicità di strane  agenzie investigative  del tipo -servizi