Chi sono gli eredi legittimari? Richiedi una consulenza Agenzia Investigativa IDFOX Milano -Since 1991 – Costi, Prezzi, Tariffe.
Chi sono gli eredi legittimari? Richiedi una consulenza Agenzia Investigativa IDFOX Milano -Since 1991 – Costi, Prezzi, Tariffe. Muore la moglie, lasciando il marito, designato in testamento come erede universale, e tre figli maggiorenni. Quali sono le quote per gli eredi? La legge italiana (cioè l’articolo 536 del Codice civile) stabilisce a favore di alcuni determinati soggetti (chiamati legittimari) il diritto intangibile ad ereditare una quota del patrimonio del defunto (si tratta di una norma inderogabile). I legittimari, sempre ai sensi dell’articolo 536 del Codice civile, sono: * il coniuge superstite; * i figli (e i loro discendenti); * gli ascendenti (i quali però non hanno diritto ad alcuna quota se il defunto lascia dei figli come dispone l’articolo 538 del Codice civile). Nel suo caso specifico, quindi, eredi legittimari della moglie defunta sono il marito e i tre figli. Al marito e ai tre figli spetta, per legge, inderogabilmente una quota del patrimonio del defunto. Secondo quanto dispone l’articolo 542, 2° comma, del Codice civile: * quando i figli sono più di uno, ad essi è complessivamente riservata la metà del patrimonio (da dividersi tra loro in parti uguali), mentre al coniuge spetta un quarto del patrimonio del defunto. Questo vuol dire che nel caso da lei prospettato: * al marito superstite spetta per legge un quarto del patrimonio del defunto; * ai tre figli spetta la metà del patrimonio del defunto da dividersi in parti uguali e, quindi, un sesto per ciascuno; * l’ultimo quarto del patrimonio del defunto costituisce la cosiddetta quota disponibile che il testatore, cioè chi ha scritto il testamento, può liberamente decidere di attribuire a chiunque desideri (nel suo caso, avendo la moglie istituito erede universale il marito, la quota disponibile, cioè un quarto del patrimonio, è devoluta per volontà testamentaria – in mancanza di una diversa volontà espressa nel testamento stesso – al marito e si andrà a sommare alla quota legittima che gli spetta per legge). Riassumendo: * al marito andrà un quarto del patrimonio ereditario (come quota legittima direttamente attribuita dalla legge) a cui, sulla base della ricostruzione della volontà contenuta nel testamento della moglie, si aggiungerà un altro quarto come quota disponibile e quindi, in totale, metà del patrimonio; * ai tre figli spetta per legge metà del patrimonio (come quota legittima direttamente attribuita dalla legge) da dividersi tra loro in parti uguali e, cioè, un sesto ciascuno. Quando un erede legittimario viene totalmente pretermesso (cioè non gli sono attribuite nel testamento le quote di legittima che gli spettano per legge) per recuperare quanto gli è dovuto deve agire con la cosiddetta azione di riduzione (articoli 553 e seguenti del Codice civile) chiedendo all’autorità giudiziaria di reintegrare la quota di legittima che gli spetta (azione che va intrapresa entro dieci anni dalla morte della persona della cui eredità si tratta, ma alla quale l’erede legittimario può rinunciare dopo la morte del parente sulla cui eredità vantava tale diritto).
Cosa succede se dopo il compromesso di vendita l’acquirente si ritira? Richiedi una consulenza Agenzia Investigativa IDFOX Milano -Since 1991 – Costi, Prezzi, Tariffe.
Cosa succede se dopo il compromesso di vendita l’acquirente si ritira? Richiedi una consulenza Agenzia Investigativa IDFOX Milano -Since 1991 – Costi, Prezzi, Tariffe. Cosa può fare il venditore se l’acquirente non vuole firmare l’atto di vendita dinanzi al notaio? Nell’ambito di una vendita immobiliare, la funzione del compromesso è di obbligare la parte venditrice e la parte acquirente a stipulare il contratto di compravendita definitivo dinanzi al notaio. Il compromesso (più propriamente chiamato “contratto preliminare”) non trasferisce la proprietà del bene, ma crea solo un vincolo indissolubile tra le parti al fine di “bloccare l’affare” in attesa che vengano espletate tutte le pratiche per il rogito. Ma che succede se, dopo il compromesso di vendita, l’acquirente si ritira? Cosa può fare il venditore e come può difendere i propri diritti? La legge gli accorda una serie di tutele: spetta solo a lui scegliere per quale di queste optare. Le elencheremo qui di seguito per poi trattarle singolarmente. Indice * L’acquirente può recedere dal compromesso? * Che succede se l’acquirente si tira indietro? * Esecuzione in forma specifica dell’obbligo di contrarre * Trattenere la caparra e sciogliersi dal contratto * Agire in giudizio per la risoluzione del contratto e chiedere il risarcimento * Approfondimenti L’acquirente può recedere dal compromesso? All’acquirente è consentito recedere dal compromesso solo per gravi inadempimenti commessi dal venditore. Ecco alcuni esempi: * scoperta di abuso edilizio non sanabile e di rilevanti dimensioni; * impossibilità di ottenere l’agibilità per l’appartamento; * emissione di un provvedimento di inedificabilità del terreno successiva alla stipula del compromesso; * gravi vizi strutturali che pregiudicano la stabilità dell’immobile o che ne compromettono gravemente il valore; * sopravvenuto provvedimento di esproprio da parte della Pubblica Amministrazione. In tutti gli altri casi, il recesso unilaterale dal compromesso non è consentito a nessuna delle due parti. Se quindi venditore e acquirente non trovano un accordo diverso, la stipula del contratto di compravendita è obbligatoria. Che succede se l’acquirente si tira indietro? Se l’acquirente, in assenza di valido motivo, si tira indietro e non vuol più firmare il contratto di compravendita davanti al notaio, il venditore può optare per una delle seguenti soluzioni: * rivolgersi al giudice per chiedere l’esecuzione forzata dell’obbligo di contrarre; * trattenere la caparra e recedere dal vincolo contrattuale; * agire in giudizio per chiedere la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno. Analizziamo singolarmente i pro e i contro di ciascuna di queste soluzioni. Esecuzione in forma specifica dell’obbligo di contrarre Se il venditore non vuole farsi sfuggire l’affare e intende vendere a tutti i costi l’immobile, può citare in giudizio l’acquirente affinché il giudice trasferisca la proprietà dell’immobile subordinatamente al pagamento del residuo prezzo. Le parti pertanto non avranno bisogno del notaio per l’atto di compravendita, essendo sufficiente la sola sentenza. La proprietà si trasferirà non appena l’acquirente avrà adempiuto alla condanna del giudice di pagare la restante parte del corrispettivo. Nella causa, il venditore potrà anche chiedere il risarcimento del danno per il ritardo e il rimborso delle spese legali. Questa soluzione è conveniente laddove il prezzo pattuito per la compravendita risultava particolarmente vantaggioso o quando il venditore non riesca, nel breve periodo, a trovare altri acquirenti. Trattenere la caparra e sciogliersi dal contratto Il venditore potrebbe anche voler evitare le spese di una causa. A questo punto potrà anche trattenere la caparra che ha incassato con la firma del compromesso e poi cercare un nuovo acquirente. E se la caparra non copre tutti i danni che il venditore ha subito (ad esempio l’aver perso altre occasioni di vendita)? Tutto dipende dal tipo di caparra prevista nel contratto: * se si tratta di caparra confirmatoria, il venditore può trattenere la caparra e agire in giudizio per ottenere il risarcimento dell’ulteriore anno da dimostrare con prove specifiche e certe; * se si tratta di caparra penitenziale, il venditore che decide di trattenere la caparra non può anche chiedere ulteriori risarcimenti. Questa clausola ha l’effetto di prestabilire e limitare il risarcimento. Agire in giudizio per la risoluzione del contratto e chiedere il risarcimento Nel caso in cui il compromesso prevedeva una caparra penitenziale, il venditore può scegliere di rinunciare alla caparra e agire in Tribunale contro l’acquirente per chiedere: * la risoluzione del contratto preliminare: in questo modo il giudice libererà entrambe le parti dal vincolo di sottoscrivere il contratto definitivo; * il risarcimento del danno, da dimostrare in modo puntuale e con prove certe. Questa soluzione risulta essere conveniente laddove la caparra versata dovesse essere una somma inferiore rispetto al danno che il venditore ha subito e può dimostrare. Tuttavia, a tal fine è sempre necessario un apposito giudizio in Tribunale le cui spese legali vanno anticipate dal venditore.
Cos’è l’affectio coniugalis? Matrimonio, separazione, divorzio, addebito e simulazione: definizione di affectio coniugalis.
Cos’è l’affectio coniugalis? Matrimonio, separazione, divorzio, addebito e simulazione: definizione di affectio coniugalis. Il gergo legale, specie quello usato dai giudici, fa spesso ricorso a termini latini: gli antichi brocardi sono a volte la perfetta sintesi di concetti che, nella lingua attuale, vengono espressi con lunghi giri di parole. Uno di questi è, ad esempio, affectio coniugalis, che si sente di frequente quando si trattano questioni legate al matrimonio, alla separazione, all’addebito e al rilascio dei permessi di soggiorno. Ma cos’è l’affectio coniugalis? Si tratta di un termine latino che si traduce letteralmente in “affetto coniugale“. Nell’ambito del diritto di famiglia italiano, questo concetto rappresenta un elemento fondante il matrimonio: ne è la base, pur non essendo espressamente definito dalla legge. Indice * Significato di affectio coniugalis * Importanza dell’affectio coniugalis * Presunzione e crisi coniugale * Difficoltà di valutazione Significato di affectio coniugalis L’affectio coniugalis non è solo amore, ma un intreccio di sentimenti e doveri che legano i coniugi e che li spingono a un sacrificio reciproco in funzione di un obiettivo comune: la famiglia. L’affectio coniugalis racchiude in sé una serie di doveri e diritti reciproci, che scaturiscono dal vincolo matrimoniale. Si tratta di un legame di comunione di vita, materiale e spirituale, basato su: * amore: affetto, sentimento e intimità tra i coniugi; * assistenza morale e materiale: sostegno reciproco, sia a livello emotivo che economico; * fedeltà: esclusività del rapporto sentimentale e sessuale; * collaborazione: cooperazione nella gestione della vita familiare e coniugale. La cooperazione si estrinseca non esclusivamente con l’attività lavorativa ma anche con la cura per il ménage domestico e l’assistenza per i figli; * coabitazione: condivisione della stessa abitazione. Importanza dell’affectio coniugalis L’affectio coniugalis è un elemento essenziale per la sussistenza di un matrimonio valido. La sua presenza è presunta al momento della celebrazione delle nozze, ma può venire meno nel corso del tempo. Difatti, condizione essenziale e determinante per comprendere quando il matrimonio entra in crisi – ed è quindi possibile chiedere la separazione – è proprio il venir meno dell’affectio coniugalis. Nel caso in cui la crisi coniugale e la rottura dell’affectio coniugalis siano imputabili a uno solo dei coniugi, può essere pronunciato l’addebito della separazione a carico del coniuge responsabile. In particolare, quando un comportamento che viola i doveri del matrimonio (ad esempio l’abbandono del tetto familiare) determina la rottura di tale affectio, il coniuge responsabile subisce l’addebito e non può pretendere di conseguenza l’assegno di mantenimento. Viceversa, se dovesse risultare che la comunione morale e materiale tra i coniugi era cessata già prima della condotta colpevole (si pensi a un tradimento consumato quando già il matrimonio è in crisi), non si avrà una pronuncia di addebito. Quindi, il venir meno dell’affectio coniugalis è il discrimine per capire se e quali condotte possono comportare l’addebito nella separazione. Non è tutto. La presenza di una effettiva affectio coniugalis è anche la dimostrazione di un’unione matrimoniale reale e non simulata, come invece spesso succede nel momento in cui uno straniero contrae matrimonio solo per ottenere il permesso di soggiorno. Non è tanto la convivenza tra i coniugi a rilevare in tali casi, ma l’esistenza di un concreto e sincero legame d’amore e di affetto (Cass. sentenza n. 13189/2024). In casi estremi, la mancanza dell’affectio coniugalis sin dall’origine del matrimonio può essere considerata motivo di nullità dello stesso. Presunzione e crisi coniugale All’atto del matrimonio si presume che sussista l’affectio coniugalis. Invece, la crisi coniugale, caratterizzata da una rottura del legame di coppia, determina il venir meno dell’affectio coniugalis e quindi anche di tutti i doveri connessi al matrimonio, quale la coabitazione, la fedeltà e la cooperazione. Difficoltà di valutazione L’affectio coniugalis, essendo un concetto astratto e soprattutto molto intimo, è soggetto a valutazione da parte del giudice in base alle circostanze specifiche di ogni caso. Non esiste un unico elemento che possa dimostrare in modo oggettivo la sua presenza o mancanza.
Fraud & Investigation Analys-Sicurezza e Tutela del Patrimonio Aziendale e analisi, valutazione e indagini antifrode, ’ affidabilità etico reputazionali; Rilevamento delle frodi; Problem solving. Agency IDFOX -Since 1991.
Fraud & Investigation Analys-Sicurezza e Tutela del Patrimonio Aziendale e analisi, valutazione e indagini antifrode, ’ affidabilità etico reputazionali; Rilevamento delle frodi; Problem solving. Agency IDFOX -Since 1991. The Company Operational units dedicated to preventing and fighting insurance fraud in the claims, evidential and commercial areas, are now a reality throughout the insurance sector. The sread of the culture of legality and anti-fraud stimulates companies to adopt targeted operational measures with constant updating of structures and procedures, and with undoubted economic advantages at the level of the company budget.. Preventing or at least reducing fraudulent phenomena consequently leads to giving “value” to anti-fraud activities, also from an economic point of view. In order to achieve this objective, IDFOX Investigazioni- Since 1991- provides its cooperation in order to acquire reliable evidence to fight against insurance fraud in general, as well as to provide comprehensive investigations also in accordance with the insurance guarantees offered on damaged goods or persons. IDFOX Investigazioni-sInce 1991 -, with headquarters in the Milan area, operates nationally; on specific request, we evaluate assignments abroad. The operating activity is carried out in compliance with the laws in force and with the utmost confidentiality; the team is constituted by collaborators of proven experience and professional reliability, able to manage the complexity of the claims that have been reported. The methodology: the adopted assignment management process implements the latest operational research indications. The workflow of the assignment is fully computerised, so as to ensure the full control over the execution status and delivery times. IDFOX Investigazioni carries out investigations to generate proved results with the acquisition of official documentation that can be used in court, even when the investigation takes place abroad. Our professionalism allows us to provide the best results with reduced times and costs and, in any case, agreed upon, evaluating each time the actual needs of the client company. International Investigations IDFOX Investigazioni has been working for more than 30 years in the international context on behalf of insurance companies, financial institutions and banks, carrying out investigations in the field of anti-fraud, risk prevention and assessment, liability and damage evaluation, people search. Thanks to the work carried out in the field over the years, IDFOX Investigazioni has specialised in company “due diligence”, to tracing and risk assessment in contractual matters. In addition, either directly or through its foreign correspondents, IDFOX Investigazioni has always been involved in tracing persons or companies, verifying the authenticity of documents, trafficking in cars, boats and stolen goods, and has specialised in investigations at international land and sea customs, establishing relations with maritime companies and customs police forces. In all the foreign countries where our investigation agency operates, IDFOX Investigazioni has set up its own local offices, establishing effective cooperation with foreign agencies, promoting training to achieve a high standard of investigation, and cooperating with leading law firms and professionals in the sector. Investigation aimed at searching for and detecting information requested by a private citizen, also for the protection of a right in court, which may concern, inter alia, the following areas: -family (foster care and child protection with verification of the suitability of places, persons and circumstances), – matrimonial (collecting evidence of behaviour incompatible with the matrimonial relationship), – assets (verification of living standards),- search for missing persons. Corporate Investigations Investigations requested by the corporate owner, the legal representative, special attorneys delegated for this purpose or public and private legal entities, aimed at resolving the matters relating to their business activities also for the protection of a right in court, which may concern, inter alia: – unfair competition, – protection of scientific and technological assets – illegal actions by the employee, – employee disloyalty, -protection of trademarks and patents, -counterfeiting of products. Private Investigation Milan- Italy IDFOX Investigative Agency, for over 30 years has confirmed itself as a leader in Investigations for Individuals and for Companies in Italy and abroad. Hire a Private Investigator in Milan-Venezia-Torino-Firenze-Roma-Napoli-Cagliari-Palermo. We collaborate companies and individuals to protect their rights and identify the offenses they have suffered, providing a team of highly qualified professionals for all clients who decide to make use of a private investigator. IDFOX Investigation Agency leader in the field of private investigations, has of its offices in the heart of the city of Milan. Expert, Confidential and Certified Investigators. We provide for judicially valid evidence and immediate and free estimate. The authorized activities, with reference to art. 5 par.1 of DM Decree 269/2010, are: * private investigations; * corporate investigations; * commercial investigations; * insurance investigations; * defensive investigation activities; Idfox Agency is an investigative agency authorizedunder Article 134 of the T.U.L.P.S. Government n. 9277/12B15E. Contatti, Contacts Investigations Agency IDFOX SRL www.idfox.it max@idfox.it Contattaci al numero telefonico +3902344223 Sede/uffici: – via Luigi Razza n.4, 20124 – Milano, Italy Siamo – a 30 metri dalla fermata MM3 Repubblica (uscita via Vittor Pisani) – Tram 9, 29/30 – Tram 1, 5 – a 300 mt dalla Stazione Centrale (MM3-GIALLA) (siamo a 100 mt dall’hotel Principe di Savoia, hotel Gallia ed hotel The Westin Palace Milan) RICHIEDI UNA CONSULENZA, ASK FOR A FREE ESTIMATE Contattaci al numero telef. +3902344223 IDFOX Investigation – Services is a Private Investigation firm with a team of experienced, professional Private Investigators in the city of Milan . We have a variety of experience, the skills and resources to conduct confidential Private Investigations in Please provide basic contact information so we may contact you about the case. Our team of Private Investigators in Milan consists of individuals with experience in Private Investigations, Law Enforcement operations and more. 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Agenzia Investigativa a Milano- Investigatore Privato a Milano, Costi, Prezzi, Tariffe e preventivi. L’agenzia investigativa IDFOX Investigazioni dal 1991 accanto hai Milanesi.
Agenzia Investigativa a Milano- Investigatore Privato a Milano, Costi, Prezzi, Tariffe e preventivi. L’agenzia investigativa IDFOX Investigazioni dal 1991 accanto hai Milanesi. Il fondatore, con oltre 30 anni di esperienze investigative maturate nella Polizia di Stato, già diretto collaboratore del Conte Corrado AGUSTA, ex Presidente dell’omonimo Gruppo AGUSTA SpA, è stato inoltre responsabile dei servizi di sicurezza di una multinazionale, nonché presso vari gruppi operanti in svariati settori quale metalmeccanici, chimica, oreficeria, tessile, alta moda, elettronica e grande distribuzione, ha sempre risolto brillantemente ogni problematica investigativa connessa a: infedeltà aziendale, ai beni, marchi e brevetti, concorrenza sleale e alla difesa intellettuale dei progetti, violazione del patto di non concorrenza, protezione know-how e tutela delle persone e della famiglia, nonché referente abituale di imprenditori, manager, multinazionali e studi Legali su tutto il territorio Italiano ed anche Estero. Il team dell’agenzia IDFOX è formato da ex appartenenti alle Forze di Polizia, i quali si avvalgono di mezzi e tecniche sempre all’avanguardia e al passo con le nuove tecnologie, vantando conoscenze approfondite e certificate nel campo dell’intelligence. L’agenzia investigativa IDFOX fornisce documentazioni valide per uso legale, tra le quali: perizie e relazioni tecniche; servizi di osservazione documentati con foto e video. Vi invitiamo a contattarci per una consulenza About us: IDFOX SRL ® Via Luigi Razza, 4 – 20124 Milano Tel. +39 02344223 (r.a.) – www.idfox.it mail: max@idfox.it Investigazioni Private Infedeltà coniugale Separazione e Divorzio Affidamento figli minori Recupero crediti Eredità contesa Tutela persone e beni Sicurezza informatica Indagini informatiche e forensi Investigazioni bancarie Investigazioni Aziendali Permessi ex legge 104/92 Furti ed appropriazioni indebite Recupero crediti Sicurezza informatica Concorrenza sleale Patto di non concorrenza Investigazioni difensive penali Due Diligence Investigazioni Commerciali Risarcimenti danni per sin sinistro stradale, infortuni sul lavoro ecc.
Quando il datore di lavoro può leggere le mail dei dipendenti? A quale condizione il datore di lavoro può effettuare controlli sulle email aziendali e sugli strumenti informatici personali del lavoratore? Investigatore Privato, Costi, Prezzo, Tariffa. Richiedi una consulenza Agenzia Idfox Milano – Since 1991.
Quando il datore di lavoro può leggere le mail dei dipendenti? A quale condizione il datore di lavoro può effettuare controlli sulle email aziendali e sugli strumenti informatici personali del lavoratore? Investigatore Privato, Costi, Prezzo, Tariffa. Richiedi una consulenza Agenzia Idfox Milano – Since 1991. L’accesso del datore alle mail aziendali del dipendente è un tema delicato, regolato dal Jobs Act e dal GDPR per garantire, da un lato, la tutela del patrimonio aziendale e, dall’altro, la privacy dei lavoratori. Recenti sentenze hanno chiarito quando il datore di lavoro può leggere le mail dei dipendenti ed effettuare controlli per elevare contestazioni disciplinari. In questo articolo, vedremo come funzionano i controlli sugli strumenti informatici in uso ai lavoratori, quali sono le condizioni per l’accesso all’account di posta elettronica aziendale dato in uso al dipendente e quali sono le conseguenze di una raccolta di prove avvenuta in modo illecito. Ma procediamo con ordine. Indice * Il datore può accedere alla mail aziendale del dipendente senza motivo? * Quali sono le conseguenze di un accesso illecito alle mail aziendali? * Quali sono le condizioni per il controllo delle mail aziendali? * Cosa dice la giurisprudenza sui controlli delle email aziendali dei dipendenti? * Cosa si intende per controllo ex post? Il datore può accedere alla mail aziendale del dipendente senza motivo? Il datore di lavoro non può accedere alla mail aziendale del dipendente senza un motivo valido. Secondo la giurisprudenza (ad es. Trib. Roma, sent. n. 1870/2024 del 14 febbraio 2024) egli può acquisire informazioni dalle mail aziendali del dipendente solo se vi è un “fondato sospetto” di condotta illecita e unicamente a partire da tale momento. Pertanto sono illeciti: * i controlli a ritroso, ossia eseguiti prima che il sospetto si sia manifestato; * gli accessi esplorativi, indiscriminati e in modalità “random”, fatti al solo scopo di prevenire violazioni disciplinari. Qualsiasi informazione ottenuta in modo illecito non può essere utilizzata in un eventuale giudizio. Quali sono le conseguenze di un accesso illecito alle mail aziendali? Se un datore di lavoro accede illecitamente alle mail aziendali di un dipendente, violando il GDPR (il regolamento europeo sulla privacy), le informazioni così acquisite non fanno prova. Sicché, semmai il dipendente dovesse contestare la sanzione disciplinare – come nel caso di un licenziamento motivato proprio sulla base delle informazioni acquisite tramite l’accesso all’email aziendale – la sanzione stessa deve essere annullata. Quali sono le condizioni per il controllo delle mail aziendali? Sicuramente il datore di lavoro non può controllare gli strumenti informatici personali dei dipendenti, come tablet e smartphone. Le verifiche a distanza possono riguardare solo il materiale fornito dall’azienda stessa. Con riferimento a tali dotazioni, il datore di lavoro non necessita della preventiva autorizzazione dei sindacati per controllare le mail aziendali, ma deve informare preventivamente i dipendenti della possibilità di tali controlli. Tuttavia, come detto sopra, il controllo e la raccolta delle prove possono avvenire solo dal momento in cui si sono manifestati indizi concreti di illeciti disciplinari. Questo significa che il datore può utilizzare strumenti tecnologici per accertare condotte illecite solo quando ci sono prove sufficienti che giustifichino tale ingerenza sulla privacy. È sempre il Tribunale di Roma, in un altro precedente (sent. del 13.06.2018) a indicare quali sono le condizioni per il controllo delle email aziendali. Secondo i giudici della capitale, contemperando l’interesse al controllo e la protezione della dignità e riservatezza dei lavoratori, il dipendente può essere controllato con mezzi a distanza, ma solo se sussistono tutti i seguenti presupposti: * il datore deve aver previamente informato il lavoratore che l’impianto è stato installato, e che vi si potranno esperire controlli; * il controllo deve essere effettuato in conformità al Codice della privacy. Tali regole valgono sempre, alla sola condizione che si tratti di strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. Ne consegue che sia la posta elettronica che il software PRS rientrano in tale categoria, trattandosi di strumenti che, pur non avendo finalità di controllo (ma lavorative) consentono il controllo “a distanza” dell’operato del lavoratore. Cosa dice la giurisprudenza sui controlli delle email aziendali dei dipendenti? La pronuncia del Tribunale di Roma sopra citata riporta le seguenti istruzioni: «La legittimità dei controlli cosiddetti “difensivi” presuppone il “fondato sospetto” del datore di lavoro circa comportamenti illeciti di uno o più lavoratori. Ne consegue che il datore di lavoro non è abilitato ad eseguire tali controlli in funzione esplorativa e risulta autorizzato a raccogliere informazioni solo successivamente all’insorgere del “fondato sospetto”, sicché sono utilizzabili ai fini disciplinari unicamente le notizie successive al legittimo controllo». Cosa si intende per controllo ex post? Il controllo ex post si riferisce alla raccolta di informazioni a partire dal momento in cui si manifestano gli indizi circa il comportamento illecito del dipendente. Non è necessario che il datore raggiunga la “prova certa” (diversamente non avrebbe ragione di dover cercare ulteriori conferme nelle mail). I giudici parlano di sospetto – e non qualsiasi tipo di sospetto, ma uno “fondato” – proprio per consentire al datore di integrare gli indizi che ha già raccolto con una prova utilizzabile in giudizio. In questo modo viene garantito un corretto bilanciamento tra le esigenze di protezione di interessi e beni aziendali, correlate alla libertà di iniziativa economica, rispetto alle imprescindibili tutele della dignità e della riservatezza del dipendente. Se il datore contesta al lavoratore fatti precedenti alla segnalazione e agli accertamenti, tali prove non possono essere utilizzate a fini disciplinari. L’accesso a informazioni antecedenti, senza autorizzazione, è considerato illecito e in contrasto con il GDPR.
Concorrenza Sleale in Azienda – malattia – violazione Legge 104, Assenteismo . socio, dipendente, competitors. Cos’è la concorrenza sleale e come difendersi e quanto costa svolgere delle indagini per concorrenza sleale? Richiedi una consulenza Agenzia Idfox Milano – Since 1991.
Concorrenza Sleale in Azienda – malattia – violazione Legge 104, Assenteismo . socio, dipendente, competitors. Cos’è la concorrenza sleale e come difendersi e quanto costa svolgere delle indagini per concorrenza sleale? Richiedi una consulenza Agenzia Idfox Milano – Since 1991. Indagini contraffazione marchi e violazione brevetti, copyright e diritto d’autore. Chiama. L’Agenzia Investigativa IDFOX Investigazioni- Specializzata indagini concorrenza sleale per compimento di atti “non conformi ai principi della correttezza professionale e idonei a danneggiare l’altrui azienda”, .. Concorrenza sleale: danno all’immagine liquidato secondo … Concorrenza sleale: danno all’immagine liquidato secondo equità Il lucro cessante derivante dalla contrazione del fatturato può essere determinato in base all’analisi dei bilanci (Cass. civ., ordinanza n. 36138/2022) Si applica il criterio equitativo per la liquidazione dei danni derivanti da atti di concorrenza sleale. Il lucro cessante derivante dalla contrazione del fatturato per effetto della concorrenza sleale può essere determinato in base all’analisi dei bilanci. Questo è quanto emerge dall’ordinanza 12 dicembre 2022, n. 36138 (testo in calce) della Prima Sezione Civile. Il caso vedeva una azienda svolgente attività di produzione e distribuzione di marmi anticati, convenire in giudizio, con azione di concorrenza sleale, un’altra impresa responsabile di atti di concorrenza sleale attuata mediante contraffazione del marchio e manipolazione di materiale promozionale. Il danneggiato chiedeva il risarcimento dei danni parametrati ai costi promozionali, alle mancate vendite sul territorio comunale e alla lesione della propria immagine commerciale. Il danno all’immagine commerciale è una tipica conseguenza dannose dell’attività concorrenziale illecita siccome connotata dalla contraffazione del marchio e dalla conseguente parassitaria commercializzazione dei prodotti a prezzi inferiori. Il Collegio conferma che la ricostruzione dell’immagine commerciale è, in casi simili, devoluta anche alle autonome misure sanzionatorie, oltre che risarcitorie, del tipo di quelle delineate dall’art. 2600 c.c. Ma resta il fatto, secondo i giudici, che con tali misure può concorrere anche e proprio la misura riparatoria del danno numerario, ove tale danno sia già occorso all’immagine del titolare del marchio. Che, anzi, in tema di lesione del diritto all’immagine e alla reputazione, la quantificata entità del corrispondente danno risarcibile non può essere neppure automaticamente ridotta per effetto della pubblicazione della sentenza su un quotidiano, costituendo tale misura l’oggetto di un potere discrezionale del giudice, e quindi una sanzione autonoma che, grazie alla conoscenza da parte della collettività della reintegrazione del diritto offeso, assolve alla funzione riparatoria in via preventiva rispetto all’ulteriore propagazione degli effetti dannosi dell’illecito, diversamente dal risarcimento del danno per equivalente che mira al ristoro di un pregiudizio già verificatosi (Cass. civ., Sez. I, n. 11362/2022). Il risarcimento di tale tipo di danno, stante la difficoltà di determinazione, resta legittimamente definito mediante la liquidazione equitativa. Una volta dimostrata l’esistenza del danno derivato dagli atti di concorrenza sleale è consentito al giudice l’utilizzo del criterio equitativo per la relativa liquidazione (Cass. civ., Sez. VI-1, n. 30214/2017). La concorrenza sleale indica, in ambito economico-produttivo, l’utilizzo di tecniche, pratiche, comportamenti, mezzi illeciti e scorretti per ottenere un vantaggio sui competitori o per arrecare loro un danno. * 1 Esempi di concorrenza sleale o 1.1 Dumping * 2 In Italia o 2.1 Concorrenza sleale nei settori di recente liberalizzazione o 2.2 Il risarcimento del danno da concorrenza sleale o 2.3 Il danno emergente o 2.4 Il lucro cessante o 2.5 Concorrenza sleale confusoria o 2.6 La quantificazione del danno da concorrenza sleale * 3 Voci correlate Esempi di concorrenza sleale Esempi di concorrenza sleale sono l’utilizzo di nomi o marchi che ricordino quelli di altre aziende (fino ad arrivare alla contraffazione) o la diffusione di informazioni che gettino discredito sulle attività dei concorrenti. Dumping Lo stesso argomento in dettaglio: Dumping. Un tipico esempio di concorrenza sleale è quello del dumping. Ad esempio casi frequenti di concorrenza sleale avvengono nel mondo delle professioni (avvocati, ingegneri, etc.) quando non viene rispettato il tariffario minimo imposto dall’ordine per una data prestazione. In Italia Concorrenza sleale nei settori di recente liberalizzazione Altro esempio di concorrenza sleale è presente nei settori liberalizzati nell’ultimo decennio (come le telecomunicazioni, l’energia e il gas): sono frequenti pratiche di sconti e abbuoni fuori listino ai clienti che hanno fatto richiesta per il passaggio ad un altro fornitore di servizi. Il Codice civile impone parità di trattamento ai clienti per le sole società pubbliche. Dopo la privatizzazione, l’ufficio marketing ha piena discrezionalità nel proporre al cliente offerte mirate e personalizzate, con una forma di marketing one-to-one che è considerato la frontiera delle tecniche attuali di promozione del prodotto. Un’offerta diversificata per ogni persona consente di raggiungere la piena soddisfazione del cliente che è obiettivo dichiarato della strategia di molte imprese. Dal lato dell’azienda, consente di massimizzare i profitti, fatturando per ogni cliente il massimo che questi è disposto a pagare per il servizio. Il risarcimento del danno da concorrenza sleale L’art. 2600 del Codice civile italiano impone il risarcimento del danno per gli atti di concorrenza sleale compiuti con dolo o colpa. Tali atti sono identificati dall’art. 2598 cod. civ. Il danno da concorrenza sleale non è solo la sottrazione di clientela, ma anche gli atti di denigrazione che si traducono in nocumento all’immagine e dunque in una diminuzione di vendita dei prodotti. La giurisprudenza dell’ultimo decennio si è espressa esclusivamente a favore del risarcimento per equivalente, nelle sue componenti del danno emergente e del lucro cessante. Il danno emergente Il danno emergente viene individuato per lo più nelle spese sostenute per acquisire le prove della concorrenza sleale, nonché per bloccarla e diminuirne gli effetti, ma anche nel pregiudizio patrimoniale conseguente all’acquisizione ed allo sfruttamento parassitario delle informazioni e delle tecniche acquisite da un’impresa in anni di ricerche e studi. Vi è quindi anche un aspetto riguardante il cd. danno morale, determinato dalla brusca frustrazione delle aspettative di successo della società. Ove il danno emergente non possa essere individuato nel suo esatto ammontare, potrà farsi ricorso alla cd. liquidazione equitativa, ma occorre comunque almeno un principio di prova del danno. Il lucro cessante Il lucro cessante viene di solito individuato nella sottrazione
Incidente in un parcheggio privato-Richiedi una consulenza Agenzia Idfox Milano – Since 1991. L’assicurazione copre in caso di tamponamento, scontro o incidente in una strada privata? Come si stabilisce la colpa?
Incidente in un parcheggio privato-Richiedi una consulenza Agenzia Idfox Milano – Since 1991. L’assicurazione copre in caso di tamponamento, scontro o incidente in una strada privata? Come si stabilisce la colpa? In caso di incidente in un parcheggio privato sorgono spesso numerose domande: in assenza di segnaletica, come si fa a stabilire chi ha ragione e chi ha torto? In questi casi paga l’assicurazione? Come si fa la denuncia di sinistro, entro quanto tempo e a quale compagnia bisogna rivolgersi? Cerchiamo di fare il punto della situazione, alla luce delle novità introdotte dal D.Lgs. n. 184/2023. Indice * Incidente d’auto in parcheggio privato: l’assicurazione copre? * Come si fa a stabilire in un parcheggio privato chi ha ragione e chi ha torto? * Entro quanto tempo fare la denuncia di sinistro? * Entro quanto tempo il risarcimento? Incidente d’auto in parcheggio privato: l’assicurazione copre? A seguito della riforma della legge sulle assicurazioni private, i veicoli a motore devono essere muniti di copertura assicurativa Rc-auto anche quando sono fermi in aree private, benché chiuse al traffico. Questo significa, tanto per fare un esempio comune, che chi lascia la macchina nel cortile del condominio, delimitato da una sbarra, deve comunque essere in regola con l’assicurazione. Ne deriva che in caso di incidente in un parcheggio privato, la compagnia assicuratrice è tenuta a risarcire il danno al conducente non responsabile: sia il danno fisico che quello al veicolo. Il danneggiato può avvalersi della procedura dell’indennizzo diretto, potendo pertanto rivolgere la domanda risarcitoria alla propria compagnia. Chiaramente dovrà dimostrare la dinamica del sinistro, anche attraverso foto o testimoni. Se il responsabile non è assicurato, il danno è coperto dal Fondo di Garanzia Vittime della Strada. Come si fa a stabilire in un parcheggio privato chi ha ragione e chi ha torto? Secondo la Cassazione, anche in assenza di segnaletica stradale – come spesso succede nei parcheggi dei supermercati – i conducenti devono sempre rispettare le comuni regole del Codice: dare la precedenza a chi viene da destra o ai pedoni che attraversano la strada, guidare con prudenza, guardare la sede stradale con scrupolo e attenzione prima di uscire da un parcheggio, ecc. In assenza di prove che definiscano nettamente la responsabilità di uno dei due conducenti, si applica la “presunzione di responsabilità al 50%”, ossia il famoso concorso di colpa imposto dall’articolo 2054 del Codice civile. Entro quanto tempo fare la denuncia di sinistro? La denuncia di sinistro alla propria compagnia va fatta entro 3 giorni. La violazione di tale termine non comporta la perdita del risarcimento, a meno che non vi sia stata una condotta dolosa del conducente rivolta a danneggiare la compagnia. Se le parti si mettono d’accordo possono redigere il CID, il modulo di constatazione amichevole, che farà fede tuttavia solo tra le stesse, non vincolando né l’assicurazione, né il giudice. In altri termini, nulla esclude che la compagnia possa disconoscere la dinamica descritta dal CID. In assenza di sottoscrizione del CID, ciascun assicurato procederà alla denuncia alla propria compagnia riportando la versione dei fatti a suo parere più corretta. Entro quanto tempo il risarcimento? In presenza di CID, il risarcimento del danno al veicolo deve avvenire entro 30 giorni, mentre quello per i danni fisici entro 45. In assenza di CID, i tempi si raddoppiano: 60 giorni per i danni al veicolo e 90 per quelli alle persone. I passeggeri (terzi trasportati) sono risarciti subito, indipendentemente dal fatto che si trovassero nell’auto del responsabile o meno.
Investigatore Privato, Costi, Prezzo, Tariffa. Richiedi una consulenza Agenzia Idfox Milano – Since 1991. Investigazioni Private, Investigatore Privato, Agenzia Investigativa, Indagini Aziendali, Indagini Penali, Informazioni commerciali, Recupero crediti. Agata Christie è un’agenzia storica con sede in Milano ed operativa in tutta Italia ed Estero. Richiedi un preventivo
Investigatore Privato, Costi, Prezzo, Tariffa. Richiedi una consulenza Agenzia Idfox Milano – Since 1991. Investigazioni Private, Investigatore Privato, Agenzia Investigativa, Indagini Aziendali, Indagini Penali, Informazioni commerciali, Recupero crediti. Agata Christie è un’agenzia storica con sede in Milano ed operativa in tutta Italia ed Estero. Richiedi un preventivo L’agenzia Agata Christie pone in campo una esperienza ultratrentennale nel settore delle investigazioni e utilizza tutte le opportune tecniche nell’attività di intelligence, ricercando mezzi e sistemi sempre all’avanguardia, avvalendosi, nello specifico, di esperti del settore di provata affidabilità e concreta maturata esperienza professionale, con studi strategici finalizzati al raggiungimento dell’obiettivo. La nostra agenzia investigativa, attraverso la ricerca approfondita di fonti di prova e/o elementi di verità, rappresenta uno strumento essenziale, strategico e concreto per la tutela della libertà del cittadino e per la raccolta di materiale giuridicamente valido da rappresentare in sede di giudizio. L’agenzia investigativa Agata Christie opera da oltre 30 anni, raggiungendo i più elevati standard qualitativi, ottenendo prove concrete, avvalendosi di investigatori privati di provata esperienza e riservatezza. Se un dubbio vi attanaglia e per qualsiasi informazione per risolvere i vostri problemi personali e professionali su investigazioni private, investigazioni aziendali, investigazioni tecniche scientifiche, investigazioni finanziare e commerciali, non esitate a mettervi in contatto con noi per richiedere un preventivo gratuito
Con un’eredità l’ex moglie perde il mantenimento? Richiedi una consulenza Agenzia Idfox Milano – Since 1991. Assegno divorzile: l’eredità non basta per la revoca se l’ex coniuge non è autosufficiente economicamente.
Con un’eredità l’ex moglie perde il mantenimento? Richiedi una consulenza Agenzia Idfox Milano – Since 1991. Assegno divorzile: l’eredità non basta per la revoca se l’ex coniuge non è autosufficiente economicamente. Se una donna che percepisce l’assegno di divorzio dall’ex marito dovesse ricevere un’eredità da un familiare deceduto e, grazie a ciò, acquisisse un patrimonio considerevole, potrebbe perdere il diritto all’assegno stesso? A porsi questa domanda sono molti uomini, costretti talvolta ad attendere il decesso degli ex suoceri per liberarsi dall’obbligo del versamento degli alimenti. A spiegare se con un’eredità l’ex moglie perde il mantenimento è stata più volte la Cassazione. Vediamo, alla luce di tali pronunce, come incide l’accettazione dell’eredità sulle dinamiche familiari e cosa deve fare il marito per chiedere al giudice l’annullamento o la revisione dell’assegno divorzile. Indice * L’accettazione dell’eredità influisce sull’assegno di divorzio? * Cosa dice la Cassazione sulla revoca del mantenimento all’ex moglie che accetta l’eredità? * Che succede se l’ex coniuge rinuncia all’eredità? * Come annullare il mantenimento se l’ex moglie eredita? L’accettazione dell’eredità influisce sull’assegno di divorzio? Secondo la Cassazione, che sul punto si è espressa con ordinanza n. 13192 del 14 maggio 2024, la revisione dell’assegno divorzile richiede la presenza di giustificati motivi sopravvenuti rispetto al momento in cui l’assegno stesso fu quantificato dal giudice. Quest’ultimo, dinanzi alla richiesta di revoca o riduzione dell’assegno, deve verificare se vi sia una effettiva e significativa modifica delle condizioni economiche di almeno uno degli ex coniugi. Dovrà, a tal fine, effettuare una valutazione comparativa delle rispettive situazioni “reddituali” e “patrimoniali”. Quanto alle condizioni reddituali vanno tenuti in considerazione tutti i mutamenti sui flussi di denaro periodicamente percepiti, come stipendi, pensioni, canoni di locazione. Con riguardo invece alle condizioni patrimoniali sono rilevanti l’acquisizione di quote in immobili o partecipazioni in società, investimenti, ecc. Sicuramente, l’accettazione di un’eredità determina un mutamento nel patrimonio dell’erede. Ma affinché tale mutamento possa giustificare la revoca o la riduzione dell’assegno divorzile è indispensabile accertare con rigore quanto questo possa effettivamente incidere sull’autonomia economica del beneficiario. E tale valutazione spetta al giudice. Poiché scopo dell’assegno divorzile non è equiparare la situazione reddituale tra i due ex coniugi ma garantire a quello meno abbiente l’autosufficienza economica, se tale risultato viene raggiunto grazie all’eredità, il Tribunale può revocare l’assegno a carico dell’ex. Cosa dice la Cassazione sulla revoca del mantenimento all’ex moglie che accetta l’eredità? Il principio che abbiamo appena spiegato è stato ribadito dalla Suprema Corte in diverse occasioni. L’ordinanza n. 6889/2023 ha chiarito che la revisione dell’assegno di divorzio può avvenire se le condizioni economiche degli ex coniugi subiscono una modifica significativa. Il giudice dovrà rivalutare il diritto alla contribuzione o l’entità dell’assegno in base ai principi giurisprudenziali attuali. Una circostanza che può giustificare una richiesta di revoca o riduzione dell’assegno è tipicamente costituita dall’acquisizione di un’eredità cospicua. In questo caso, non è determinante il fatto che permanga una disparità economica tra gli ex coniugi poiché ciò che conta è il raggiungimento dell’autonomia. In ultimo, citiamo l’ordinanza n. 506/2020 con cui la Corte ha sottolineato che, ai fini della revoca dell’assegno divorzile non è sufficiente l’aumento del patrimonio a seguito dell’eredità ricevuta se l’ex moglie non può in ogni caso considerarsi autosufficiente economicamente. L’eredità ricevuta dall’ex coniuge, beneficiario dell’assegno, di per sé è idonea a incidere sul suddetto diritto solo nella misura comporti un significativo mutamento in positivo della situazione economica della beneficiaria. Che succede se l’ex coniuge rinuncia all’eredità? Nella pronuncia n. 11787/2021, la Cassazione ha revocato l’assegno di mantenimento a una donna che aveva rinunciato all’eredità materna. Lo aveva fatto poiché, probabilmente, temeva di perdere l’assegno divorzile. Senonché, secondo la Corte, proprio un comportamento del genere – in quanto contraddittorio in una persona bisognosa – potrebbe essere la prova di un miglioramento della condizione economica e patrimoniale del rinunciatario, tale da giustificare la revisione delle condizioni di divorzio. Senza contare che il marito potrebbe impugnare la rinuncia all’eredità, sostituendosi al volere dell’ex moglie se dimostra che l’acquisizione della qualifica di erede non comporta per quest’ultima alcun pregiudizio (ad esempio per la presenza di debiti nel patrimonio del de cuius). Come annullare il mantenimento se l’ex moglie eredita? Il marito che sappia del miglioramento delle condizioni dell’ex moglie a seguito di accettazione dell’eredità, non può autonomamente sospendere o autoridurre l’importo dell’assegno. Deve prima promuovere un giudizio di revisione dinanzi al Tribunale. Solo il giudice, infatti, può revocare il proprio precedente provvedimento.